Gas flaring, una pratica ad alto impatto!
L'Eni pratica il gas flaring e viola i diritti umani. Il colosso petrolifero italiano, insieme a Shell e Total, non si assume le proprie responsabilità previste a livello contrattuale per la tutela del territorio e delle popolazioni residenti. Non mette in atto il rispetto nei confronti dei diritti umani e dell'ambiente, nonostante esse siano le condizioni che guidano le azioni dell'azienda stessa.
IL DELTA DEL NIGER NON VIVE
In Nigeria gli insediamenti petroliferi sono stati posizionati in prossimità di un villaggio che conta 31 milioni di persone il cui sostentamento dipende esclusivamente da pesca e agricoltura. Il clima fortemente tropicale contribuisce a erodere le condutture di petrolio causandone la dispersione nelle acque del fiume e nel terreno rendendo impossibile usufruire di tali risorse naturali. In più i gas di scarto (energia rinnovabile) vengono incendiati dando vita a vere e proprie torce di fuoco ad altissimo impatto ambientale. Sono più di cinquanta, solo in quest'area.
Nubi tossiche che surriscaldano l'aria, irritazioni oculari, difficoltà respiratorie, acqua contaminata, terre incoltivabili sono il frutto dell'indifferenza delle multinazionali che violano il diritto alla salute, a vivere in un ambiente sano, alla sicurezza dei cittadini. "Qualsiasi cosa sa di petrolio" afferma una donna nigeriana. L'acqua, il cibo, l'aria, la terra, la pelle.
I CASI IN ITALIA
La Val d'Agri in Basilicata è il più grande giacimento di petrolio dell'Europa continentale, la Basilicata è al 4º posto fra i paesi europei produttori di petrolio ed al 49º come produttore mondiale. Un tempo terra che produceva oli e vini pregiati oggi vede i suoi abitanti alle prese con i veleni che si disperdono nell'aria e nelle falde acquifere. La stessa situazione si presenta a Taranto e in Sicilia.
Il governo nigeriano e il governo italiano insieme alle Regioni e alle Istituzioni sanitarie e ambientali non prendono precauzioni con le aziende Eni, Shell e Total. Restano incuranti dei bisogni della popolazione e mettono al primo posto i vantaggi economici provenienti dall'oro nero. In Nigeria il commercio del petrolio rappresenta il 97% dell'economia.
(Acqua mista a petrolio nel fiume Niger)
Amnesty International, in occasione dell'assemblea degli azionisti di Eni a Roma svoltasi il 5 maggio 2011, ha manifestato chiedendo interventi di bonifica nel Delta del Niger e sta conducendo una campagna sulle responsabilità delle multinazionali. Gli interlocutori interni all'azienda non hanno lasciato dichiarazioni ma è ufficialmente provato dal rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (Unep) il fallimento delle imprese petrolifere in questione e del governo nigeriano che non regolamenta e controlla le loro attività. Prima di riportare un territorio come il delta del Niger ad una condizione in cui è possibile vivere dovranno passare almeno 25 anni.


