Twitter lancia Radar, l'app anti-suicidio

Ogni anno nel mondo si suicidano oltre 800mila persone, una ogni quaranta secondi. Ma sono pochi i Paesi impegnati con strategie nazionali volte a fronteggiare questo dilagante e triste fenomeno. Numeri impressionanti che hanno spinto un organismo sociale britannico a lanciare "Radar", un'applicazione gratuita volta proprio a contrastare l'alto numero di coloro che si tolgono la vita.

In che modo è possibile, vi chiederete? Il dispositivo riesce ad intercettare, mediante un algoritmo, i tweet dei nostri amici che contengono frasi angoscianti, minacciose e che possono, dunque, annunciare un possibile gesto inconsulto. Il sistema, attualmente in lingua inglese, riesce a captare espressioni tipiche di un disagio psicologico. È proprio il caso di dire che si tratta di una forma di tecnologia salvavita, gratuita e che può essere disattivata in ogni momento.

LOGO TWITTER

(L'app Radar analizza i tweet e scova frasi che rivelano un presunto disturbo psicologico)

Circa il 75% del totale dei suicidi, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità che a settembre ha organizzato la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, si verifica nei Paesi a basso e medio reddito. Una realtà che purtroppo presenta come sfondo anche l'Italia dove un'incidenza alta si registra tra i giovani.

L'app si scarica sul proprio smartphone ed avvisa l'utente quando qualcuno tra i nostri contatti presenta tendenze suicide, nascondendo l'intenzione di togliersi la vita dietro determinati pensieri tenebrosi e cupi.  Una volta ricevuta la notifica, bisogna intervenire immediatamente per offrire un rapido supporto, facendo ovviamente attenzione ai falsi allarmi. "Radar", creata dalla fondazione "Samaritans" specializzata in temi di consulenza psicologica, è stata sviluppata in base ad alcune ricerche che dimostrano quante persone si siano effettivamente uccise dopo aver "cinguettato" frasi tristi ed inquietanti. Un meccanismo che si rivolge soprattutto alla platea tra i 18 e i 35 anni, soliti utilizzare social network per comunicare i propri stati d'animo.

"Sono stanco di vivere", "sono depresso", "mi odio", "sono solo": queste alcune delle frasi sospette che contengono possibili parole chiave che l'applicazione "Radar" segnala come pensieri alla base di potenziali suicidi. A livello internazionale, a detta dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, il suicidio rappresenta la seconda principale causa di morte nella fascia di età 15-29 anni. Una tragedia che in alcuni casi potrebbe essere prevista ed evitata. "Sappiamo che le persone affette da depressione ricorrono spesso a internet come primo supporto, ma c'è ancora molto da imparare sul perché questo avvenga" fa sapere con una nota il direttore esecutivo di "Samaritans", Joe Ferns. La depressione è inoltre uno dei temi principali di un'altra applicazione che approderà presto sui nostri cellulari. Si tratta di un dispositivo creato dal dottor Yang Fude, direttore dell'ospedale Huilongguan di Pechino.

La Cina è uno dei Paesi dove il suicidio risulta, infatti, tra le prime cause di morte. L'Organizzazione Mondiale della Sanità conta 120mila cinesi che ogni 12 mesi compiono il gesto estremo perché depressi, stanchi di vivere ed insoddisfatti di quanto costruito nella propria vita. L'applicazione, che sarà attiva quanto prima, si occuperà di studiare l'indice di ansia di ogni utente che potrà poi scegliere di chattare, nei momenti più difficili, con un "amico robot" per ridurre la pressione. Una consulenza, dunque, a portata di smartphone; un supporto emotivo virtuale che potrebbe diventare per tanti una vera e propria ancora di salvezza.

AutoreDott.ssa Tiziana Casciaro


Visualizza l'elenco dei principali articoli