Un mercato unico europeo per far decollare le energie rinnovabili

Il sogno di un mercato unico europeo, anche per quanto riguarda l'energia elettrica, adesso diventa sempre più reale. Un mercato che sia totalmente interconnesso con le energie rinnovabili e sia capace di soddisfare i tre quarti del fabbisogno energetico europeo. In questo modo si creerà una colossale rete integrata capace di amalgamare in un mix globalmente equilibrato il nucleare francese, le centrali a turbogas e le problematiche fino ad oggi riscontrate sull'energia solare ed eolica da parte dell'Italia, della Germania e dei paesi del Nord Europa. Una delle cause che ha spinto la Comunità Europea a prendere seriamente in considerazione il progetto del mercato unico energetico è sicuramente la crisi ucraina per il trasporto del gas nel vecchio continente, che toglierebbe all'Europa quella dipendenza energetica nei confronti di zone a rischio come l'Ucraina appunto, o dei rapporti - non sempre idilliaci - con la Russia. Anche il calo del prezzo del petrolio è una ragione importante al fine di pensare ad un mercato unico.

(La UE sta varando un mercato unico europeo sull'energia elettrica)

Il 5 novembre la Commissione Europea ha lanciato un pacchetto di documenti che definiscono alcuni ambiti come: 
- l'ottimizzazione degli interventi pubblici per l'adeguatezza della generazione di energia nel mercato interno<;
- la definizione di schemi di sostegno alle energie rinnovabili;
- l'uso dei meccanismi di cooperazione nello sviluppo delle fonti di energie rinnovabili;
- l'integrazione della flessibilità dal lato della domanda, in particolare la risposta della domanda nei mercati elettrici.

In vista del completamento del mercato interno dell'energia e nel rispetto degli obiettivi europei energetici e climatici al 2020 e oltre, la Commissione individua quattro principali aree strettamente correlate, nelle quali è necessario rivedere le politiche di sostegno pubblico:
- sviluppo delle fonti rinnovabili;
- sviluppo delle tecnologie per la gestione della risposta dal lato della domanda;
- investimenti in nuova capacità di generazione;
- integrazione dei mercati nazionali.

Secondo la Commissione europea, le politiche di sostegno pubblico adottate dagli Stati Membri (regolamenti, schemi di sostegno diretto, esenzioni etc.) per rispettare gli obiettivi comunitari, non sono state sufficientemente coordinate e uniformate a livello europeo. Tali politiche si sono rivelate in molti casi inefficaci e inefficienti, generando distorsioni del mercato interno e un aumento dei costi energetici per i consumatori e per i cittadini europei.

In questo progetto l'Italia è la protagonista. Infatti è stato affidato al gruppo Terna la linea guida del programma per le nuove reti di trasmissione a corrente continua da costruire, da rimodernare o da riconvertire dalle linee esistenti oggi. Si parte con questa sperimentazione, con Bruxelles che coprirà la metà dei 63 milioni di euro necessari per l'intera operazione. Terna, attraverso la controllata Rete Italia, presiederà il mega consorzio che associa tutti i 39 protagonisti dell'iniziativa. Ma sarà uno schema di compartecipazioni tra tutti i partecipanti al progetto, tra cui la De Angeli, la Toshiba, la Rse.

L'idea di questo piano, almeno da parte di Terna, parte con il perfezionamento tecnico dei programmi dello sviluppo della rete elettrica già avviata dall'UE (con Entso-E), che massimizza la redditività degli investimenti con il ricorso alle tecnologie dei materiali più efficienti, e con il passaggio dalla corrente alternata a quella continua. A quanto pare, questo è un progetto che piace anche all'associazione ambientale Greenpeace. Se le prove di simulazione daranno i risultati sperati entro il 2030 si potranno ridurre drasticamente le linee necessarie, riuscendo ad integrare il doppio dell'energia solare e dell'eolica con la metà dello sviluppo delle linee di trasmissione (rispetto al piano decennale presentato da Entso-E), limitando poi a 26mila km (invece di 50mila) le linee necessarie con la riduzione degli investimenti. In tal modo si avrà la possibilità di mettere davvero in rete europea la produzione dei singoli paesi, garantendo un buon trasporto delle rinnovabili. Si andrebbe, così, a risparmiare oltre un miliardo all'anno sull'import di fossili, secondo i dati di Greenpeace.

L'idea di un mercato unico potrebbe essere anche la chiave per l'Italia di diventare un hub del metano per l'Europa. Proprio in questi giorni, il vicepresidente della commissione europea per l'unione energetica, lo slovacco Maros Sefcovic, e il governo italiano ne stanno discutendo. Sefcovic ha definito il nostro paese un perno importante per lo sfruttamento delle energie, in quanto l'Italia è all'avanguardia per le energie verdi, grazie alle innovazioni delle aziende di questo settore.

Autore Roberto Minichiello


Visualizza l'elenco dei principali articoli