Studio svedese rivela che Facebook può far scoprire chi ha disturbi psichici

La conoscenza passa sempre più attraverso internet. La diffusione della rete ormai è stata definita come senza limiti, ma è nei milioni di aspetti umani che è capace di evidenziare, soprattutto al cospetto di occhi esperti, che sta rivelando enormi potenzialità di studio.

La connessione tra studiosi, la possibilità di confrontarsi su un enorme database comportamentale e poterlo analizzare in tempo reale stanno dando impulsi inimmaginabili anche solo vent'anni fa. Di quest'infinito bacino di umanità disponibile per migliaia di ricerche, già solo studiandone il comportamento si stanno giovando molto le scoperte nelle scienze sociali.

La diffusione di discipline psicologiche e preventive, come la criminologia, sta a dimostrare come i comportamenti umani espressi attraverso la rete, inizialmente forse poco considerati perché ritenuti virtuali e forse in qualche modo artefatti, oggi siano in realtà una base di studio preziosissima.

The dark side of Facebook è un titolo già usatpo in passato per descrivere i fenomeni psicologici che si possono analizzare attraverso il celebre socialnetwork

L'analisi dei social network, poi, già da qualche anno ha permesso di svelare alcuni atteggiamenti sociali che nel gioco pubblico/privato che questi strumenti consentono i soggetti hanno in relazione ai diversi aspetti della vita.

In questo senso uno degli studi più interessanti che vengono pubblicati in questi giorni è quello caratterizzato da un titolo eloquente. Il report, infatti, s'intitola "The dark side of Facebook", il lato oscuro di Facebook, e non vuol essere una critica al più popolato dei social, ma un'analisi degli aspetti tendenzialmente più a rischio delle persone evidenziati proprio attraverso la condotta sul social network.

Dallo studio di alcuni dei tratti dei profili personali espressi con le opzioni di Facebook sarebbe in pratica possibile individuare dei campanelli d'allarme, elementi che potrebbero in futuro risolversi in disturbi psicologici o psichici.

La pubblicazione arriva da Londra, ad opera della rivista specializzata Personality and individual differencies, e diffonde i risultati di uno studio svedese.

La novità contenuta in questo studio è relativa al fatto che già dagli stessi status compilati su Facebook, grazie anche alla combinazione con altri comportamenti espressi attraverso il social, sia possibile capire se i nostri amici stiano o no esprimendo in maniera inconsapevole atteggiamenti "oscuri", tendenzialmente pericolosi.

L'indagine è stata condotta dalla Sahlgrenska Academy di Stoccolma, e spiega come sia possibile ottenere questi risultati.

Lo studio è consistito nell'applicare le conoscenze psicologiche ai profili e alla condotta sul social di trecento utenti; gli studiosi sono arrivati a ottenere un metodo per incrociare certi comportamenti su Facebook come indicativi di certi aspetti della personalità.

Da lì ha preso il via un'analisi che si ritiene in grado di individuare personalità narcisistiche piuttosto che machiavelliche, ma soprattutto profili psicopatici.

Più in dettaglio, ciò che è stato preso in considerazione riguarda l'analisi degli status, il numero di amici e la frequenza degli aggiornamenti, oltre ovviamente a tanti altri aspetti più particolari ancora.

Per avere idea di ciò che i ricercatori hanno messo assieme si può considerare un esempio. La ricerca sostiene che aggiornamenti di status su prostituzione, pornografia o decapitazioni indichino senza dubbio il trovarsi di fronte a una personalità oscura, che sarebbe bene approfondire. Gli individui più aperti ed estroversi, sempre secondo le considerazioni dei ricercatori svedesi, sono quelli che manifestano questa loro caratteristica attraverso un maggior numero di amici, o piuttosto aggiornando la propria pagina con maggiore frequenza.

La prevenzione sociale, dunque, passa molto più di quanto ci aspettiamo attraverso canali che ignoriamo; questo spiega una delle poche buone ragioni del perché i grandi operatori globali della rete vengano regolarmente "spiati", in un tentativo di prevenzione di reati molto gravi connessi alla navigazione in internet.

Autore Stefano Ricci


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