Rhu, le capanne solari di ikea per i rifugiati
Negli ultimi due anni la Fondazione IKEA ha portato avanti una collaborazione eccezionale con uno speciale team di designer svedesi e alcuni membri dell'UNHCR, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, con lo scopo di perfezionare la struttura degli alloggi per i profughi. In tutto il mondo sono milioni i bambini e le famiglie costretti a lasciare le loro case a causa di guerre, fame e persecuzioni razziali o religiose. Ammassati nei campi profughi, spesso questi individui sono troppo numerosi per gli alloggi disponibili ed essi stessi sono molte volte inadatti per l'ambiente che li circonda.
Il 20 giugno di quest'anno, durante il World Refugee Day, la Fondazione IKEA ha svelato il proprio progetto: Rhu, un'abitazione ecosostenibile pensata per dare un senso di "casa" a chi la abita. Un progetto volto a dare dignità e sicurezza a chi è stato forzatamente spinto via dal proprio Paese e che spesso è costretto a restare nei campi profughi oltre un decennio.

(Unità abitativa Rhu)
Il primo prototipo di Rhu, Refugee Housing Unit, è attualmente testato in Etiopia dai rifugiati somali alloggiati presso il campo dell'UNHCR Dollo Ado. Lo scopo del test è quello di rilevare tutte le necessità degli abitanti dell'alloggio e renderlo il più idoneo alle loro esigenze possibile. Questo progetto è parte di uno stanziamento della Fondazione IKEA da 73 milioni di euro, volto a migliorare le vite degli individui nei campi per rifugiati di Etiopia, Sudan e Bangladesh, toccando sia il lato abitativo che l'educazione e la riunificazione famigliare.
Rhu ha la forma di una piccola casa a due porte (18 metri quadrati in tutto), l'edificio è leggero per essere facilmente trasportabile in tutto il mondo e l'energia solare garantisce l'illuminazione notturna, cosa che attualmente manca in molti campi a causa della scarsità di energia elettrica. L'alloggio è ricoperto di una particolare copertura, la Rhulite, atta ad assorbire il calore durante il giorno e rilasciarlo durante la notte, evitando così agli abitanti di soffrire per gli sbalzi termici e per l'avvicendarsi delle stagioni.
Una particolarità estremamente importante della Rhulite, che compone anche le porte e le pareti dello stabile, è quella di non mostrare ombre all'esterno quando illuminata dall'interno, dettaglio importantissimo in situazioni in cui, non solo vi è una generale mancanza di privacy, ma anche la sicurezza degli abitanti dei campi profughi è fortemente a rischio e i primi ad essere attaccati sono i nuclei in cui non è presente un uomo.

(L'interno di Rhu)
In ultimo, Rhu segue la filosofia della casa svedese produttrice di mobili: è pratica da trasportare e da montare. Questi alloggi sono infatti disponibili in scatole FlatPack assemblabili in mezza giornata, un'altra svolta per la costruzione di campi profughi che spesso vedono arrivare migliaia di persone all'improvviso in un solo giorno. Come confermato dal Project Manager di Rhu, Johan Karlsson, queste unità abitative devono essere leggere e facili da trasportare in quanto vengono mandate nelle zone più remote del mondo, ma contemporaneamente devono essere resistenti alle dure condizioni di vita del campo profughi.
Il progetto sembra fin qui perfetto, una svolta per la sistemazione dei rifugiati di tutto il mondo. Il problema è che esso non è esattamente a buon mercato. Vista la tecnologia impiegata per costruire queste abitazioni, il costo di produzione di ognuna è di circa sette mila dollari, una cifra non indifferente per campi che vivono di sussidi da parte degli stati o dalle donazioni dei privati. IKEA sta però già lavorando per ridurre i costi di Rhu e intravvede già la possibilità di fare di questa struttura la casa, temporanea, di milioni di persone.








