La tesi di Hesser: povertà e profitto non si mescolano, ma non quando si tratta di energia solare

Oltre un miliardo e mezzo di esseri umani al mondo non ha accesso a energia pulita ed economicamente sostenibile. Queste persone vivono per lo più in Paesi in via di sviluppo, molti dei quali appartengono alle regioni più assolate della Terra. Le fonti di energia tradizionale come petrolio, carbone e gas, non sono sufficienti a realizzare l'impresa dell'elettrificazione: proibitivi sono i costi per collegare a una centrale i villaggi disseminati per tutta l'Asia e l'Africa. Il solare, una fonte di energia pulita, affidabile, logisticamente ed economicamente accessibile, rappresenta così un'opportunità di sviluppo sociale e crescita economica. Dalla corrente elettrica dipendono infatti l'illuminazione delle strade, l'irrigazione, la disinfezione dell'acqua, la conservazione dei medicinali, e i progressi nel campo dell'istruzione.

L'opera della Solarenergie in Etiopia

La fondazione tedesca Solarenergie, attiva specialmente in Etiopia dal 2005 al 2011 con un programma di incentivazione del solare, attribuisce al disinteresse generale la causa del mancato sviluppo di un mercato dell'energia elettrica off-the-grid in questo Paese:

  • disinteresse da parte delle organizzazioni locali nella costituzione e nella sostenibilità finanziaria di un management orientato al solare. Mentre le compagnie del settore mirano a guadagni immediati, le associazioni umanitarie si occupano di piccoli progetti a breve scadenza;
  • disinteresse da parte delle autorità etiopi ad incentivare in materia economica e legislativa questo mercato. I sistemi tributario e doganale svantaggiano la produzione nazionale a favore delle importazioni di beni prodotti all'estero;  
  • disinteresse da parti di investitori europei a condurre attività imprenditoriali in Etiopia.

L'elettrificazione in Etiopia è estremamente arretrata. Il tasso di consumo di corrente elettrica, pari a 37kWh annuali pro capite, è uno dei più bassi al mondo. Solo circa il 15% della popolazione ha accesso alla rete. Nelle campagne, dove vive circa l'85% dei 90 milioni di etiopi, la quota tocca appena l'1%. Alla capitale Addis Abeba spetta circa il 50% del consumo generale, mentre il 20% va a Nazareth, la seconda città più popolosa della nazione.

L'illuminazione si basa per lo più sulle lampade a cherosene, che producono una luce moto debole, emettono esalazioni nocive e fuliggine. Per ogni lampada annualmente vengono consumati approssimativamente 40 L di cherosene che liberano circa 80 Kg di CO2.  L'alternativa è rapprsentata dalle pile a secco, con cui vengono messi in funzione radio e registratori. Poiché non esiste un sistema di riciclaggio le batterie vengono spesso abbandonate per la strada, diventando un curioso quanto pericoloso giocattolo per bambini. Le organizzazioni umanitarie sul luogo, gli ingegneri e i tecnici, impiegano semplicemente generatori a diesel, il cui rifornimento è precario nelle aree periferiche, nonostante i pezzi di ricambio siano relativamente facili da reperire e i tecnici non scarseggino.

La maggiore sfida nell'elettrificazione rurale non consiste nell'installazione di impianti solari, ma nel renderne possibile l'efficienza e la durevolezza nel tempo. Indispensabile è quindi una rete di tecnici ben addestrati che dispongano dei pezzi di ricambio e svolgano l'assistenza post-vendita. In Etiopia, prima del 2005, i tecnici specializzati a malapena esistevano. La Solarenergie si è occupata della formazione di tecnici etiopi nelle regioni più periferiche, direttamente nei pressi dei futuri clienti.

La rete per lo sviluppo del solare nelle zone rurali è un ibrido che unisce i pregi delle organizzazioni di tipo For-Profit e Non-Profit. Inizialmente l'introduzione del solare da parte di questa fondazione si è limitata ad alcuni impianti pilota, che a causa della scarsa manutenzione e assistenza hanno avuto vita breve. Successivamente ha avuto luogo l'installazione di circa 1100 impianti. In seguito all'installazione ad ogni famiglia è stato consegnato un manuale per l'utilizzo, contenente tra l'altro i dati relativi ai moduli solari, gli avvenuti pagamenti e le riparazioni.

Per incoraggiare le famiglie meno abbienti la Solarenergie ha sviluppato il revolving fund, un sistema di micro-finanziamento rateizzato, mediante il quale il pagamento viene diluito su un arco di tempo pluriennale. Il denaro un tempo destinato alle batterie e al cherosene, viene utilizzato per pagare le rate del revolving fund, mettendo così perennemente a disposizione liquidità per il finanziamento di nuovi impianti solari. Assistenza e manutenzione nei primi anni sono gratuiti, dopo di che, dietro pagamento di una quota, si può stipulare un contratto di assistenza con il Centro solare locale. Il revolving fund è stato introdotto nel 2009 e da allora sono stati erogati e completamente restituiti finanziamenti per un totale di 7 milioni di Birr etiopi (l'equivalente di 320.000 €), scrive Harald Schützeichel nella sua relazione sul programma.

La tesi di Ted Hesser

Proprio sugli investimenti, sul potenziale enorme giro d'affari che si sta aprendo dinnanzi ai colossi dell'industria, secondo l'esperto di energia Ted Hesser, si concentra la prossima grande sfida dell'energia pulita. Impossibile restare impassibili di fronte a questo boom: l'Africa sub-sahariana sta assistendo a una crescita inarrestabile dell'illuminazione cosiddetta "off-grid", il Bangladesh sta installando da 30.000 a 40.000 sistemi solari domestici ogni mese, e d.light, una compagnia di sistemi a luce solare, ha raggiunto recentemente il milione di clienti. Il concetto è: povertà e profitto tendono a non mescolarsi, ma non quando si tratta di energia solare per i poveri.

Grazie all'abbassamento dei costi degli impianti solari, al contemporaneo aumento del costo del cherosene, alle strategie come il revolving fund adottate dalla Stiftung Solarenergie, i clienti di questi Paesi in via di sviluppo vengono messi nella condizione di poter pagare gli impianti. A ciò si aggiunge la praticità del denaro mobile: denaro caricato su telefoni cellulari, utilizzato per i servizi come l'energia. Le piattaforme di denaro mobile sono ancora in fase di espansione, ma M-Pesa in Kenya ha già abilitato oltre 15 milioni di persone ad accedere al sistema finanziario, per un totale di 12,3 miliardi di dollari in transazioni.

Per molti dei paesi poveri, la rete mobile è più accessibile dell'energia, dell'acqua, e delle cure sanitarie di base. Così, mentre nel 1998, la diffusione dei cellulari nei Paesi in via di sviluppo arrivava soltanto all'1%, oggi, circa il 75% delle connessioni mobili globali proviene dai mercati emergenti. In futuro 4 nuove connessioni cellulari su 5 arriveranno dai Paesi in via di sviluppo.

Non appena gli investitori realizzeranno l'opportunità di sviluppare strategie per avviare il business, prontamente il denaro inizierà a fluire. Che il profitto questa volta promuova il progresso nel Terzo mondo?

Fonti:

Harald Schützeichel, Ethiopia Solar. Die Initiierung von Solarhandwerk in Äthiopien, 2005-2011, Stiftung Solarenergie - Solar Energy Foundation, Deutschland - Schweiz - Äthiopien

http://www.greentechmedia.com/articles/read/cleantechs-next-big-market-off-grid-solar

AutoreStella Panosetti


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