Rifiuti nucleari, cosa dice lo schema di decreto legilastivo
La direttiva 2011/70/EURATOM "costituisce un punto di svolta nelle politiche di gestione, trattamento e condizionamento, controllo, regolamentazione, trasparenza, ricerca e sviluppo nonché smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi nel vecchio continente, obbligando i singoli Stati dell'Unione ad armonizzare le proprie politiche e procedure". In Italia una volta realizzato il Deposito Nazionale si proverà ad eliminare tutta una serie di depositi provvisori posti sull'intero territorio, potendo ottimizzare così i costi di gestione e soprattutto migliorare la sicurezza dei rifiuti radioattivi.
I rifiuti radioattivi vengono prodotti da numerose attività che l'uomo compie, tra cui: la terapia medica, la ricerca scientifica e l'industria agroalimentare, le quali creando questa tipologia di rifiuti fanno sì che per anni vengano emesse radiazioni nocive, sia per l'uomo che per l'ambiente. Esistono tre categorie di rifiuti, che sono catalogate in base alla pericolosità delle radiazioni:
- I categoria: "rifiuti radioattivi la cui radioattività decade fino al livello del fondo naturale in tempi dell'ordine di mesi o al massimo di qualche anno"
- II categoria: "rifiuti radioattivi la cui radioattività decade fino al livello del fondo naturale in tempi dell'ordine di mesi o al massimo di qualche anno"
- III categoria: "rifiuti radioattivi ad alta attività o a vita lunga, per il decadimento dei quali sono necessari periodi molto più lunghi, da migliaia a centinaia di migliaia di anni"
I rifiuti di I e II categoria vengono sottoposti, per essere smaltiti, a quello che si definisce il "condizionamento". Ovvero, sono trattati al fine di divenire solidi, per non avere il pericolo di fuoriuscita durante il trasporto e lo smaltimento. Mentre i rifiuti di categoria I vengono messi in magazzini, fino a quando la radioattività non cala, per poi essere smaltiti.
Il combustibile nucleare esaurito nasce invece da attività legate alla produzione di elettricità, nelle centrali elettriche nucleari e da applicazioni di isotopi in numerosi campi. Sia i rifiuti che il combustibile richiedono il contenimento e l'isolamento dall'uomo e dall'ambiente per un lungo periodo. Per cui, gli obiettivi specifici dell'iniziativa comunitaria riguardano:
- assicurare che i lavoratori e la popolazione siano protetti oggi, in futuro e oltre i confini nazionali
- applicare i rigorosi standard di sicurezza
- evitare di imporre onere indebiti alle future generazioni
- ottenere un impegno politico per la gestione a lungo termine del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti tossici
- garantire risorse finanziare adeguate
La direttiva richiede inoltre che ogni Stato membro garantisca l'istituzione di un'autorità di regolamentazione, separata da altri organismi coinvolti nella sponsorizzazione dell'energia nucleare, o di rifiuti radioattivi, al fine di ottenere una sicura indipendenza nell'esercizio delle funzioni di controllo. Ovviamente, il recepimento di questa direttiva permette allo Stato di adeguare il tutto alla propria politica nazionale. Nonostante ciò, tutti gli Stati devono smaltire i propri rifiuti nei loro territori, almeno che non abbiano preso accordi con altre nazioni, che gli permettano di utilizzare i propri impianti di stoccaggio. Queste nazioni devono però avere una gestione di smaltimento di rifiuti che deve essere equivalente a quella stabilita dalla direttiva.

(Impianto nucleare)
L'Italia è stata coinvolta, per il mancato recepimento della direttiva (scaduta ad agosto 2013) ad un richiamo da parte dell'UE. Questo richiamo l'ha portata nei giorni scorsi a votare uno schema di decreto, che ha ancora delle incongruenze forti, rispetto a ciò che impone l'Europa. Devono essere infatti modificate e abrogate norme attualmente in vigore in Italia, che interferirebbero con la direttiva. L'autorità competente che si dovrà occupare di regolamentare le condizioni di indipendenza previste dall'UE sarà l'ISIN (Ispettorato Nazionale Sicurezza Nucleare e radioprotezione). Per ora però si dispone solo "che il programma nazionale sia definito con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, da emanarsi entro il 31 dicembre 2014". A fronte di ciò si può dichiarare che la strada è ancora lunga...

