Come immagazzinare le energie delle rinnovabili
Immagazzinare l'energia prodotta con il sistema fotovoltaico ha una convenienza. Ma come immagazzinare le energie delle rinnovabili?
Per chi possiede un impianto fotovoltaico o intende realizzarlo, ci sarebbero nuove opportunità che contribuiscono a massimizzare i benefici dell'autoproduzione energetica: in pratica si parla di sistemi di accumulo dell'energia che viene prodotta, sistemi che fanno immagazzinare energia per l'autoconsumo.
Anche per gli incentivi, risulta conveniente massimizzare l'autoconsumo dell'energia elettrica auto-prodotta, diminuendo minimamente l'acquisizione di energia dalla rete elettrica. Il fotovoltaico domestico che viene associato ad un adeguato sistema atto ad accumulare è conveniente maggiormente rispetto all'acquisizione di elettricità dalla rete per i prossimi vent'anni che è il lasso di tempo minore per l'andamento minimo di un impianto fotovoltaico. Ecco perché sul mercato ci sono nuove soluzioni per effettuare un accumulo in autonomia dell'elettricità che viene prodotta nel settore domestico: si immagazzina l'energia al fine d poterla ottenere in modo diretto dalle proprie batterie quando c'è bisogno.
Per accumulare il quantitativo di energia solare ed eolica prodotto, la soluzione adatta potrebbe esser offerta dalla natura, ed essere quindi low. Ad Harvard si sta lavorando ad un innovativo sistema di batterie di flusso low cost capace di erogare energia con il mancato utilizzo di metalli costosi, ma usando piante. Quali? Il rabarbaro per esempio, è un rimedio naturale molto utile.
Nel settore delle energie rinnovabili, è dunque importante cercare di riuscire a conservare l'energia in eccesso, ma le reti elettriche non riescono ancora a gestirle per le enormi quantità.
Ma quali sono i problemi legati all'energia solare ed eolica in particolare? Una delle problematiche è sicuramente che il flusso di energia elettrica che viene prodotto mediante il sole e il vento, non può essere costante per motivi legati alla sua natura.

All' Harvard University, i ricercatori studiano un innovativo tipo di batteria di flusso, che si basa sui chinoni che è meno costoso. Si tratta di un composto organico che si trova in abbondanza in natura, nelle piante proprio come il rabarbaro ed anche nell'albero sia di uva che di noci. Si avrebbe così l'utilizzo di una materia prima più economica.
Una soluzione di chinoni diluiti poi in acido solforico, costituiscono l'elettrodo negativo della batteria, vale a dire, l'anodo. Mentre per quanto riguarda l'altra estremità della batteria, ovvero il catodo positivo, è costituita da bromo. Avviene semplicemente che l'anodo inizia una reazione con i protoni che hanno una carica positiva che va a formare l'idrochinone ad alta energia. Non solo si tratta di un elemento economico, ma il chinone non reca necessità neanche di una sollecitazione catalitica per effettuare una reazione con i protoni al fine di costituire l'idrochinone.
Presso l'università di Harvard, si stanno facendo soltanto degli studi, quindi il tutto momentaneamente è in fase di sperimentazione in laboratorio. Potrebbe essere senz'altro una delle risoluzioni al problema relativo all'immagazzinaggio di grandi quantitativi di energia prodotti mediante le energie rinnovabili.
Dunque, immagazzinare energia delle fonti rinnovabili, non è altro che la soluzione per avere vantaggi massimi dall'autoconsumo che permette di trovare una modalità economica per immagazzinare grandi quantità di energia, in modo da effettuare una compensazione degli alti e bassi della produzione da rinnovabili non programmabili.

