La degenerazione animalista sta portando a risultati controproducenti
La comunicazione è importante, ben più di quanto non possa sembrare ad una prima superficiale analisi. Non sarebbe neanche poi troppo azzardato affermare che, molto più della parola, è l'intero processo comunicativo che su essa si regge a rendere unica nel suo genere la specie umana. Per questo motivo siamo in grado di adattarci con relativa facilità ai cambiamenti, ci organizziamo in comunità distribuendo i compiti tra i vari componenti, e sempre per questo motivo esprimiamo, con il più alto grado di completezza riscontrabile in natura, emozioni, idee, pensieri e sensazioni. In virtù di questa prerogativa, nelle relazioni interpersonali la forma con cui viene presentato un messaggio assume pari dignità rispetto alla sostanza, e non è detto che ciò sia un bene.
IL CASO BRIATORE
Alcuni fatti di cronaca recente hanno riportato alla luce una questione al centro di un caldo dibattito, le richieste dei vari movimenti animalisti. Difendere i diritti di chi non ha la possibilità di combattere la battaglia per la propria vita autonomamente è un nobile intento, così come quello di evitare inutili sofferenze a qualsivoglia essere vivente. Tuttavia ci sono diversi modi per farlo. All'inizio del nuovo anno, nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, un blitz del movimento "Cento per cento animalisti" ha tappezzato la sede centrale di Milano dell'emittente satellitare Sky con locandine, raffiguranti la foto di Briatore dopo una battuta di caccia, e recanti in bella vista la scritta "Il tuo programma non cancella l'odore, vergognati Flavio Briatore"

(Flavio Briatore, manager di successo italiano)
IL CASO CATERINA
Senza entrare nel merito della vicenda, va comunque sottolineato che pur nella durezza del messaggio, nell'episodio precedente non si è andato troppo oltre i limiti dell'offesa personale o della più becera violenza verbale. Purtroppo però non va sempre così, e il caso di Caterina Simonsen ha fatto breccia nell'opinione pubblica, portando la tematica sotto i riflettori, ma non sotto la luce che merita la questione.
La giovane ragazza, dopo aver manifestato la sua posizione sulla propria bacheca Facebook a favore della sperimentazione animale, avendo espressamente affermato che solo grazie a tale procedimento le è ancora possibile restare in vita, è stata letteralmente subissata di insulti e di espressioni ingiuriose. I commenti ricorrenti si strutturavano tutti intorno al concetto "non avrei sacrificato nessun animale per salvarti la vita", espresso ogni volta in maniera diversa a seconda della foga dell'utente.

(Animali in gabbia)
LA POSIZIONE DELL'AIDAA
Con una nota ufficiale, il 29 dicembre, è intervenuta sulla questione direttamente l'AIDAA (Associazione Italiana per la Difesa Animale ed Ambientale) prendendo le distanze da tali individui, sempre ammesso che dietro ogni profilo sul social network si celi effettivamente una persona reale, dichiarando fermamente:
"E' nostro interesse come animalisti fare emergere la verità ed isolare coloro che sfruttano questa situazione per fini che nulla hanno a che vedere con la salute umana e con la vita degli animali. Vogliamo far emergere la verità e cioè che nessun animalista vero è responsabile delle minacce di morte alla giovane per le proprie dichiarazioni o convinzioni sulla sperimentazione animale."
Pensiero sacrosanto, innegabile. Alla stessa maniera nessun vero tifoso sta dietro quegli sporadici cori razzisti che si sono sentiti ultimamente in alcuni stadi italiani, e il discorso si potrebbe estendere a moltissimi altri campi. Perché chi fa dell'insulto e della spicciola propaganda populistica i propri mezzi di comunicazione, non può possedere o esprimere alcun ideale, al più cerca un modo per scaricare su altri le proprie frustrazioni. Non è infatti neanche ipotizzabile che per le colpe di alcuni debba essere un'intera comunità a pagare, e dove la giustizia non può arrivare, è augurabile che siano gli stessi movimenti a cautelarsi e isolare queste frange estremiste (che, come detto, non si può avere la certezza che condividano realmente tali idee), come ha fatto prontamente l'AIDAA in questo caso.

