Biodiesel: da oggi le macchine si alimentano con gli scarti di caffè

La ricerca scientifica nell'ambito dei carburanti ecologici non si ferma mai, si evolve e trova soluzioni sempre più innovative, all'avanguardia e "green", incentrate soprattutto sul riutilizzo di prodotti di scarto, altrimenti destinati ad incrementare le discariche. L'ultima entusiasmante scoperta in questo settore, riguarda l'impiego dei fondi di caffè.

La ricerca appartiene al team dell'Università di Bath ed è stata pubblicata di recente sulla rivista ACS Journal Energy & Fuels. Il gruppo è partito raccogliendo resti di caffè di diverse varietà, comprese quelle decaffeinate, in venti regioni e i risultati ottenuti sono stati incoraggianti. Infatti, le analisi effettuate sui campioni hanno dimostrato che alcune miscele, come l'arabica e la robusta, presentano una formulazione omogenea e delle qualità fisiche tali da renderle adatte ad essere usate come carburante.

Dunque, alla stregua di differenti qualità di caffè, aventi sapori peculiari, più o meno forti e gradevoli ai palati, i medesimi scarti del prodotto possono offrire biofuel in quantità e rese dissimili.

Biofuel dai fondi di caffè(Foto di bhjoco)

Scendendo nel dettaglio della produzione di tale carburante ecologico, viene prima di tutto ricavato l'olio dal caffè macinato (quello dei fondi di caffè o quello derivante dai chicchi scartati dalle aziende produttrici) e immerso in un solvente organico. Da tale composto, in un secondo tempo, è ottenuto il biocarburante, mediante un processo chiamato transesterificazione.

La transesterificazione è, nella fattispecie, una reazione chimica, attivata grazie all'impiego di un reagente alcolico (il metanolo o l'etanolo), la cui azione è incrementata da un catalizzatore (che può essere la soda caustica). La miscela, entrando in contatto con gli acidi grassi, produce il biodiesel. Questo procedimento può essere ottenuto attraverso varie tecniche e tra di esse la più diffusa è quella che si svolge a temperatura ambiente e che non necessita di raffinare l'olio, funzionando anche con quelli esausti.

La scoperta è senza alcun dubbio futuristica e presenta numerosi vantaggi rispetto alle altre tipologie di biofuel, in primis, non richiede la coltivazione di specie vegetali ad hoc, indirizzate specificatamente alla fornitura di carburanti ecologici. Avvalendosi, infatti, degli scarti di caffè, genera il biodiesel necessario a partire da quelli gettati via da negozi, caffetterie, bar, centri commerciali, ristoranti, avviando una produzione su grande e piccola scala.

Procedimento per produrre biofuel dal caffè(Schema del procedimento per ottenere il biofuel dal caffè. Fonte chemistryland)

Pensiamo, ad esempio, che un locale di dimensioni ridotte può rilasciare una decina di chili di rifiuti di caffè al giorno. Tali fondi darebbero due litri di biocarburante. Se allarghiamo una simile considerazione alle grandi industrie, che quotidianamente si liberano dei chicchi "imperfetti", la quantità di biodiesel prodotta cresce esponenzialmente, con oggettivi vantaggi anche ambientali, perché i rifiuti vengono riutilizzati e reintrodotti in un ciclo produttivo.

Dunque, i fondi di caffè potrebbero rappresentare un'alternativa intelligente ai carburanti ecologici di prima generazione, che se da un lato sono ecofriendly, dall'altro creano comunque delle situazioni problematiche, poiché tolgono terreno ad eventuali coltivazioni alimentari.

Biodiesel dai fondi di caffè(Foto di godidwlr)

La scoperta dell'Università di Bath non è però in assoluto la prima ad essere stata fatta in questa direzione. Nel 2009, infatti, un gruppo di ricercatori dell'Università di Reno, in Nevada, individuarono negli scarti di caffè, il potenziale per diventare degni sostituiti dei combustibili fossili nella mobilità. Realizzarono, così, il primo prototipo di un nuovo biodiesel. Il processo non richiese un grosso consumo di energia e si rivelò molto economico, anche grazie all'impiego di una materia prima presente in grandi quantità.

Una ricerca simile è stata fatta anche a Manchester, dal team Bang Goes The Theory, che si spinse oltre costruendo una vera e propria vettura, chiamata simpaticamente car-cappuccino, alimentata da biodisiel a base di caffè. L'auto fu esposta alla fiera della scienza "Big Bang" a dimostrazione di come carburanti diversi dalla benzina e dal gasolio, altamente inquinanti, fossero in grado di attivare e far muovere i veicoli.

Naturalmente, il carburante prodotto dall'Università di Bath è un'evoluzione dei precedenti tentativi e offre ulteriori garanzie di successo per il futuro.

Fonti
Rinnovabili.it
Greenstyle
Ambientebio
nextville

AutoreDott.ssa Elisabetta Rossi


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