Dimore storiche e nuove soluzioni energetiche
"Restaurare un immobile storico significa contribuire alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio culturale nazionale. Restaurare un immobile storico in chiave energetica significa diminuire i consumi e tutelare l'ambiente". Queste le parole di Anna D'Amelio Carbone (Presidente gruppo giovani di Adsi Lazio) che rispecchiano totalmente lo spirito da cui è nato il convegno "Edifici Storici. Restauro e Risparmio Energetico: nuove tecnologie per nuove prospettive", promosso dall'A.D.S.I. Lazio Giovani con il dipartimento di architettura del MAXXI e in collaborazione con il MIBACT-PABAAC servizio architetture contemporanee.
Una tavola rotonda, in cui si è parlato del miglioramento delle performance energetiche per gli immobili vincolati e della possibilità di coniugare storia e nuove tecnologie, conservazione di antiche dimore tutelate dai Beni culturali e sostenibilità ambientale. E tutto questo, attraverso una reinterpretazione del restauro, capace di definire nuovi ambiti di equilibrio espressivo, con tecniche, strumenti e materiali innovativi, funzionali al risparmio energetico.
Nel nostro Paese sono presenti il 60% dei beni culturali mondiali, un patrimonio storico-artistico architettonico che fa parte e costituisce esso stesso la nostra identità culturale: edifici, castelli, giardini, parchi, ville da tutelare e conservare, anche come dovere morale verso i posteri che potranno ammirare così le bellezze delle dimore antiche italiane. Ed in questo clima di conservazione e tutela rientra in pieno la necessità di rendere questi edifici anche energicamente sostenibili e adeguati alla Direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo che impone a tutti gli Stati membri di fissare i requisiti minimi di prestazione energetica, secondo le tipologie edilizie. Quindi, anche per gli edifici storici, oggetto di ristrutturazioni di rilievo, l'obiettivo è renderli a zero emissioni entro il 2018.
Le problematiche che subentrano per raggiungere tale traguardo sono soprattutto i vincoli strutturali, ma anche burocratici, che devono essere necessariamente superati, questo anche grazie a nuove soluzioni di sfruttamento di energie alternative, che coniugano la loro efficienza con la necessità di tutelare la struttura antica della dimora. "I nuovi prodotti consentono di raggiungere risultati elevati con una crescente capacità di integrazione - spiega Cinzia Abbate, architetto specializzato nel restauro in chiave energetica che ha curato il coordinamento scientifico del convegno -. Ci sono, ad esempio, infissi speciali, che uniscono alte prestazioni termo-acustiche alla caratteristica di avere profili di spessore minimo, in grado di simulare il disegno delle porte in ferro tradizionali e, in alcuni casi, già approvati dalle soprintendenze". Poi possiamo avere anche interventi di tipo reversibile, come i tetti verdi, le serre solari, integrazione architettonica di impianti a tecnologia solare fotovoltaico o termico solare.
Anche le soluzioni sul fronte rinnovabili risultano sempre più integrate e di minore impatto visivo "Si pensi a tegole o mattoni fatti, in parte, da normale laterizio e, in parte, da materiale fotovoltaico, pressoché invisibile sulle coperture tradizionali. Ma anche a vetrate o tendaggi che integrano il fotovoltaico restando simili ai prodotti convenzionali. Nel caso di superfici piane, inoltre, è possibile pensare a tetti verdi per aumentare la coibentazione termica dell'edificio". Sono interventi che, "insieme all'installazione di impianti ad alta efficienza, possono portare fino al 35% di riduzione dei consumi in una dimora storica".
La riqualificazione energetica delle dimore storiche, deve però far fronte ad una normativa lacunosa e spesso le diverse soluzioni vengono scelte di caso in caso. Per ovviare a questa confusione il Ministero dei Beni culturali sta ultimando "Le linee Guida per l'uso efficiente dell'energia del patrimonio culturale", in via di pubblicazione e che forse farà un po' di chiarezza e darà delle indicazioni tecniche più precise.
Un caso recente di valorizzazione è quello delle Cascine Pallavicini (Santena - Torino), complesso rurale ottocentesco il cui restauro è stato completato a fine 2013. Qui la responsabilità imprescindibile era non alterare l'equilibrio estetico-statico dei secoli.
Tutti i solai nascondono un pavimento radiante che permette un benessere termico per gli appartamenti. Inoltre, un'ingente cappottatura dell'edificio permette di servire sette appartamenti, senza dispendio esagerato di energia. Subito al di sotto dell'impianto solare, sempre in copertura della serra, si situa l'impianto fotovoltaico, a garanzia del fabbisogno elettrico degli appartamenti, della centrale termica e delle parti comuni. A monte del locale centrale termica, sotto il prato, si nasconde un serbatoio plastico di
Questi solo alcuni degli accorgimenti di un recupero importante, che ha riguardato circa


