Il fotovoltaico non può cessare di esistere: le alternative agli incentivi e al Conto Energia. Il punto della situazione con Valerio Natalizia

La più grande risorsa rinnovabile sembra avere le ore contate in Italia. Nessuna paura, il sole non sta per svanire dalla portata di tutti, ma il suo alleato, ovvero il settore del fotovoltaico si presenta oggi, immerso in una delicatissima fase di transizione. Gli incentivi ormai stanno per scemare e la loro scia potrebbe essere accolta dalle detrazioni fiscali, in modo da fornire un aiuto sui neo impianti. Inoltre, le procedure antidumping che l'Europa ha messo in atto per procedere alle sanzioni contro l'importazione di vetri solari made in China, potrebbe fornire un input alla definitiva scomparsa del Quinto Conto Energia.

Oltre a questi palliativi, introdotti per incrementare il mercato del fotovoltaico, esistono diversi rimedi che aiuteranno il settore a mantenersi costante.

QUALI SONO LE ALTERNATIVE PER RENDERE ECONOMICAMENTE SOSTENIBILE IL FOTOVOLTAICO ANCHE SENZA INCENTIVI STATALI?

La svolta può avvenire se si incomincia a considerare il fotovoltaico non più come investimento finanziario, bensì come investimento energetico, dunque, sceglierlo, nel caso degli impianti domestici, significherebbe risparmiare sulla bolletta e sulle emissioni nocive per l'ambiente.

Installazione di pannelli fotovoltaici sul tetto di un'abitazione

(Installazione di pannelli fotovoltaici sul tetto di un'abitazione)

Ad esempio si potrebbe optare per lo scambio sul posto, ovvero il fatto di cedere l'energia elettrica prodotta dal fotovoltaico alla rete quando non la si consuma, per poi riaverla indietro quando serve, ma non c'è produzione, come nel tardo pomeriggio o la notte. Tuttavia, coloro che sono riusciti a rientrare nel V Conto Energia non possono usare la rete nazionale come batteria virtuale, ma solo vendere l'elettricità in eccesso senza però poterla riprendere. Quindi, uno scambio sul posto intelligente sarebbe quello di concentrare i propri consumi durante le ore di produzione per massimizzare i vantaggi economici.

Possono sempre essere sfruttate le detrazioni generiche per le ristrutturazioni edilizie al 36%, applicabili, secondo le direttive dell'Agenzia dell'Entrate anche per i moduli fotovoltaici solo se gli impianti non godono di altri incentivi, come, ad esempio, il Conto Energia. O ancora i Gruppi di Acquisto Fotovoltaici, per i quali vale l'idea che l'unione fa la forza, dunque il risparmio e il beneficio dell'investimento.

Immagine rappresentativa del microcredito fotovoltaico

(Immagine rappresentativa della concessione di microcredito al fotovoltaico)

Ricorrere al microcredito al fotovoltaico è una moda corrente, sfruttata da coloro che non  possiedono i requisiti di bancabilità per richiedere un prestito. L'ultima alternativa risiede sull'inesistenza, ovvero sui Sistemi Efficienti di Utenza, ancora bloccati dall'Autorità per l'Energia che non ha ancora emanato la delibera, i quali permetterebbero di collegare un impianto di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili direttamente a un'utenza di consumo dell'energia. (Fonte greenstyle.it)

LE PAROLE DI VALERIO NATALIZIA

Valerio Natalizia, presidente del Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane (GIFI) di ANIE/Confindustria, ha rilasciato un'intervista per il portale greenstyle.it, facendo delle dichiarazioni chiare e precise riguardo la situazione scomoda per il settore del fotovoltaico, verso cui l'Italia si avvia. Le sue parole sono state di conforto per gli impianti residenziali, fino ai 20 KW, asserendo che «il meccanismo della detrazione fiscale possa essere molto interessante», poi ha continuato parlando del V Conto Energia, descrivendolo come carente supporto per gli impianti di media taglia, quelli per intenderci «da qualche decina a qualche centinaio di kW. Pensiamo alle piccole e medie imprese, ai centri commerciali, ai centri logistici con delle aree sui tetti dei capannoni molto vaste che potrebbero essere coperte con il fotovoltaico».

