Progetto Green Woolf: la lana diventa fertilizzante per gli orti
Innovativo e originale nell'ambito del riciclo dei materiali in disuso è il progetto Green Woolf. Esso consiste nella lavorazione e trasformazione della lana di scarto in fertilizzante per gli orti.
Cofinanziata dall'Unione Europea, questa iniziativa porta l'impronta e il marchio italiano e vede impegnati nella sua realizzazione l'Istituto per le Macromolecole Cnr Ismac, nella sede di Biella, il Politecnico di Torino e l'azienda meccano tessile Obem spa.
Secondo quanto dichiarato dall'Ismac "esistono lane di così bassa qualità da non essere adatte ad usi tessili convenzionali, che rappresentano un sottoprodotto dell'allevamento ovino per la carne e il latte."
Di fronte ad una normativa europea che considera la lana un rifiuto speciale (categoria 3) e quindi bisognoso di essere smaltito attraverso processi non convenzionali, complessi e dalle spese molto elevate, le parti coinvolte hanno riscontrato la necessità di trovare una soluzione a questo problema. Un modo per liberarsi della lana di scarto senza dover sostenere costi proibitivi.
Lo studio, però, ha anche un altro scopo, quello di combattere il grave problema dell'abbandono di tale rifiuto nei campi. Un'operazione proibita perché ritenuta illegale e pericolosa per la diffusione di malattie.
"Trasformare – sostiene l'Ismac – la lana sucida di scarto in fertilizzante – ammendante agricolo rappresenta una tecnologia efficace", utile per riciclare biomassa. Un'alternativa intelligente, quindi, che apre la strada a nuove potenzialità nell'ambito dello smaltimento di rifiuti, destinato, sempre di più, a diventare ecosostenibile e a generare un circuito di utilizzo, scarto e riutilizzo di un materiale.
In quest'ottica, la lana diventa una risorsa rinnovabile da trasformare in un composto diverso e usato in un settore differente, nella fattispecie in quello agricolo come fertilizzante azotato.
(Schema del procedimento di trasformazione della lana di scarto in fertilizzante)
Per ottenere questo tipo di concime, gli scarti sucidi (lana della tosa, cascami, vecchi vestiti) sono sottoposti ad un trattamento di idrolisi, che utilizza acqua surriscaldata e non prevede il lavaggio della lana. In questo modo, si riduce la quantità di effluenti inquinanti prodotti da questo processo e si evita anche il ricorso a tutti quei solventi pericolosi per l'ambiente.
Il prodotto ottenuto è un fertilizzante naturale, la cui applicazione comporta dei vantaggi ambientali ed economici.
Nel primo caso, riciclando in toto la lana di scarto si evita di farla finire nelle discariche e usandola come concime per orti, pascoli, campi si favorisce la capacità del suolo di trattenere l'acqua e questo aspetto, nei terreni di montagna, allontana il pericolo di frane.
Nel secondo caso, si abbattono i pesanti costi delle operazioni di smaltimento previste per i rifiuti speciali. A ciò si aggiunge, una riduzione delle spese di trasporto in quanto il progetto si prefigge l'obiettivo di installare gli impianti per la trasformazione della lana direttamente nelle aree dove è presente l'allevamento ovino.
Avviare su larga scala il progetto Green Woolf significa, inoltre, dare vita ad una nuova filiera produttiva, che necessitando di personale specializzato, aprirà la strada alla formazione e all'impiego di nuovo personale in grado di occuparsi del procedimento di lavorazione e reimpiego degli scarti di lana.
Le immagini sono state tratte dal pdf informativo rilasciato dall'Ismac.

