Nel 2030 il 20% dell'elettricità mondiale potrebbe derivare dall'eolico

Nel 2030 la quota complessiva di elettricità mondiale prodotta con l'energia eolica potrebbe raggiungere il 20%. In base a questi numeri, le pale riuscirebbero a fornire 2000 GW, dando vita di conseguenza ad un indotto imponente in grado di assicurare oltre due milioni di posti di lavoro. Inoltre potrebbero riversare i loro benefici effetti sull'ambiente contribuendo in maniera estremamente significativa a ridurre ogni anno le emissioni di anidridi carbonica di 3 miliardi di tonnellate. Dati considerati molto incoraggianti dagli addetti ai lavori che sono stati oggetto di discussione nel corso di una conferenza svoltasi a Pechino sul futuro dell'eolico e i quali sono contenuti all'interno di un report formulato dal global Wind Energy Council in concorso con Greenpeace International. Lo studio in questione ha disegnato, come è del resto consueto in documenti di questo genere, una serie di scenari differenti, ipotizzando politiche e normative più o meno favorevoli alla tecnologia basata sul vento, con proiezioni riguardanti il 2020, il 2030 e il 2050. Proiezioni nelle quali tra gli elementi di valutazione sono stati considerati fattori come il potenziale energetico, la diminuzione dei costi, il fattore occupazionale, gli investimenti e la riduzione di emissioni di CO2 e di gas ad effetto serra.

(L'eolico potrebbe fornire il 20% di elettricità mondiale nel 2030) 

Il punto di partenza è quello rappresentato dai 318 GW prodotti dall'energia eolica nel corso del 2013. Un volume al quale dovrebbero aggiungersi altri 45 GW nell'anno in corso. Si tratta di volumi ancora molto lontani da quelli che potrebbero trasformarsi in realtà nel futuro, soprattutto se, come viene risolutamente affermato nel rapporto, l'industria eolica potesse contare su un adeguato regime di incentivazione e su una leadership in grado di far capire la necessità di rivolgersi con sempre maggiore decisione ad una tecnologia ormai considerata vitale per poter ottenere risultati concreti e di ampia portata nella lotta alle emissioni di CO2, considerate le principali responsabili del riscaldamento globale in atto.
Va infatti considerato che oltre il 40% dell'anidride carbonica e il 25% circa dei gas serra sono la conseguenza delle scelte operate nel settore energetico. Già nel 2020, con un piano in grado di aggredire con forza le cause del problema, si potrebbe arrivare ad una riduzione annua di oltre un miliardo di tonnellate di anidride carbonica, ovvero la quantità emessa in concorso da Italia e Germania.

Considerato che nel corso del 2015 si svolgerà a Parigi una conferenza internazionale considerata estremamente importante per la lotta all'inquinamento ambientale, proprio un sostegno sempre più convinto all'eolico potrebbe essere una delle chiavi di volta per un accordo proficuo. Va ricordato infatti, come del resto ricordato da Steve Sawyer, amministratore delegato del Global Wind Energy Council, che proprio la tecnologia basata sullo sfruttamento del vento costituisce ormai l'opzione energetica meno onerosa, soprattutto in considerazione di prezzi che tendono a scendere con estrema rapidità anche grazie alla diffusione degli impianti in un numero di paesi sempre più elevato. Resta però da sconfiggere una reputazione non brillantissima dell'eolico, soprattutto quello off-shore, contro il quale minacciano di battersi le popolazioni delle coste interessate e che trovano spesso una sponda istituzionale come accaduto di recente in Sicilia, ove il governatore Crocetta si è espresso con grande determinazione per il varo di una legge in grado di porre vincoli paesaggistici in grado di arginare la costruzione di impianti in grado di produrre energia dal vento.  

AutoreDott. Dario Marchetti


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