Le rinnovabili hanno già raggiunto il loro picco?

RINNOVABILI: L'INIZIO DELLA DISCESA

Si guarda alle fonti rinnovabili come al futuro dell'energia, ma non tutti sono concordi su questo punto e, mentre i primi passi indietro vengono compiuti in diversi Stati riducendo gli incentivi, ci si inizia a chiedere se il picco non sia già stato raggiunto e se non sia il caso di volgere ancora una volta lo sguardo in una diversa direzione.

A mettere in dubbio il brillante futuro delle energie rinnovabili non sono soltanto investitori o aziende produttrici, ma anche una vera e propria autorità in merito: un recente report pubblicato da Bloomberg, relativo ai dati degli ultimi anni e aggiornato al 2013, mostra come l'installazione di nuovi impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili abbia già intrapreso una curva discendente.

Il grafico diffuso da Bloomberg rivela come gli investimenti nelle fonti rinnovabili abbiano iniziato a subire un calo dopo la rapida crescita che si è protratta fino al 2011: da allora, le cifre destinate a impianti eolici o fotovoltaici sono calate in modo netto. Da una crescita annuale media pari al 28.5%, si è passati ad un calo medio del 10.6%: le rinnovabili iniziano già a fare parte del passato?

Grafico degli investimenti nelle energie rinnovabili

(Schema degli investimenti mondiali nelle energie rinnovabili dal 2004 al 2013)

LE CONSEGUENZE DEI TAGLI AGLI INCENTIVI

Alla guida del calo di investimenti troviamo proprio l'Europa: la stessa che dopo il 2000 aveva dato vita, in modo pressoché uniforme, ad una decisa politica di incentivi, sta ora facendo dei passi indietro altrettanto evidenti. Una spiegazione di questa repentina inversione di rotta è stata data da una vera e propria autorità in materia, il ricercatore, giornalista ed esperto di energia Steve Goreham.

"L'Europa ha scoperto che i sussidi alle fonti sostenibili sono in realtà insostenibili", afferma Goreham. "In presenza di incentivi, i costi dell'energia elettrica sono lievitati fino a far raggiungere, in Paesi come la Danimarca e la Germania, i prezzi più alti al mondo, arrivando a toccare cifre doppie rispetto ai costi negli Stati Uniti".

Il taglio degli incentivi ha rivelato l'insostenibilità, quantomeno allo stato attuale, di un mercato incapace di reggersi sulle proprie gambe e di essere competitivo con la produzione energetica da fonti fossili. I dati, sottolinea Goreham, parlano chiaro: "La Germania ha tagliato i sussidi nel 2011 e nel 2012 e il numero di individui impiegati nel settore del fotovoltaico è crollato del 50%, mentre la stessa operazione in Spagna ha portato ad un vertiginoso crollo delle vendite per il fotovoltaico pari all'80%": un rapporto diretto di causa effetto sotto gli occhi di tutti. 

FLUTTUAZIONI O CROLLO?

La sconfitta delle energie rinnovabili sembra senza speranza di rivalsa, soprattutto se si tiene in considerazione che, ben lontano dall'aver raggiunto una quota stabile e considerevole nella produzione energetica nazionale, in Germania il taglio degli incentivi ha comportato un massiccio ritorno al carbone, che attualmente è responsabile di più del 50% dell'energia prodotta dal Paese.

Dopo un primo inizio dai tratti promettenti, sembra ora che le rinnovabili siano destinate a rimanere confinate ad un ruolo estremamente marginale nella produzione energetica: al momento, esse sono in grado di soddisfare appena l'1% del fabbisogno mondiale. Non resta che attendere per scoprire se ci troviamo di fronte alle normali fluttuazioni di un mercato tutto sommato da considerarsi ancora emergente, o se il sogno delle rinnovabili sia da considerarsi irrimediabilmente infranto.  

AutoreDott.ssa Martina Pugno


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