In base ad un rapporto dell'UE il fotovoltaico sarebbe la peggiore tra le energie rinnovabili

Secondo un rapporto stilato dall'Unione Europa, l'energia fotovoltaica avrebbe un impatto economico molto più elevato rispetto a quella prodotta per mezzo dell'eolico e dell'idroelettrico. Lo studio in questione ha tenuto conto non solo del capitale e dei costi operativi che sono necessari per avviare e gestire un impianto a base di pannelli solari, ma anche dell'impatto economico derivante dai mutamenti determinati a livello climatico, dal livello di inquinamento prodotto durante la realizzazione degli impianti e dall'esaurimento delle risorse. Il computo totale vede il fotovoltaico uscire non proprio brillantemente, se si considera che gli impianti per la generazione di energia solare costerebbero in media 127 dollari (100 euro) a kilowattora, contro i 64 (50 euro) di carbone e gas naturale, i 102 (80 euro) dell'eolico off-shore e i 115 (90 euro) del nucleare. A spiegare il risultato, sono in particolare gli esperti di Technology Review, i quali ricordano come le celle fotovoltaiche e i pannelli siano prodotti per la maggior parte in Cina, ove l'energia elettrica è la risultante di processi che implicano l'utilizzo di carbone. Inoltre le stesse celle impongono l'uso di metalli rari, con i relativi costi di produzione. Un rapporto quindi abbastanza sorprendente, soprattutto alla luce di quanto predicato per anni anche a livello istituzionale sulla necessità di puntare sull'energia solare per poter contenere gli effetti prodotti dall'utilizzo di energia derivante da fonti fossili, promuovendo un consumo di combustibili puliti in grado di impattare in maniera meno drammatica sull'ambiente.   

Il fotovoltaico sarebbe meno conveniente rispetto ad altre fonti di energia

(Secondo un report UE, il fotovoltaico sarebbe più costoso rispetto ad altre fonti energetiche)

Il rapporto in questione è arrivato proprio mentre si discuteva in ambito europeo l'adozione del Pacchetto clima energia 2030 e ha destato un certo scalpore, soprattutto in considerazione del particolare accento che in questi anni è stato posto sull'energia solare. Andrebbe però ricordato che esso si basa su dati riferiti al 2012 e non tiene quindi in conto alcuni particolari importanti, come la discesa continua dei prezzi degli impianti avvenuta a ritmo accelerato nel corso degli ultimi due anni. Una discesa che ha reso sempre più conveniente l'adozione dei pannelli solari, nonostante la fine del regime degli incentivi che aveva contraddistinto la prima fase di affermazione di questa tecnologia. Anche i rendimenti degli impianti, peraltro, hanno fatto segnare importanti risultati, tanto da spingere importanti centri studi, come il Research Market di Deutsche Bank ad indicare proprio nel fotovoltaico il settore di energia rinnovabile che potrebbe riservare le migliori sorprese nell'immediato futuro, partendo proprio dal 2014, in cui l'energia solare ha fatto segnare nuovi importanti primati in termini di diffusione e produzione.
Al contempo, va specificato come proprio il fatto che la produzione di pannelli e celle fotovoltaiche avvenga in Cina, rischi di rivelarsi un vero boomerang in termini di costi. Un boomerang innescato del resto dalla guerra portata avanti dai produttori cinesi al resto del mondo, spesso a colpi di dumping, che hanno espulso dal mercato un grande numero di imprese concorrenti mettendo addirittura a repentaglio la possibilità dell'industria fotovoltaica mondiale di tenere dietro al boom della domanda previsto per il prossimo anno.

Un impianto fotovoltaico

(Il costo degli impianti fotovoltaici continua a calare molto rapidamente)

Se il report sembra sconfessare parzialmente quanto fatto nel corso degli anni, con una promozione spesso acritica del fotovoltaico, va anche ricordato che la ricerca scientifica portata avanti in varie parti del mondo ha dato ultimamente risultati che sembrano prefigurare costi sempre più bassi per la produzione dei componenti degli impianti fotovoltaici che andrebbero a loro volta a saldarsi con rendimenti molto più elevati. Una delle condizioni che del resto erano state poste dagli addetti ai lavori come condizione essenziale per una nuova fase di sviluppo dell'energia solare in grado di fare a meno dei sussidi governativi. Al riguardo basta ricordare come tra il primo e il secondo trimestre dell'anno in corso il silicio, il materiale maggiormente usato per le celle, è passato da 10 a 9 centesimi per Watt, mentre gli altri materiali sono scesi da 42 a 40 centesimi. Il dato è contenuto in un report di GTM Research e fa capire come probabilmente lo studio della Comunità Europea possa essere considerato abbastanza fuorviante alla luce della continua ridefinizione di alcuni parametri fondamentali. 

AutoreDott. Dario Marchetti


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