Energia, acqua, rifiuti e trasporti. La rete sostenibile dell'ecoquartiere Hammarby Sjöstad

Pur non essendo semplice, la transizione verso una società ambientalmente più sostenibile non è impossibile. La dimostrazione dell'effettiva possibilità di migliorare la qualità ecologica anche degli ambienti urbani viene dai numerosi esperimenti già in atto in varie parti del mondo che hanno dato vita ad eco-quartieri diventati un vero e proprio modello per la creazione di aree urbane sostenibili. Hammarby Sjöstad è uno di questi.

Visione panoramica del quartiere Hammarby

(Visione panoramica del quartiere Hammarby. Foto da www.white.se

Interessante ed efficace esperimento di sostenibilità volto alla creazione di un quartiere energeticamente autonomo e con minime emissioni di gas serra, questo quartiere alla periferia di Stoccolma da ex area industriale dismessa e inquinata è diventato un vero e proprio modello di pianificazione ecologica urbana. L'aspetto probabilmente più interessante del "Modello Hammarby", ciò che lo ha reso così efficace nel raggiungimento degli obiettivi che si prefissava, è la gestione reticolare di tutte le risorse e i servizi che contribuiscono a rendere ambientalmente sostenibile questa cittadina periferica. 

Hammarby Sjostad

(Il quartiere Hammarby Sjöstad. Foto da www.tengbom.se)

La riuscita di questo esperimento, tuttavia, non nasce dal nulla, ma è il risultato di un proficuo incontro tra due diversi progetti. Da un lato, i tentativi – talvolta riusciti – di bonificare, riqualificare e riconvertire le vecchie aree industriali europee spesso inglobate nel tessuto cittadino (si pensi, ad esempio, a ciò che è stato fatto in Germania con la riqualificazione della Ruhr). Dall'altro lato, l'esperimento di Hammarby Sjöstad è uno dei risultati ottenuti attraverso un lungo lavoro svolto dalla città di Stoccolma nella pianificazione e nell'attuazione di politiche urbane ispirate ai principi della sostenibilità ambientale

La storia

A partire dagli anni Novanta, la città di Stoccolma comincia a fissare una serie di obiettivi per diventare più verde e per aumentare la qualità della vita dei propri abitanti. Comincia quindi a incentivare l'utilizzo di mezzi pubblici e biciclette, a ridurre la produzione di rifiuti incentivandone la differenziazione e utilizzandoli in parte per la produzione di riscaldamento, a realizzare numerosissime aree verdi cittadine (uno degli obiettivi da realizzare al 2015, ad esempio, è la presenza di aree verdi nel raggio di 200 metri da ciascuna abitazione urbana), a promuovere l'uso di energie rinnovabili e così via. Tra i vari progetti vi è anche la riqualificazione delle aree periferiche situate ad anello intorno al centro storico. Hammarby Sjostad è una di queste aree periferiche.

Situata sulle sponde dell'omonimo lago, a partire dagli anni Venti del Novecento diventò sede di attività produttive e industriali di media grandezza. La storia della sua trasformazione in eco-quartiere modello comincia negli anni Novanta, quando la Svezia si candida ad ospitare le Olimpiadi del 2004. Secondo i progetti, si prevedeva di realizzare proprio ad Hammarby il villaggio olimpico. Com'è noto, la candidatura non andò a buon fine e le Olimpiadi quell'anno si tennero in Grecia. Ciò non impedì, tuttavia, di portare avanti il progetto di riqualificazione di Hammarby, la cui area fu bonificata da tutti gli inquinanti industriali. Si decise quindi di trasformare il progetto iniziale in un nuovo progetto di quartiere residenziale ecologico adatto a ospitare 25 mila residenti in circa 11 mila unità residenziali. 

Energia, acqua, rifiuti e trasporti: una rete per la sostenibilità 

Il modello Hammarby

(La rete sostenibile del modello Hammarby. Immagine da www.hammarbysjostad.se ) 

L'immagine mostra piuttosto chiaramente il modello di sostenibilità adottato per Hammarby Sjöstad. Una rete di relazioni tra le risorse e i servizi che si autoalimenta in un ciclo virtuoso nel quale ciascun elemento contribuisce al funzionamento di uno o più servizi, rendendo il quartiere energeticamente autonomo e produttore di una quantità minima di rifiuti. Tutti gli edifici, residenziali o meno, sono realizzati con materiali sostenibili, privi di sostanze nocive, ed elevati standard energetici, per ridurre all'origine il fabbisogno energetico delle strutture, ovviamente dotate anche di impianti fotovoltaici e collettori solari termici. All'autosufficienza energetica dell'intero quartiere contribuiscono, come si anticipava, tutte le risorse prodotte all'interno dell'area. 

Innanzitutto l'acqua: cuore pulsante della cittadina, l'acqua è lo strumento principale per l'autosufficienza energetica del quartiere, insieme ai rifiuti. Le acque reflue degli edifici sono raccolte in apposite cisterne posizionate nel sottosuolo, dove i liquami sono utilizzati per la produzione di biogas che serve per alimentare le cucine domestiche e gli autobus pubblici. I residui solidi sono poi raccolti per essere trasformati in concime, mentre l'acqua riscaldata dal processo di formazione di biogas è a sua volta utilizzata per alimentare la rete di teleriscaldamento cittadino e, una volta raffreddata, per alimentare anche il teleraffreddamento. L'acqua piovana, invece, viene canalizzata dalle strade e immessa nel lago dopo essere stata purificata, ma una gran parte di essa viene assorbita dalla presenza di numerosi tetti verdi sugli edifici, che contribuiscono ad evitare gli allagamenti e a migliorare la qualità dell'aria.

Sorte simile tocca ai rifiuti. Questi, adeguatamente selezionati e differenziati, sono raccolti in altre cisterne sotterranee suddivise in base alla tipologia di rifiuto. Da qui i rifiuti riciclabili sono poi spediti, mediante un sistema di tubi pneumatici, ai centri di riciclaggio o, per i rifiuti organici, ai centri di compostaggio per la produzione di concimi. I rifiuti non riciclabili sono spediti agli inceneritori per essere utilizzati come carburante degli impianti di cogenerazione, per la produzione di elettricità e riscaldamento. A ciò ci aggiunge anche la presenza di una centrale idroelettrica

Come si nota, il modello Hammarby si basa sull'idea che il quartiere è un vero e proprio ecosistema urbano, nel quale anche i prodotti di scarto sono reinseriti all'interno del sistema per permetterne il funzionamento. Di questo ciclo virtuoso fa parte anche il sistema dei trasporti. Come facilmente intuibile, nel quartiere la mobilità automobilistica è del tutto scoraggiata a favore dell'utilizzo di mezzi pubblici e, soprattutto, degli spostamenti pedonali e ciclabili nelle strade interne al quartiere.  L'area è collegata al centro storico di Stoccolma con mezzi pubblici di vario tipo: una metropolitana leggera di superficie, traghetti e linee di autobus alimentati a biogas. Sono inoltre presenti vari servizi di car sharing e car pooling con automobili a basse emissioni.  

Per saperne di più si consiglia la lettura di:

S. Mazzucchelli, Edifici ad energia quasi zero: materiali, tecnologie e strategie progettuali per involucri e impianti innovativi ad alte prestazioni, Maggioli Editore, 2013
V. Zucchi, La qualità ambientale dello spazio residenziale, Franco Angeli, 2011
D. Marescotti, Eco-alternative: il caso di Hammarby Sjostad a Stoccolma 

AutoreDott.ssa Serena Casu


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