Sub-Biosphere 2 e una vita fantascientifica negli abissi
Il designer londinese Phil Pauley, scrittore di fantascienza e titolare dell'omonima ditta, è l'autore di un progetto che avrebbe dell'inverosimile se, dalle ricerche e dalle sperimentazione effettuate, sono si fosse effettivamente dimostrata la sua fattibilità.
Si tratta di Sub-Biosphere 2, un habitat sottomarino ecosostenibile. Questo vuole essere un progetto per dimostrare che è possibile creare ambienti artificiali anche sotto il livello dell'acqua, completamente indipendenti e bio-sostenibili ed è lo stesso designer che spiega le ragioni del suo progetto, dove sarebbe possibile "ricreare l'atmosfera della Terra, o meglio, le sue ragioni di vita di terra, mare e aria che detengono la vita. (..) Gli eventi terrestri hanno provocato il caos della vita sulla Terra prima, nel caso dei dinosauri e in più eventi localizzati quali eruzioni vulcaniche e pandemie. Se non possiamo evitare un effetto serra galoppante, può darsi che possiamo vivere in modo più sicuro sotto il mare e a lungo termine".
Dunque, nella visione di Phil Pauley, Sub-Biosphere 2 avrebbe uno scopo preventivo contro gli agenti catastrofici naturali, dovrebbe avere il ruolo di ospitare un centinaio di persone sufficienti per "ricostruire la nostra specie umana".
Sub-Biosphere 2 avrebbe anche un ruolo, ovvero dovrebbe fungere da banca del seme subacquea, agendo come un sistema sicuro e protettivo nei confronti dei suoi abitanti.

(Sub-Biosphere 2_Phil Pauley)

Sub-Biosphere 2 è un progetto altamente fantascientifico, da mettere quasi i brividi ma non è completamente irreale. Una città sottomarina, stabile o turistica, che ospita uomini, piante e animali e li protegge in caso di pericolo naturale, ispirata quasi a "Le città invisibili" di Italo Calvino.
Sub-Biosphere 2 si configura come una città galleggiante che può scendere fino a 120 metri di profondità nel mare, è raggiungibile dalle imbarcazioni e presenta una configurazione radiale. La città è composta da una serie di sfere, una più grande al centro e otto satelliti collegati con la principale. La sfera centrale ha il ruolo di contenere tutte le strutture di servizio, oltre che i macchinari indispensabili alla sopravvivenza e al galleggiamento del sistema, compresi gli impianti e le zone di stiva, mentre le sfere satellite sarebbero le vere e proprie abitazioni.

(Sub-Biosphere 2_Phil Pauley)

I collegamenti fra queste sfere sono assicurati da bracci, dei tunnel percorribili che vanno così a formare una rete. Le sfere sono multipiano e la dimensione complessiva del sistema arriva a oltre 340 metri per lato.
Sub-biosphere 2 è studiata come un sistema capace di sostenere tutte le forme di vita e supporta tutte le reti che normalmente si trovano in ambiente urbano, come acqua potabile, elettricità, aria, approvvigionamenti alimentari e un sistema di supporto al controllo della pressione atmosferica sottacqua. Il progetto, durato ben oltre vent'anni di ricerca, prende spunto da un altro progetto di ricerca, chiamato Biosfera 2, in riferimento alla Biosfera 1 che è lo strato naturale che avvolge la terra.
Questo progetto è stato effettivamente realizzato e mantenuto negli anni fra il 1987 e il 1991. La struttura è stata fondata dalla Space Biosphere Ventures (SBV) ed era localizzata nella Pinal County, ad Oracle, in Arizona, su un'area di 12.700 m². Il suo scopo era quello di ricreare varie forme di vita con lo scopo di un'applicazione in colonie spaziali ed è nata dalla convinzione che la biosfera fosse un sistema chiuso del quale andassero studiati tutti gli anelli di retroazione per comprendere il vero funzionamento della vita sulla terra.
http://www.azplanningcenter.com/FirmProfile/projects/Space_Biospheres_Ventures.pdf
Al suo interno erano presenti numerose tipologie di ecosistemi, tra i quali una barriera corallina, una foresta di mangrovie, una savana, un deserto, un sistema di campi coltivati e una zona destinata alle abitazioni e ai laboratori.
I risultati di questi anni di ricerca sono stati due: dal punto di vista chimico-organico, l'esperimento di immissione forzata di ossigeno ha portato ad un'enorme proliferazione di batteri e malattie, mentre si è riscontrato che i membri dell'equipe, dopo neanche un mese di permanenza all'interno di questo ambiente, hanno cominciato a litigare in modo furioso dimostrando teorie inaspettate della scienza psicologica.












