Pannelli solari rivoluzionano la vita in Africa: energia gratuita per le capanne del Burkina Faso
La corrente elettrica è sicuramente una delle invenzioni fondamentali per la nostra esistenza e lo sviluppo di molte attività moderne. Senza corrente la tecnologia avanzata non funziona, ma nemmeno un frigorifero o un fornello elettrico, ma più di tutto, senza luce, la notte è terribilmente buia e ricca di pericoli.
Lo sviluppo umano è sempre stato legato alla disponibilità di energia, dalle sue forme più primitive, come il fuoco, a quelle odierne più complesse. Purtroppo però, ad oltre un secolo dall'invenzione della lampadina, vi è ancora oltre un quarto della popolazione mondiale che non ha accesso a questa risorsa. Com'è possibile immaginare, questa privazione è diffusa maggiormente negli Stati dell'Africa sub-Sahariana, dove circa il 90% della popolazione rurale (che vive al di fuori delle città più grandi) non riceve la corrente elettrica.
Per sopperire a questa mancanza, molti utilizzano le lampade al kerosene, incorrendo nella possibilità di gravi incendi e all'esposizione dei fumi nocivi che esse emanano. Se ciò non bastasse poi, va aggiunto che il prezzo del cherosene è assai elevato, e un cittadino del Burkina Faso finirà dunque per pagare un prezzo della luce molto più salato del suo omologo italiano. Facile intuire come tutto ciò non sia sostenibile per Paesi in cui la normalità consiste nel vivere al di sotto della soglia di povertà.

(Villaggio del Burkina Faso)
Da questo semplice concetto parte l'iniziativa del Movimento Shalom "Illumina una capanna" accompagnato dallo slogan "Accendi una luce di speranza, illumina una capanna. Per Natale regala un kit fotovoltaico ad una famiglia africana". Il progetto si propone di portare l'energia agli individui che oggi vivono nei villaggi del Burkina Faso e non hanno accesso alla corrente elettrica, così come all'acqua. Per fare questo, i promotori dei "Illumina una capanna" hanno pensato a fornire ogni abitazione di pannelli fotovoltaici, sfruttando dunque un fattore che in Africa vi è in abbondanza: il sole.
L'energia prodotta dai pannelli avrebbe il doppio vantaggio di ridurre immediatamente l'inquinamento ed essere completamente sostenibile per l'ambiente, parallelamente, inolte, andrebbe a migliorare la sicurezza dell'ambiente domestico di questi villaggi. A ciò si deve aggiungere che andrebbero ridotti, anzi eliminati, i costi relativi al consumo. Con il pannello donato dall'associazione le capanne sarebbero in grado di produrre autonomamente quanto necessario, eliminando quindi la necessità di acquistare del cherosene agli alti prezzi di mercato.

(le capanne del burkina faso)
Il kit che il Movimento Shalom sta preparando è composto da un modulo fotovoltaico di dimensioni ridotte con una potenza di 1,7 W, da una luce a led da inserire all'interno delle capanne, e da una batteria al litio che accumuli l'energia durante il giorno per renderla sempre disponibile. Questo sistema permetterebbe di illuminare un'abitazione per oltre otto ore consecutive, compresa l'energia utilizzabile per caricare i cellulari, operazione permessa dalla presenza di un cavo USB collegato alla batteria. Se l'uso del cellulare può sembrare strano se connesso ad un Paese come il Burkina Faso, va considerato però che esso sta vivendo un notevole sviluppo in Africa, in quanto non è solo un mezzo per comunicare ma anche un supporto per la micro-imprenditoria e un nuovo metodo di pagamento (una sorta di alternativa alla carta di credito qui sconosciuta).
Questo notevole sviluppo può essere implementato grazie ai pannelli fotovoltaici, oggi resi più fruibili grazie al prezzo dei moduli in discesa.

