Tinkers' Bubble, vent'anni di vita off-grid
Era il 1994 quando un piccolo gruppo di ambientalisti inglesi ha acquistato un terreno a Norton Covert, decidendo di trasferirsi tra i boschi del Somerset e di vivere in completa autonomia, senza – o quasi – fare uso di combustibili fossili. Il percorso di questa piccola comunità off-grid non è stato semplice e per diversi anni gli abitanti del villaggio hanno dovuto far fronte a diverse battaglie legali con gli enti locali affinché fosse loro riconosciuto il diritto di risiedere nelle loro casette autocostruite tra i circa 40 ettari di boschi, pascoli e frutteti.
È cominciata così l'avventura del Tinkers' Bubble, uno dei più longevi eco-villaggi off-grid del Regno Unito ormai arrivato al suo ventesimo anno di esistenza, i cui residenti hanno deciso di vivere a stretto contatto con la natura, facendo il minor uso possibile di risorse non rinnovabili. Due automobili condivise tra i 13 abitanti del villaggio (attualmente 11 adulti e due bambini) e piccole quantità di paraffina per alimentare le lampade: questi sono gli unici combustibili fossili ammessi. Per il resto, fin dai primi momenti i residenti si sono autoimposti regole molto rigide sul rispetto della natura nella quale hanno deciso di trascorrere la loro vita e sulle modalità di produzione e di utilizzo dell'energia di cui hanno bisogno.

(Una delle casette in legno di Tinkers' Bubble. Immagine da www.indymedia.org.uk)
L'auto-sostentamento è la regola generale che ispira questa comunità, insieme alla estrema sostenibilità ambientale che guida ogni attività, a partire dalla costruzione delle case, fino alla produzione energetica, passando per la coltivazione dei prodotti agricoli. Una parte di questi prodotti, rigorosamente biologici, insieme al legname proveniente da una gestione sostenibile dei boschi (l'abbattimento avviene a mano e per i lavori di segheria ci si affida ad una semplice macchina a vapore) viene venduta nei piccoli mercati biologici locali, principale fonte di reddito per gli abitanti di questa piccola eco-comunità. La comunità vende, tra le altre cose, le verdure coltivate nei propri orti, oltre a succhi di mela, marmellate, sidro, vino, sottaceti e miele di produzione propria.
Uno dei principali problemi che i residenti di Tinkers' Bubble hanno dovuto affrontare è stato l'ottenimento dei permessi di residenza nelle casette ecologiche costruite nel bosco. Si tratta di piccoli rifugi a bassissimo impatto ambientale posizionati sotto gli alberi di abete e larice, realizzati in autocostruzione con materiali ecologici di provenienza locale, prevalentemente legno, tela e paglia. Se si esclude il petrolio utilizzato solo per le lampade, l'energia elettrica necessaria per l'alimentazione delle abitazioni proviene da un piccolo impianto fotovoltaico, mentre per il riscaldamento e per la produzione di acqua calda utilizzano semplici stufe a legna. Anche per la cottura dei cibi utilizzano piccoli forni a legna. Il villaggio è dotato, inoltre, di un piccolo mulino e di latrine a secco.
Non si tratta, tuttavia, di una comunità isolata e chiusa in se stessa. Tinkers' Bubble fa parte del WWOOF, una rete mondiale che riunisce proprietari e gestori di fattorie e piccole attività agricole biologiche, mediante la quale chi possiede o dirige una fattoria offre accoglienza ai visitatori da tutto il mondo in cambio di aiuto nel lavoro agricolo e domestico.
Certamente molte scelte di questa comunità possono apparire estreme, ed è improbabile che questo stile di vita sia adatto a chiunque. Ma la loro scelta e la longevità del loro progetto dimostra che è stili di vita più sostenibili – anche meno radicali di questo - sono possibili.