Natalizia ha anche parlato una normativa più elastica al riguarda, fondata sull'autoconsumo, precisando che «per il residenziale è molto difficile ottenere l'autoconsumo, ad esempio si vendono dei dispositivi che fanno partire la lavatrice o la lavastoviglie quando c'è reale produzione da fotovoltaico. Per quanto riguarda il settore commerciale, invece, il livello dei consumi è quasi continuo e costante quindi l'autoconsumo diurno sarebbe quasi automatico».

Abitazione con sitema fotovoltaco installato sul tetto

(Abitazione con sistema fotovoltaico installato sul tetto)

Con la fine del V Conto Energia rimarrà solo lo scambio sul posto, che da solo non può bastare a incentivare questi sistemi, ma Natalizia ha focalizzato l'attenzione anche sulla delibera che l'Autorità per l'Energia dovrà attuare sugli «SEU, i Sistemi Efficienti di Utenza, che sono dei contratti bilaterali tra produttore e consumatore. Il produttore avrebbe il vantaggio di produrre e vendere l'energia senza caricare gli oneri di sistema sulla collettività», poi ha aggiunto che il problema è proprio la mancanza della delibera, quindi, «se il consumatore va in fallimento il produttore si trova a non poter più vendere l'energia».

Natalizia ha espresso anche il proprio parere sull'integrazione del fotovoltaico nell'edilizia moderna, affermando che «sicuramente in questi anni si è sviluppata una filiera italiana del fotovoltaico innovativo, ma è una nicchia: sull'installato attuale poco più dell'1% è fotovoltaico di questo tipo. È giusto concentrarsi su prodotti di nicchia, che possono rappresentare l'eccellenza dell'industria italiana. Ma il fotovoltaico deve essere considerato come una fonte di energia e non può essere solo attraverso innovazione e integrazione che si porta avanti il mercato del solare».

Il rapporto che esiste in Italia tra le banche e l'industria del fotovoltaico ha occupato una buona parte dell'intervista e le parole di Natalizia, questa volta, sono state più aspre poiché, a suo parere «con la fine del Conto Energia, poi, il sistema bancario vede anche l'installazione degli impianti fotovoltaici con diffidenza. E lo fa soprattutto per la mancanza di regole certe. È vero che la situazione internazionale impone alle banche di essere prudenti, e a volte lo sono anche troppo, ma il problema principale è che oggi non c'è un quadro di regole certe per il lungo periodo.
Per un finanziamento di un impianto fotovoltaico, persino di media o piccola taglia, è anche normale che le banche si comportino in questo modo. Infatti molto spesso le stesse banche finanziano impianti in altri paesi, dove le regole sono più chiare.
Non c'è una diffidenza nei confronti del fotovoltaico in sé, perché le banche ormai sanno che è una tecnologia affidabile e con un buon rendimento, c'è una diffidenza nei confronti delle regole. Magari tutto questo finirà quando il settore si libererà dalla necessità degli incentivi».

Costruzioni di pannelli fotovoltaici made in China

(Costruzione di pannelli fotovoltaici made in China)

In ultimo, l'intervista ha toccato un tasto caldo e dolente per questi giorni, ovvero i dazi imposti al fotovoltaico cinese, per i quali Natalizia ha fatto una dichiarazione ben precisa, ovvero, «la scelta del fotovoltaico italiano o europeo dovrebbe essere fatta non solo guardando al prezzo, che probabilmente sarà più alto di quello cinese, ma anche guardando alla qualità. E le dico che ci sono produttori italiani che in questi anni hanno comunque venduto e sono andati avanti». (Per leggere l'intervista completa visualizzare la fonte greenstyle.it)

AutoreDott.ssa Sara Tomasello


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