Auto eolica: da un'ipotesi alla certezza
Le ricerche nel settore della mobilità verde procedono a grandi passi e si concentrano sempre di più nel trovare soluzioni innovative e intelligenti per realizzare veicoli in grado di sfruttare le energie alternative. È in questa direzione che si muovono gli studi più recenti volti a cercare di costruire macchine azionate dalla forza del vento.
Un primo esperimento è stato fatto dalla società Evonik, che ha prodotto la cosiddetta Wind Explorer, un'auto alimentata da batterie agli ioni di litio. La loro capacità è di 8 kWh e sono praticamente eterne, in quanto vengono ricaricate tramite una turbina eolica portatile, ogni volta che si alza il vento. Il peso del veicolo è di appena 200 chilogrammi e la sua carrozzeria è in fibra di carbonio.
Il test sperimentale è stato condotto sulle strade australiane e si è rivelato un successo. Infatti, la Wind Explorer ha percorso circa 5.000 chilometri, in un viaggio dal sapore quasi fantascientifico, reggendo bene le elevate temperature della zona.
(La Wind Explorer con il kite. Fonte green.autoblog)
Il progetto ha ricevuto i finanziamenti di numerosi partner tedeschi che hanno creduto fortemente nell'idea. Inoltre, la macchina ha la particolarità di poter essere caricata, in caso di assenza di vento, dalla corrente elettrica tradizionale o per mezzo di un kite. Sebbene il design sia avanguardistico e dalle linee morbide, conserva un gusto vintage, rievocando nella forma arrotondata e allungata le vetture che correvano nella mille miglia.
Legata a questo filone tecnologico, è l'auto eolica sperimentata in Corea da Jong-Jin Park, della Chonnam National University di Gwangiu. La ricerca è avvenuta in partnership con l'università di Seoul e il Centro ricerche della Samsung, a dimostrazione di quanto questo genere di studi interessino i professionisti del settore, impegnati a elaborare efficaci alternative ai mezzi di trasporto tradizionali.
La macchina in questione sfrutta l'energia del vento attraverso un piccolo generatore installato sul tettuccio, facile da produrre e a basso costo. Tale dispositivo ha dimensioni molto ridotte, misura, infatti, solo 7,5 x 5 cm ed è formato da una serie di bandierine flessibili, realizzate in un tessuto speciale, ricoperto da politetrafluoroetilene (PTFE), il materiale usato normalmente nelle pentole antiaderenti.
(Fonte cse)
La produzione di energia segue un principio molto semplice. Nel momento in cui il vento soffia, le bandierine si agitano e colpiscono delle piastre metalliche. Questo sfregamento comporta un trasferimento di elettroni e, di conseguenza, la produzione di corrente elettrica. Se l'aria circola a una velocità di 15 m/s, l'elettricità generata ha una potenza pari a 0,86 mW e viene convogliata in un condensatore. In sostanza, il movimento dell'auto deriva proprio da un simile processo, meglio conosciuto come effetto triboelettrico.
L'effetto triboelettrico, in realtà, non è nuovo. È stato già provato con l'ambra, in grado di alimentare oggetti leggeri, proprio in virtù della sua capacità di acquisire una carica elettrica. Tuttavia, un simile meccanismo, adatto a sfruttare l'energia del vento, non è mai stato impiegato perché non ha mai fornito risultati soddisfacenti. Oggi, però, le cose sono cambiate, grazie all'idea del team di ricercatori di provare materiali diversi rispetto all'ambra.
(Ancora un'immagine della Wind Explorer testata su strada. Fonte gizmag)
In proposito, hanno inserito nella stoffa delle bandierine una certa percentuale di oro, da sempre un buon conduttore elettrico. Stessa cosa è stata fatta con le piastre su cui sbattono le bandierine.
Il dispositivo raggiunge la più alta funzionalità con un vento costante e d'intensità bassa, in quanto permette alle bandierine di avere un movimento regolare. In caso di vento forte, invece, si ottiene uno sfregamento confusionario e incostante, che limita l'efficacia del meccanismo. Si può, comunque, aggirare questo problema usando bandierine di piccole dimensioni.
Al momento, la macchina eolica coreana è solo un prototipo ma le ottime risposte ottenute dalle prime sperimentazioni fanno sperare nella concreta possibilità di arrivare, in futuro, a produrre e commercializzare su vasta scala questo prodotto.

