Nel Sud d'Italia, le rinnovabili coprono l'80% del fabbisogno energetico

L'80% del fabbisogno energetico del Meridione nel corso del 2013 sarebbe stato soddisfatto grazie alle fonti rinnovabili. Un dato che fa letteralmente impallidire quello nazionale, attestato a sua volta al 33,7%, in base ai rapporto elaborato da Terna per lo stesso anno. Il dato in questione è stato fornito durante una conferenza tenuta da Greenpeace a bordo della nave Raibow Warrior nei pressi di Napoli, all'interno di un report, "Le ricadute economiche delle energie rinnovabili in Italia", il quale analizza il possibile impatto delle energie pulite sul nostro paese. Il rapporto è stato presentato in vista dell'incontro europeo poi sfociato nell'approvazione del Pacchetto clima energia 2030 e contiene la richiesta di una vera e propria rivoluzione nel campo dell'energia, che punta proprio sul Sud e sulle isole come potenziali produttori ed esportatori di energia pulita, per gli ovvi motivi derivanti dalle condizioni climatiche particolarmente propizie.

Le fonti rinnovabili coprono l'80% del fabbisogno di elettricità al Sud

(L'80% dell'elettricità del Sud, è fornita da fonti rinnovabili)

La svolta energetica chiesta da Greenpeace, in effetti, potrebbe dare risposte stringenti non solo in termini di indipendenza nell'approvvigionamento di elettricità da parte di un paese come il nostro, ancora troppo legato a fattori esterni spesso imponderabili, ma anche per quanto riguarda l'occupazione, uno dei nervi scoperti di un'Italia che sta pagando più di altri la crisi economica. Le stime che hanno corredato il rapporto, fissano infatti a 100mila le nuove unità lavorative che potrebbero essere create entro il 2030, ove a livello governativo fosse perseguita una politica organica in favore delle fonti rinnovabili. Una opportunità che è stata colta al volo da Maurizio Landini, segretario generale della FIOM, intervenuto telefonicamente alla conferenza stampa, il quale ha ricordato come proprio lo studio dell'organizzazione ecologista potrebbe non solo favorire la creazione di nuovi posti di lavoro nel settore metalmeccanico, ma anche qualificarla in nuovi settori tecnologici che rappresentano il futuro. Considerato il grande sviluppo previsto da un rapporto del Market Research di Deutsche Bank per il fotovoltaico e l'allarme lanciato di recente da Bloomberg New Energy Finance per una possibile crisi generata da una domanda di pannelli solari superiore all'offerta nel 2015, la stima di Greenpeace sembra abbastanza realistica. 

L'energia pulita potrebbe fornire nuove opportunità occupazionali

(Le fonti rinnovabili potrebbero dare vita a 100mila nuovi posti di lavoro in Italia entro il 2030) 

Resta naturalmente da capire cosa voglia effettivamente fare l'esecutivo guidato da Matteo Renzi, considerate le dichiarazioni rilasciate dal Presidente del Consiglio all'inizio di settembre, nel corso di un incontro tenuto a Brescia, nel quale il Premier ha risolutamente affermato la propria intenzione di favorire le trivellazioni in Basilicata e Sicilia, per trovare petrolio. Dichiarazioni che hanno naturalmente provocato grandi preoccupazioni tra le organizzazioni ambientaliste, anche perché l'eventuale estrazione di petrolio in queste due regioni non avrebbe alcun riflesso sul fabbisogno energetico italiano, essendo portate avanti da multinazionali che dopo aver pagato le necessarie royalties potrebbero rivendere il greggio fuori dal nostro paese, alle loro condizioni.
Una politica, quella prefigurata da Renzi, che peraltro sembra molto distante da quelle che sono le coordinate fissate anche a livello continentale, ove si punta sempre più risolutamente su fonti rinnovabili ed efficienza energetica proprio al fine di riuscire a portare l'Europa fuori dalle difficoltà causate da una dipendenza ancora troppo marcata da fonti fossili che sono peraltro situate in aree geopolicamente instabili, con conseguenze facilmente immaginabili dal punto di vista finanziario.    

AutoreDott. Dario Marchetti


Visualizza l'elenco dei principali articoli