Napoli, le solfatare e il batterio che estrae energia dalla CO2
Napoli e la Campania sono note per molte meraviglie: naturali, architettoniche, archeologiche, culinarie. Uno di punti di forza di questa terra è, dunque, quello di fare tesoro dei propri doni, curarli e trasformarli in una fonte di crescita nel pieno rispetto della società e dell'ambiente. In una nuova Campania sempre più allineata con i trend europei e, dunque, verso uno sviluppo ecosostenibile, le risorse naturali possono rappresentare un punto di forza, permettendo la liberazione dalla schiavitù dai combustibili fossili. Tra queste risorse, rientrano sicuramente le solfatare.

(Per Napoli e la Campania, le sue risorse naturali possono rappresentare un ottimo trampolino di lancio per una crescita sempre più ecosostenibile)
Ma cosa sono esattamente le solfatare? Le solfatare sono degli antichi crateri vulcanici ancora attivi, situati nella zona dei Campi Flegrei (a nord-ovest della città di Napoli), ma in stato quiescente da almeno due millenni. La loro attività "si riduce", infatti, a fumarole di anidride solforosa e a getti di fango bollente, il che permette di mantenere costante la pressione dei gas sotterranei. A chiunque vada a visitarle, è possibile notare delle striature più scure lungo la superficie del fango. Queste sono date dalla presenza di colonie di archeobatteri, noti come Sulfolobus solfataricus, la cui caratteristica principale è quella di vivere a temperature molto elevate, dell'ordine di 80o C.
Arriviamo, così, ai recentissimi studi dell'Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Icb-Cnr) di Pozzuoli, i cui primi risultati sono stati pubblicati lo scorso marzo sull'International Journal of Hydrogen Energy (e sono ora in fase di pubblicazione anche per la rivista ChemSusChem).

(Le solfatare sono antichi crateri vulcanici, la cui attività consiste in getti di fango bollente e fumarole di anidride solforosa)
A essere protagonisti dello studio diretto da Angelo Fontana e del suo team non è, però, il Sulfolobus solfataricus, ma un altro batterio noto come Thermotoga neapolitana. Anche la Thermotoga è, infatti, in grado di vivere e crescere a temperature che si aggirano intorno agli 80o C, ma la sua zona di vita e proliferazione è limitata alle solfatare marine, al largo del litorale flegreo. La scoperta del team di ricerca di Fontana lega questo batterio alla produzione di energie rinnovabili. Come? Gli studi hanno dimostrato che la Thermotoga ha la capacità di fermentare substrati organici (come, per esempio, materiali di scarto dell'industria agro-alimentare) e produrre, in questo modo, idrogeno. In pratica, si comporta come una specie di micro-reattore che permette di trasformare scarti organici in energia pulita.
Ma tradotto in termini semplici, quali potrebbero essere i vantaggi derivanti da questo studio, intitolato Capnophilic Lactic Fermentation (CLF)?
- Produrre energia pulita.
- Catturare l'anidride carbonica presente nell'aria.
- Recuperare materiali di scarto.

(La Thermotoga neapolitana, la protagonista dello studio Capnophilic Lactic Fermentation)
Come è possibile?
In pratica, il batterio assorbe CO2 e acido acetico e, in cambio, rilascia acido lattico, che favorisce l'eliminazione totale della CO2. Nel frattempo, questa, utilizzata all'interno del metabolismo cellulare, velocizza i tempi di fermentazione e migliora i processi di produzione di idrogeno che, in ultima analisi, può essere direttamente utilizzato per produrre energia pulita.
Va da sé che l'applicazione di queste scoperte in campo industriale potrebbe aprire la strada a risultati straordinari. Uno per tutti, un considerevole risparmio sui costi di produzione dell'acido lattico, costato solo nel 2010 all'intera popolazione mondiale ben 1,200 milioni di dollari. Senza contare ovviamente ai nuovi scenari che si aprirebbero per la produzione di energia pulita da una fonte rinnovabile come l'idrogeno.

(I risultati degli studi sui batteri delle solfatare condotti dall'Icb-Cnr di Pozzuoli potrebbero dare una svolta alla produzione di energia pulita dall'idrogeno)

