Il ghiaccio che brucia:l'energia del futuro?

Il ghiaccio che brucia è anche definito idrato di metano, un gas naturale che si trova depositato sul fondo degli oceani. E' un composto cristallino molto simile al ghiaccio-ed ecco spiegato anche il nome- che si compone al contatto tra acqua e molecole gassose. Principalmente all'inizio del XX secolo si capì che nelle zone siberiane vi erano le condizioni più favorevoli alla formazione dell'idrato, in quanto per crearsi questo ha bisogno di una temperatura intorno ai zero gradi. L'idrato è composto da una molecola di metano e sei molecole di acqua e la sua formazione è dovuta principalmente a due fattori:

  • Termogenico: "il gas si genera dopo l'alterazione termica della materia organica contenuta nelle rocci madri nel corso del loro progressivo sprofondamento nei bacini sedimentari". 
  • Biogenico: "il gas viene prodotto dalla decomposizione della materia organica per attività dei batteri metanogenici che operano grosso modo all'interfaccia acqua-sedimento fino a qualche centinaio di metri in profondità".

Secondo uno studio portato avanti dal Ministero della Difesa, coordinato dal C.F.Raffaele Gargiulo, la Dott.ssa Amabel Cimenti ed Ettore Cimenti, sono stati individuati dei giacimenti di idrati nella fascia dei fondali più vicina ai continenti (nonostante questi si formino in molti mari, anzi in quasi il 90% di quelli esistenti).  Basta trovarsi al di sotto dei trecento metri in profondità, dove la pressione è uguale a 30 atmosfere e con una temperatura che oscilla tra gli zero e i meno due gradi. 

Il ghiaccio che brucia:l'energia del futuro?

Si sta quindi pensando di sfruttare questa energia, che può essere estratta come un gas, anche se non è una risorsa rinnovabile, ma è considerata comunque un'energia più pulita rispetto ai combustibili fossili. L'intento è quello di studiare questo ghiaccio che brucia, per poter fornire un' energia sostenibile a basso costo per il pianeta. In quanto comunque è palese che ci sono molte fonti di energia che prima o poi si esauriranno e bisogna quindi puntare a delle future sostituzioni. I fondali marini possono essere sfruttati fino a quattromila metri e non oltre, in quanto a quelle profondità l'idrato di metano non riesce a formarsi a causa dell'insufficiente pressione. 

I giacimenti che finora sono stati trovati basterebbero per l'energia di duecentomilioni abitazioni, per la durata di quindici anni. 

Uno dei problemi consiste nell'estrazione, che crea una serie di difficoltà a causa dell':

  • L'instabilità dei versanti: "il prelievo di quantità ingenti di gas naturale dissociato dai gas idrati solidi può contribuire a generare sovrapressioni che determinano la diminuzione della resistenza meccanica dei sedimenti, i quali tendono perciò a scivolare lungo il versante con il danneggiamento delle strutture estrattive e delle cose adiacenti, ad opera di eventuali onde di maremoto".
  • L'immissione del metano nell'atmosfera: "sebbene questo gas naturale sia un componente minoritario dell'atmosfera esso ha un potenziale effetto serra almeno dieci volte superiore all'anidride carbonica" 

idrato di metano

(Idrato di metano su un fondale marino)

In particolare il Department of Energy methane hydrate negli USA mira a sviluppare degli strumenti che permettano di estrarre questo gas, attraverso delle pratiche sicure e sviluppa alcuni punti che a breve vorrebbe portare a compimento:

  • vedere quanto sia fattibile la produzione di questa energia
  • prima di forare il sottosuolo riuscire a vedere cosa vi è sotto e sopra il fondale marino
  • studiare quello che è l'impatto ambientale che produce l'idrato di metano
  • creare una collaborazione internazionale, che è la parte vitale del programma

Finora le tecnologie che hanno provato a studiare questa energia si sono fermate tutte nei laboratori e molti anni ci vorranno ancora per riuscire a creare delle condizioni favorevoli e sicure. Le uniche estrazioni di idrati di metano onshore sono state fatte da scienziati giapponesi e canadesi nel 2008. I primi tentativi off shore sono previsti per il 2014 al largo del Giappone e solo in questo modo si potrà capire come e quando potrà essere estratto il ghiaccio che brucia.

ghiaccio che brucia

(Il ghiaccio che brucia)

AutoreDott.ssa Gloria Maria Rossi


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