Passi in avanti nel riciclo delle plastica: depolimerizzazione in sole 48 ore
La plastica nel nostro tempo è uno dei materiali più comunemente usati in molteplici applicazioni e, purtroppo, è anche quello che risulta essere il più problematico da smaltire. I materiali plastici che ogni giorno utilizziamo, anche se spesso sembrano molto simili o più semplicemente non ci facciamo caso, sono in realtà materiali diversi come: PE, polietilene: sacchetti, flaconi per detergenti, giocattoli, pellicole e altri imballi; PS, polistirene (polistirolo): vaschette per alimenti, posate, piatti, bicchieri; PET, polietilentereftalato: bottiglie per bevande, fibre sintetiche, nastri per cassette; PP, polipropilene, con usi diversissimi: oggetti per l'arredamento, contenitori per alimenti, flaconi per detersivi e detergenti, moquette, mobili da giardino; PVC, cloruro di polivinile: vaschette per le uova, film, tubi; è anche nelle porte, nelle finestre, nelle piastrelle; PLA, bioplastica biobased e biodegradabile utilizzata nella produzione di imballaggi, catering e altri articoli, anche semidurevoli.
(Un sito di stoccaggio dei materiali in plastica)
In ottemperanza alla Norma Europea En 13432 la bioplastica è un tipo di plastica biodegradabile derivante da materie prime vegetali. Il tempo di decomposizione dura qualche mese contro i 1000 anni richiesti dalle materie plastiche sintetiche derivanti dal petrolio. Le bioplastiche attualmente sul mercato sono composte principalmente da farina o amido di mais, grano o altri cereali. In oltre questo materiale, se disperso nell'ambiente, non provoca problemi all'ecosistema ma, anzi, una volta decomposto svolge una funzione fertilizzante per il terreno.
Un problema da non sottovalutare, però, consiste nel fatto che una grande parte dei cittadini non conosce le differenze dei vari polimeri ed in questo caso specifico, se il materiale PLA ottenuto grazie alla polimerizzazione dell'acido lattico ottenuto dagli organismi vegetali, viene scartato insieme ai multimateriali (vetro plastica e metallo), questo comporta una contaminazione organica degli altri materiali e ne rende difficile il riciclo. Inoltre molti degli oggetti composti in PLA, per scelta aziendale, vengono quasi totalmente ricoperti di etichette composte di PVC o altri polimeri, le quali impediscono il riconoscimento della plastica di cui è composto l'ogetto (molto spesso un recipiente) e di conseguenza i diversi tipi di polimeri vengono convogliati in un unico punto di raccolta complicando, ancor di più, il processo di riciclo.
(Una foca che nuotando ha incontrato i molti residui plastici presenti nel mare)
MA L'ATTENZIONE VERSO IL PROBLEMA DEL RICICLO DEI MATERIALI PLASTICI HA PORTATO AD UNA PROBABILE SOLUZIONE...
La società Carbios, fondata nel 2011 in Francia, e più precisamente a Clermont-Ferrand, è specializzata nella chimica e nello sviluppo di tecnologie dedicate al recupero di rifiuti plastici e produzione di biopolimeri. L'etica della società, si legge sul proprio sito ufficiale, è:"Una creazione di valore industriale basato sulla padronanza dei tre driver principali prestazioni : tecnica , la competitività e l'ambiente".
Grazie ai risultati degli studi di un team dell'Istituto Nazionale di Ricerca sull' Agricoltura (INRA), i quali avevano come scopo la scoperta di nuove tecniche per la depolimerizzazione di poliesteri, ed i finanziamenti provenienti dalla società di private equity "Truffle Capitalla", Carbios ha annunciato di essere in grado, in sole 48 ore, di depolimerizzare il 90% di rifiuti a base di acido polilattico (PLA), grazie ad un innovativo processo enzimatico.
Gli enzimi, comunica la Carbios, sono stati testati ed hanno una resa qualitativa e quantitativa molto soddisfacente, la quale si avvicina a quella di cui avrebbe bisogno un impianto industriale che si occupa di smaltimento di rifiuti plastici. Per il momento è in atto lo sviluppo di un impianto pilota e contemporaneamente sono iniziati gli studi finalizzati alla scoperta di altre tecnicheche possano consentire la depolimerizzazione dei materiali in PTT e PET.

