SPS-ALPHA, Centrale solare nello spazio

Bisognerà aspettare il 2025 per la più grande rivoluzione nel campo del fotovoltaico, una rivoluzione senza pari e senza precedenti, un satellite solare che potrebbe fornire energia elettrica ad un terzo del pianeta terra con un solo apparecchio.

Uno studio incredibile portato avanti dalla NASA ed in particolare da John Mankins, un imprenditore aerospaziale ed esperto di energia solare. Il progetto si chiama Solar Power Satellite via Arbitrarily Large PHased Array o, più semplicemente, SPS-ALPHA e si tratta di un satellite che sarebbe in grado di catturare i raggi del sole dallo spazio e trasmetterli alla terra sottoforma di onde.

Il progetto nasce già nel 1997 ma a quell'epoca ricevette innumerevoli critiche per il suo costo esorbitante e le dimensioni irraggiungibili, venne, quindi, classificato come impossibile da realizzare. I dati principali riportati nel progetto descrivono questo satellite con un peso di 50 mila tonnellate, un costo di un trilione di dollari e una superficie complessiva di ben 5x10 chilometri. Cifre da capogiro, in sostanza progetto archiviato.

SPS-ALPHA, satellite solare NASA

(SPS-ALPHA, satellite solare NASA)

Gli studi, le ricerche e le sperimentazioni sia in campo aerospaziale ma soprattutto in campo fotovoltaico e solare hanno compiuto passi da gigante e ora il progetto della SPS-ALPHA e tornato alla ribalta e forse la sua fattibilità sta diventando plausibile.

Non a caso l'efficienza energetica dei pannelli fotovoltaico dall'attuale 10% si sta facendo salire ben al 30. D'altronde, a conti fatti, se i benefici sono quelli detti, aspettare anche oltre un decennio ne varrebbe assolutamente la pena.

SPS-ALPHA è, quindi, un satellite dalla configurazione formale riconoscibile in quella di un bicchiere da Martini. La differenza sostanziale fra il nuovo ed il vecchio progetto sta nella cosiddetta "logica dello sciame". Il vecchio e ingombrate involucro compatto pensato in precedenza, è stato sostituito da un "gregge biomimetico di moduli più piccoli", in quanto si ha "l'intenzione di imitare il modo semi-automatico di operare degli insetti, come le api negli alveari o le colonie di formiche", come dichiara Mankins.

SPS-ALPHA, satellite solare NASA

(SPS-ALPHA, satellite solare NASA)

Questa "logica dello sciame" fa riferimento anche alle componenti, oltre che alle dimensioni. Il satellite sarà costruito interamente da una fitta trama di specchi a film sottile, al posto dei pannelli tradizionali in silicio. Lo specchio è una caratteristica fondamentale del progetto perché nello stesso si vogliono sfruttare proprio le potenzialità fisiche si questi sistemi. Gli specchi, infatti, riflettono l'energia solare, e, grazie al loro posizionamento strategico e al loro raggio di curvatura, concentrano la luce verso la zona più stretta dell'imbuto e la trasmettono alla terra sotto forma di micro onde.

A ricevere queste onde sulla terra sarà un'ulteriore struttura di supporto, una piattaforma. Si tratta di un ricevitore delle dimensioni dei 6 agli 8 chilometri di diametro, posto a 5 o 10 metri dalla superficie della terra. Questa piattaforma è composta da milioni di diodi che hanno il compito di raddrizzare le onde ricevute e trasformarle in potenziale elettrico.

La piattaforma sarà molto simile ad una rete da pesca e i diodi saranno talmente efficienti da essere in grado di utilizzare l'80 se non il 90% dell'energia ricevuta.

Naturalmente ci sono anche dei problemi per quanto riguarda, ad esempio, il surriscaldamento delle particelle del SPS-ALPHA. Le soluzioni sono varie, come la sperimentazione di nuovi materiali oppure la costruzione di moduli ancora più piccoli e indipendenti oppure ancora la costruzione degli stessi moduli in carbonio anziché in alluminio.

AutoreDott.ssa Chiarina Tagliaferri


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