Il rum Bacardi si fa green: distilleria alimentata tramite turbine eoliche
I grandi marchi danno spesso l'esempio in fatto di sensibilizzazione alle energie rinnovabili e alla sostenibilità ambientale, elaborando progetti e modificando i loro impianti in modo da venire incontro all'esigenza imperante di modificare il nostro stile di consumo energetico. Tra queste, troviamo il brand associato al rum più famoso al mondo, la Bacardi, che ha mostrato nel tempo un avvicinamento alle tematiche green e un interessamento preferenziale all'eolico.

(La Bacardi alimenta la propria distilleria a Puerto Rico con due turbine eoliche da 250 KW ciascuna)
Le turbine di Puerto Rico
Nell'aprile del 2010 la Bacardi Corporation ha inaugurato un piccolo impianto eolico composto di due sole turbine da 250KW ciascuna, per alimentare con energia rinnovabile la distilleria situata a Cataño, a Puerto Rico. La struttura - la prima dell'isola - si è rivelata fondamentale sia per l'industria Bacardi, sia per l'isola, in quanto è in grado di generare 1,000,000 di kWh di elettricità all'anno, provvedendo così al sostentamento energetico della fabbrica in una percentuale che varia tra il 3 e il 7%. Le turbine riescono anche nell'intento di ridurre di circa 900 tonnellate le emissioni di carbonio. È stato inoltre calcolato che la quantità di energia prodotta corrisponderebbe a quella mediamente consumata da 100 famiglie in un anno.
Il progetto è stato portato avanti grazie all'impegno di tre aziende distinte: la Aspenall Energies, con base a Cataño, che è la proprietaria delle due turbine e si occupa del loro mantenimento; la Bacardi, che ha sottoscritto un accordo con la Aspenall per l'acquisto dell'energia prodotta dall'impianto; la Nedwind, la società manifatturiera olandese che ha materialmente provveduto alla costruzione delle turbine, che sono alte circa 137 piedi e posseggono un rotore del diametro di 75 piedi.

(Le due turbine eoliche sono alte 137 piedi e sono costruite in modo da ridurre l'impatto ambientale)
L'impianto ha avuto un impatto molto positivo sul territorio, in quanto è stato concepito in modo da non interferire con la zona residenziale circostante – le turbine sono state collocate a una distanza di circa 450 metri dalle case – e con la flora e fauna locali. Le torri, così come sono state costruite, non causano danni alle specie volatili del territorio, grazie anche agli studi del prof. Raul Pérez-Rivera dell'Università di Puerto Rico che ha condotto diverse ricerche per il progetto Bacardi. Inoltre, le turbine sono in grado di fermarsi da sole in caso di vento molto forte, per evitare danni all'impianto e magari alla zona circostante.
L'energia prodotta dalla struttura, a quattro anni di distanza dall'installazione, si è rivelata fondamentale sia per la distilleria, sia per le numerose attività del Bacardi Visitor Centre che ospita ogni anno milioni di turisti interessati alla storia del rum più famoso al mondo. "Le due turbine in scala industriale producono una quantità di energia sufficiente ad alimentare il nostro Visitor Centre, una delle attrazioni turistiche principali di San Juan", afferma infatti Magaly Feliciano, una delle manager della Bacardi a Puerto Rico. Ma non si può nemmeno dimenticare l'impatto energetico dell'impianto sul territorio circostante: l'apertura all'eolico sull'isola gioca un ruolo determinante rispetto al progetto della PREPA (Puerto Rico Electric Power Authority) di rendere Puerto Rico autonoma a livello energetico, azzerando soprattutto l'utilizzo di combustibili fossili (il 72% dell'energia locale è prodotta tramite petrolio); incoraggiando e incentivando a livello economico le rinnovabili, c'è la possibilità che Puerto Rico scelga di sfruttare solo ed esclusivamente quelle risorse naturali come sole e vento che abbondano sul territorio e che potrebbero ridurre l'inquinamento e la vulnerabilità dell'isola sui mercati internazionali.
La Bacardi è impegnata d'altronde da anni sul fronte delle rinnovabili, grazie anche al programma per la sostenibilità ambientale "Good Spirited: Building a Sustainable Future", stilato nel 2006 e mirato a ridurre gli sprechi di risorse naturali come acqua o vento, ma anche le emissioni di gas inquinanti.




