Soglie troppo alte, l'Europa riveda i limiti per le polveri sottili
L'Unione europea dovrà presto correre ai ripari in materia di inquinamento ambientale. Almeno secondo uno studio pubblicato di recente dalla rivista scientifica Lancet, relativo a tredici località del Vecchio continente.
La ricerca evidenzia, infatti, un dato molto preoccupante, ossia che le polveri sottili rilasciate nell'aria che respiriamo da numerosi agenti inquinanti uccidono anche al di sotto dei limiti considerati "buoni" dalla Commissione europea.
Il lavoro è stato realizzato dalla ESCAPE, l'European Study of Cohorts for Air Pollution Effects, e coordinato dall'università olandese di Utrecht (http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(13)62158-3/abstract).
Nello studio i valori da considerare come soglia, per i quali cioè si verificherebbe un aumento della mortalità proprio per effetto delle polveri sottili, sarebbero di cinque microgrammi per metro cubo. Superare ciascuna di queste soglie farebbe incrementare il rischio per la salute al 7%.
Un dato che non dice molto, ma tradurlo in un altro parametro rende immediata l'evidenza della gravità della situazione. Tale incremento, infatti, è pari alla riduzione dell'aspettativa di vita di circa otto mesi.
Si tratta di risultati che stabiliscono come quindi esista una certa percentuale di rischio anche in alcune città europee, come quelle degli stati del nord, nelle quali i livelli di inquinamento sono solitamente inferiori ai dieci microgrammi per metro cubo.

(Il traffico finisce sott'accusa in questo studio che sicuramente indurrà l'Europa a nuovi provvedimenti)
Ma soprattutto la statistica appare assai preoccupante in paesi, come quelli mediterranei, dove si registrano più di trenta milligrammi per metrocubo.
Nel caso italiano si tratta, per esempio, di città come Milano o Torino.
In questi casi, è evidente, il rischio diventa molto più elevato, almeno il 30, 35% in più rispetto a quello delle città nordeuropee.
Un elemento importante della ricerca è che l'associazione con la morte prematura resta significativa nei confronti delle polveri sottili anche al netto di fattori come il fumo, lo status socio-economico, l'attività fisica e l'indice di massa corporea.
I ricercatori, inoltre, fanno pure notare quest'eccesso di mortalità legato al PM2,5 negli uomini, ma non nelle donne.
Fra i 367.251 partecipanti allo studio, 29.076 sono morti per cause naturali durante una media di quasi quattordici anni di osservazione.
I risultati, tuttavia, suggeriscono in modo evidente come un effetto concreto del particolato si registri anche per concentrazioni al di sotto del limite europeo di 25 microgrammi per metrocubo per le emissioni. Già altre ricerche parziali, condotte in questi casi su singole città, avevano portato in passato a mettere in correlazione queste emissioni, frutto soprattutto dei motori diesel dei veicoli, con l'aumento degli ingressi in ospedale.
Secondo gli scienziati, il limite dell'Organizzazione mondiale della sanità, di 10 microgrammi per metrocubo, è quello al quale bisognerebbe realmente tendere per avere effetti migliori sulla salute.

