Toyo Ito a Taiwan: primo stadio al mondo in grado di produrre autonomamente l'energia per funzionare
Sorge nel 2009 a Taiwan il primo stadio al mondo in grado di produrre autonomamente l'energia per funzionare autonomamente. Il progetto è stato firmato da Toyo Ito , celebre architetto nipponico.

(1_Stadio di Taiwan)
Dopo due anni di lavori, lo stadio è stato inaugurato con il nome di Kaoshiung in occasione del XI World Game, un grande evento sportivo con il patrocinio dal Comitato Olimpico Internazionale, durante il quale si affrontano atleti provenienti da tutto il mondo in discipline non facenti parte del programma olimpico in quanto il comitato non ne riconosce la valenza pur essendo ugualmente conosciuti, come biliardo, korball, tiro alla fune femminile, competizioni varie su barche, free climping, paracadutismo o lotta di sumo. Oggi, invece, ospita le partite della Nazionale di calcio di Tapei Cinese.
La ricchezza e l'assoluta particolarità di questa immensa struttura è che essa è stata costruita quasi interamente con materiali riciclabili e produce energia per mezzo di pannelli solari fotovoltaici.

(2_Stadio di Taiwan)
La struttura di base comprende un telaio in acciaio rinforzato con tiranti per rispettare le norme e procedure statiche, il tutto lasciato a cielo aperto. La struttura è stata in seguito ricoperta di mattoni, questa volta di materiali plastici e riciclabili o naturali, come il poliuretano termoplastico (TPU), la pula di riso riciclata o ancora il polietilene tereftalato, il classico PET delle bottiglie di plastica. Queste resine, sono generalmente impiegate nella produzione di oggetti, ma in questa combinazione e attraverso l'impiego strutturale dell'impalcato di sostegno, si dimostrano come un'ottima soluzione anche nell'impiego architettonico. La particolarità ancora più avvincente è l'uso dei pannelli.

(3_Stadio di Taiwan)
Sull'intero anello che circonda le tribune è stato installato un numero altissimo di pannelli fotovoltaici, pari a 8.844, che producono energia sufficiente ad illuminare i due mega-schermi interni e le oltre 3.300 lampadine. In questo modo, si può dire che lo stadio si autoalimenta energicamente. Ma non finisce qui, perché l'energia che lo stadio riesce a produrre va ben oltre il proprio fabbisogno interno e, per questo motivo e grande motivo di vanto, il Governo di Taiwan riesce a vendere oltre 1.14 milioni di KWh. Durante il collaudo, sono stati necessari solamente 6 minuti per accendere tutte lampade e non ci sono stati problemi di sorta. I dati non mentono sull'effettiva produzione dello stadio e tutta la questione ha un importantissimo impatto mondiale, perché si raggiunge un risparmio di circa 660 tonnellate di anidride carbonica all'anno. A stadio inutilizzato, inoltre, la produzione e l'immagazzinamento dell'energia solare accumulata viene sfruttata per alimentare ben l'80% del fabbisogno energetico tutta la zona limitrofa alla struttura.

(4_Stadio di Taiwan)
Lo stadio Kaoshiung può ospitare 55.000 spettatori ed è circondato da 19 ettari di spazio aperto. Lo stadio comprende in questa zona anche delle meta-aree della grandezza di oltre 7 ettari, circondate da attività pubbliche e comuni, nelle quali si possono trovare stagni, piste ciclabili o parchi gioco per bambini. Non a caso, la città di Taiwan si rivela e conferma uno dei principali paesi al mondo all'avanguardia per lo studio, la sperimentazione e l'utilizzo della tecnologia LED.
Infine, ma non in importanza, la questione formale dello stadio. Toyo Ito e il suo staff, nella fase di concept progettuale, ha voluto dare un'impronta caratteristica all'edificio sia per fare omaggio al territorio sia per discostarsi dal comune panorama delle configurazioni sportive. Lo stadio ha, infatti, una forma circolare che non va a chiudersi ma lascia uno dei due capi proseguire oltre la circonferenza fino a svanire nella terra, diminuendo la sua altezza. Questo espediente voleva simulare la figura di un drago che corre in circolo e scompare poi nella terra. L'immagine risulta perfettamente riuscita produce un grande senso di appartenenza alle tradizioni culturali della nazione.











