WWF:la pressione ambientale sugli sprechi alimentari italiani

Nel 2012 il WWF ha lanciato la campagna "One Planet Food", al fine di promuovere dei modelli alimentari a basso impatto ambientale. Il progetto è nato per accelerare la riduzione degli sprechi alimentari, che influiscono negativamente sulla natura, oltre a rappresentare un enorme dispendio per le tasche di tutti. Il rapporto intende fornire "un primo dato nazionale delle dimensioni ambientali degli sprechi alimentari, esprimendo la pressione che la frazione di cibo sprecato ha in ogni caso generato sull'ambiente per mezzo di tre indicatori: la quantità di gas serra (GHG) emessa lungo la filiera fino a distribuzione, la quantità di acqua consumata (acqua blu) nei processi di coltivazione/allevamento e nella fase industriale e la quantità di azoto reattivo (Nr) immessa in ambiente nella fase di coltivazione/allevamento".

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(One Planet Food)

Ciò che il WWF recrimina è la mancanza di dati veri sullo spreco alimentare italiano, che non è stato mai effettivamente documentato, prima del rapporto "Quanta natura sprechiamo". Solo l'indagine del 2011, portata avanti dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari dell'Università di Bologna47, ha fornito dei numeri, che hanno registrato una media di 20 milioni di tonnellate di cibo sprecato ogni anno."Tale risultato di spreco è dato dalla differenza tra i dati FAOSTAT48 (al momento la più grande e completa base di dati statistici in materia di alimentazione ed agricoltura) sulla quantità di cibo disponibile procapite ogni giorno e i dati Inran49 sul consumo pro capite giornaliero di cibo". Nel 2012 il WWF in collaborazione con la Seconda Università di Napoli ha scoperto che sono stati sprecati 1226milioni di metri cubi di acqua per produrre cibo mai consumato. Il 46% per lo spreco di carne, il 29% per cereali e derivati, il 22% di frutta, verdura e tuberi e il 3% per latte e derivati. 

Oltre al cibo prodotto e che arriva sulle tavole, l'analisi focalizza l'attenzione anche sulla produzione agricola non raccolta, che secondo i dati ISTAT ammonta a 18milioni di tonnellate. Ma anche lo spreco dell'industria agroalimentare si attesta intorno a 2milioni di tonnellate di cibo, in cui i prodotti scartati vanno a finire tra i rifiuti.La maggior parte degli sprechi si verifica soprattutto nella lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi (26%) e nell'industria lattiero-casearia (21%). Per quanto riguarda invece la fase della distribuzione, le stime  ammontano a oltre 260.000 tonnellate di prodotti alimentari buttati (per un totale di 900 milioni di euro).

 

E in tutto questo, quanto danno in meno si potrebbe fare all'ambiente? Bisogna considerare che l'agricoltura ha  trasformato completamente il 70% dei pascoli, il 50% delle savane, il 45% delle foreste decidue temperate e il 25% delle foreste tropicali. Lo sfruttamento del suolo e quello che viene definito anche il "land use change" nonostante l'emissione di gas serra (è responsabile del 35% delle emissioni di anidride carbonica) e  la distruzione dei territori, non viene utilizzato solamente per sfamare la popolazione, ma il il 35% della produzione agricola serve per gli animali e il 5% per le industrie. Inoltre importante è anche l'utilizzo del 54% dei corsi d'acqua naturale per l'irrigazione dei campi e questo equivale a 4mila chilometri cubi di acqua che sgorgano annualmente. Oltre alla produzione da parte delle industrie di 120milioni di tonnellate di azoto l'anno, che introducono nell'ecosistema più azoto di quanto ne riesca effettivamente ad utilizzare.

Questa pressione ambientale è connessa a tutta la catena alimentare, partendo dal contadino fino ad arrivare sul piatto a tavola. Per cui l'auspicio del WWF è quello di "contrastare lo spreco, apportando modifiche ad ogni anello della catena alimentare umana" in quanto questo "rappresenta una grande opportunità per la realizzazione di una green economy low carbon, low water e low nitrogen che promuova un uso efficiente delle risorse naturali". Ed in ultima analisi ricorda che "il rapporto evidenzia come la riduzione degli sprechi debba diventare una priorità e come molteplici vantaggi possano essere ottenuti bilanciando meglio la produzione con la domanda".

AutoreDott.ssa Gloria Maria Rossi


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