Rapporto Germanwatch 2015, la classifica su emissioni e clima

Crescono le rinnovabili nel mondo, ma la strada da percorrere sul fronte della riduzione delle emissioni di CO2 è ancora lunga. E' questo, a grandi linee, il quadro emerso dal report "Germanwatch 2015", presentato in occasione della Conferenza per il clima di Lima. Il documento analizza i risultati ottenuti nella riduzione delle emissioni di gas serra da parte di 58 paesi, responsabili insieme del 90% delle emissioni globali. Il Climate Change Performance Index (CCPI) elaborato dal rapporto è costituito per il 60% dalle emissioni del paese preso in esame (30% il livello di emissioni annue e 30% il trend delle emissioni nel corso degli anni), per il 20% dallo sviluppo delle rinnovabili e dell'efficienza energetica, e per il restante 20% dalla politica climatica nazionale e internazionale.

I primi dieci posti della classifica stilata dal rapporto sono occupati da paesi europei, con l'eccezione del Marocco, che conferma gli ottimi risultati raggiunti già nel 2014. A guidare la classifica ci sono la Danimarca e la Svezia, in  e 5° posizione, seguite da Regno Unito, Portogallo e Cipro. L'Italia occupa il 17° posto, scalando una posizione rispetto all'anno scorso, mentre la Germania si posiziona 22° (penalizzata dal ricorso al carbone nella produzione energetica), stabile rispetto al 2014. Male Stati Uniti e Cina - nonostante l'accordo sulla riduzione delle emissioni di gas serra raggiunto poche settimane fa -, relegate rispettivamente al 44° e 45° posto della graduatoria. Nessun paese, tuttavia, è riuscito a ridurre in modo deciso le emissioni di gas serra, tanto che le prime tre posizioni della classifica non sono state attribuite.    

Nella classifica stilata dal rapporto Germanwatch i primi dieci posti - ad eccezione del Marocco, in ottava posizione - sono occupati da paesi europei, con Danimarca e Svezia in testa

(Nella classifica stilata dal rapporto "Germanwatch 2015" i primi dieci posti - ad eccezione del Marocco - sono occupati da paesi europei, con Danimarca e Svezia in testa)

Tra gli aspetti positivi emersi dal rapporto, si segnala l'avanzata delle energie rinnovabili in quasi tutti i paesi presi in esame: in 51 paesi - sottolinea il documento - la crescita percentuale delle rinnovabili ha superato il 10%. Negli ultimi cinque anni inoltre si è assistito a un rallentamento del tasso di crescita globale delle emissioni di CO2, e a un disaccoppiamento delle emissioni rispetto alla crescita del PIL.

La sezione del report dedicata all'Italia, stilata da Legambiente, sottolinea i ritardi del nostro paese sul fronte della politica nazionale sul clima. Se infatti la crisi economica ha contribuito in modo determinante a una riduzione delle emissioni - responsabile in larga parte della diciasettesima piazza raggiunta nella graduatoria - , l'Italia si posiziona al 58° posto nella classifica relativa alle politiche climatiche dei singoli paesi. Tale ritardo, d'altronde, trova conferma nel rapporto sull'attuazione del pacchetto clima-energia 2020 recentemente pubblicato dall'Agenzia Europea per l'ambiente, che ha sottolineato come il nostro paese non sarà in grado di rispettare l'obiettivo di riduzione delle emissioni nei settori non-ETS del 13% rispetto al 2005 senza il sostegno di nuove misure aggiuntive. 

 

AutoreDott. Andrea D'Ammando


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