Vertice di Lima: arriva il compromesso per la lotta ai gas serra

Si è concluso il convegno sul clima organizzato dall'ONU, svoltosi a Lima. Dopo una settimana di trattative, i paesi partecipanti sono riusciti a sottoscrivere un accordo che verrà poi ratificato nel prossimo convegno sul clima, che si terrà nel dicembre 2015 a Parigi. Durante l'anno i paesi dovranno ratificare un nuovo protocollo ambientale che dia il cambio a quello firmato nel 1997 e nel 2005 a Kyoto. Molti si aspettavano qualcosa in più da questo convegno, soprattutto per il recente quanto storico accordo Usa-Cina sulla riduzione di gas serra, firmato dai due paesi più inquinanti del mondo. (vedi articolo). 

Alla fine è venuto fuori semplicemente un testo che farà da apripista al convegno di Parigi, ma forse è solamente un pretesto per prendere tempo ed aspettare un altro anno per dare una svolta alle emissioni di gas serra. Tutto sommato qualcosa si è concluso. A Lima, capitale del Perù, si sono riuniti 195 paesi con oltre 4000 delegati, pronti a discutere sulla situazione ambientale mondiale e per trovare la soluzione comune sul rischio gas serra. Non è affatto facile riuscire a trovare un accordo globale che accontenti tutti. Infatti, sul tavolo da lavoro, c'erano molti argomenti spinosi che hanno sempre contrastato la riuscita dei precedenti convegni, come per esempio chi debba farsi carico delle spese per ridurre le emissioni nei paesi poveri. Secondo quest'ultimi, devono essere i paesi ricchi a farsi carico dei potenziali rischi causati dal loro comportamento sconsiderato nei confronti dell'ambiente e aiutarli nel prepararsi ad un cambio di rotta energetico. Sulla base di tutto questo sono riusciti a ratificare un qualcosa che per molti risulta accettabile, per altri troppo debole. Il testo emerso da Lima dichiara che i Paesi dovranno presentare all'Onu entro il 1° Ottobre 2015 impegni quantificabili ed equi di riduzione delle emissioni, oltre ad una dettagliata informativa sulle azioni da seguire. E' anche previsto che gli esperti del cambiamento climatico (Ipcc) esaminino l'impatto di tali misure per ogni singolo paese, in modo da verificare se siano sufficienti affinché la temperatura non salga di due gradi in più rispetto a prima della rivoluzione industriale. In base al documento approvato, i Paesi firmatari si impegnano a rispettare tali misure, in vista del prossimo convegno internazionale di Parigi di dicembre 2015, che dovrebbe sancire il mantenimento del limite dei due gradi. (Qui il testo integrale dell'accordo di Lima). 

 

La novità rispetto agli altri accordi sta nel fatto che tutti i paesi sono considerati sullo stesso piano, sia quelli in via di sviluppo sia quelli ricchi. E viene ribadita l'intenzione di mettere un fondo di 100 miliardi di dollari per i paesi in via di sviluppo entro il 2020, per aiutarli ad affrontare il cambiamento climatico.

Ma, come in ogni accordo, bisogna guardare l'altra faccia della medaglia, ovvero quella fetta che è rimasta scontenta. Sono le associazioni ambientaliste, che si aspettavano molto di più secondo quello che era venuto fuori dalla settimana di lavori del Cop20. Infatti, il responsabile sulla politica sul clima per il WWF, Sam Smit, ha commentato così il testo: "Da debole è diventato molto debole fino a debolissimo." Anche Legaambiente ha commentato l'accordo di Lima, definendola una pericolosa battuta d'arresto nei negoziati sul clima, dove nulla è stato fatto. Le associazioni ambientaliste volevano che l'accordo venisse rafforzato e che le azioni anti-emissioni necessarie fossero più consistenti. Da segnalare anche l'intervento di Greenpeace, un intervento poco felice, in quanto gli attivisti hanno rovinato uno dei siti archeologici più importanti del mondo. Nulla vietava loro di esprimere il loro disagio contro le potenze inquinanti, ma, secondo il mio punto di vista,  andare a manifestare sui siti di Nazca non è stata un'idea elegante e funzionale alla loro giusta causa. L'accordo di Lima, definito da Pulgar Vidal, ministro peruviano dell'Ambiente, "Appello di Lima per l'azione per il clima", è stato stipulato ancora con la paura di prendere una decisione forte.

Forse la paura di crisi economiche e perdite di denaro è più forte del desiderio di un pianeta più pulito e respirabile per tutti noi.

Autore Roberto Minichiello


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