Sfruttare l'energia geotermica: un esempio dall'Etiopia

Fra le energie rinnovabili, quella geotermica è, senz'altro, la più omogeneamente presente sull'intero globo terrestre. È noto, infatti, che pur con delle variazioni, a partire da 100/150 m di profondità, la temperatura terrestre si aggira costantemente tra i 10° e i 16° C e che rocce incandescenti cominciano a comparire già a 5/8 Km di profondità.

Potenzialmente, dunque, qualsiasi paese è in grado di sfruttare questa risorsa rinnovabile e, ora, è il momento dell'Etiopia, lo stato africano situato a nord della Somalia, e il cui clima instabile non rende ugualmente consigliabile l'investimento in altri tipi di energie rinnovabili.

Qui, la società americano-islandese Reykjavik Geothermal, una compagnia che, contribuendo alla costruzione di centrali geotermiche in più di trenta paesi, punta da anni a identificare e sfruttare veri e propri tesori geotermici, costruirà una mega-centrale geotermica, uno dei più grandi siti geotermici di tutto il mondo, a più di 150 Km da Addis Abeba, la capitale, nella Rift Valley.

La centrale geotermica sarà costruita nella Rift Valley
(La Rift Valley in Etiopia)

Il progetto sarà realizzato in due fasi (una prima entro il 2018 e la seconda entro il 2021) e prevede un investimento di quattro miliardi (per tre quarti finanziati dalla Reykjavik Geothermal) e un potenziale di 3000 MW con un'efficienza di ben 1 GW. Per il momento, i finanziamenti sono stati stanziati solo per la fase iniziale esplorativa, ma si pensa già che saranno confermati nel Dicembre 2014 o, al più tardi, nei primi mesi del 2015. Il progetto rientra, inoltre, tra i sette miliardi stanziati dalla Casa Bianca per raddoppiare l'accesso all'energia elettrica di Ghana, Kenia, Liberia, Nigeria, Tanzania e, appunto, Etiopia.

Secondo contratto, l'energia prodotta andrà a soddisfare il fabbisogno dell'intera area, un dato importante visto che, ancora nel 2010, solo il 23 % della popolazione aveva accesso all'elettricità, con tutti i problemi legati alla quantità di energia a disposizione (appena 2000 MW) e ai frequenti blackouts. Per quanto, negli ultimi tre anni la situazione sia migliorata, la costruzione della mega-centrale darà ulteriore ossigeno alla situazione energetica etiope. Nella prima fase, infatti, la centrale produrrà, nel 2015, 10 MW, che saliranno a 100 già per l'anno successivo e a 500 nel 2018. La seconda fase, verso il massimo dell'efficienza, avrà verosimilmente inizio nel 2021. Si prevede, inoltre, anche l'esportazione di parte dell'energia elettrica prodotta verso gli Stati Uniti. 

Il governo spera che si tratti di un incentivo per altre imprese private interessate al settore delle energie rinnovabili, pronte a investire in Etiopia. La collaborazione con la Reykjavik Geothermal potrebbe rappresentare, infatti, un nuovo punto di partenza per questa nazione nel settore delle energie rinnovabili, fondato sulla collaborazione tra pubblico e privato.

AutoreDott.ssa Morena Deriu


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