Quando l'eco arriva dal bagno: presto orinatoi ecologici

La sfida all'implementazione di pratiche eco compatibili passa anche per il bagno.

Non è una battuta, anzi, è nelle cifre che si tratti di un argomento molto serio. Le cifre sono quelle dell'acqua che viene usata per i vasi sanitari, sia nelle case che nei luoghi pubblici. Migliaia di litri ogni giorno, che pongono anche da questo punto di vista l'accento sulla improcrastinabile necessità di gestire meglio una risorsa ormai sempre più importante qual è l'acqua.

L'Unione europea compie anche in questo dei passi avanti, seppur con una qualche lentezza atavica che la contraddistingue.

Sulla Gazzetta ufficiale europea sono stati pubblicati i criteri che bisogna seguire per ottenere il marchio europeo sulla qualità ecologica, meglio conosciuto come Ecolabel.

Premettendo che si tratta di un marchio facoltativo, il gruppo di prodotti che vengono presi in considerazione sono proprio i sanitari, sia i vasi sanitari a scarico d'acqua e gli orinatoi, domestici e no. L'elenco dei  prodotti, tuttavia, non ricomprende i sedili quando sono commercializzati separatamente dallo scarico d'acqua.

Ma soprattutto esclude tutti gli elementi dei vasi sanitari che non utilizzano l'acqua. Sono ormai tante, infatti, le aziende che, proprio in nome dell'ottimizzazione dell'uso dell'acqua, hanno immesso sul mercato una serie di prodotti che utilizzano sostanze chimiche, o in altri casi impiegano un sistema di valvole che si apre al passaggio dei prodotti organici e si richiude automaticamente.

Uno scarico che non utilizza acqua, modello della Duravit

I criteri stabiliti, tuttavia, riguardano una serie precisa di caratteristiche.

Anzitutto l'uso efficiente dell'acqua, quindi la prestazione del prodotto, le miscele e/o sostanze escluse o soggette a limitazioni d'uso, l'impiego del legno come materia prima, sia esso vergine o riciclato. Altri elementi presi in considerazione per ottenere la certificazione anche la durabilità del prodotto e la capacità di ridurre l'impatto ambientale una volta terminato il ciclo di vita utile. Ai fini dell'acquisizione del marchio, infine, bisogna considerare anche le istruzioni per l'installazione e l'utilizzo. Quest'ultimo elemento, è evidente, fa riferimento al fatto che Ecolabel è stato pensato anzitutto come un marchio a garanzia del consumatore circa la qualità delle informazioni scientifiche dei prodotti.

Il valore di questa certificazione, composta nel complesso da sette criteri che la disciplinano, ricade direttamente anche sull'impatto ambientale complessivo che viene calcolato per gli edifici, sia residenziali che non residenziali, elemento che ne fa capire la portata.

Tuttavia il marchio poteva essere ancora più completo, visto che finalmente si era deciso di estenderlo anche a questa particolare categoria di prodotti. I sistemi di scarico che non utilizzano acqua, infatti, se da un lato non vengono inclusi per quello che appare come l'evidente vantaggio di non disperdere acqua, dall'altro però comunque impiegano energia per alimentare i sistemi in dotazione.

E la filosofia di Ecolabel, in questo settore, voleva proprio essere riuscire a ridurre in senso complessivo l'impatto di questi prodotti, non solo per le quantità d'acqua che impiegano, ma anche per il consumo energetico.

Il marchio, tuttavia, arriva dopo un lavoro di due anni da parte dei tecnici comunitari, che hanno iniziato il lavoro nel gennaio del 2011, con uno step intermedio che si è tenuto a Siviglia. Ecolabel che nelle sessanta pagine che lo compongono ha comunque il merito di dare regole e mettere ordine in senso eco sostenibile a un settore che di regole in questo senso ne ben poche.

E anche se ci saranno difformità su alcuni elementi, come la portata dello scarico, destinata a generare differenze tra paesi UE, comunque si deve considerare un importante passo avanti verso la sempre ormai prossima realizzazione di case totalmente eco compatibili.

Autore Stefano Ricci


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