Inquinamento e autismo: la scoperta made in Usa

Il legame tra autismo ed inquinamento atmosferico non è più un mistero. A farsene portavoce sono alcuni ricercatori della "University of Pittsburgh Graduate School of Public Health", secondo i quali le sostanze contaminate presenti nell'aria e negli alimenti potrebbero essere causa del disturbo neuro-psichiatrico in molti bambini.

INQUINAMENTO - AUTISMO

(L'inquinamento atmosferico è una delle possibili cause dell'autismo nei bambini)

Lo studio, a stelle e strisce, ha coinvolto 217 fanciulli affetti da Asd (Disturbi dello spettro autistico), di età compresa tra i 9 e i 5 anni e che vivono in alcune zone della Pennsylvania dove si registrano le emissioni di almeno 30 sostanze inquinanti capaci di causare problemi al sistema neurologico ed endocrino. I piccoli, che durante la gravidanza e nei primi anni di vita, sono risultati più esposti a tali esalazioni tossiche hanno un rischio di almeno 1,4 maggiore agli altri di sviluppare l'autismo. Un dato importante che ci consente di pensare quanto sia fondamentale tutelare e salvaguardare la qualità dell'aria.

Ma cos'è precisamente questa patologia che sembra diffondersi a macchia d'olio negli ultimi anni? L'autismo, originariamente noto anche come Sindrome di Kanner, pregiudica la funzione cerebrale. Coloro che ne sono affetti hanno un atteggiamento tipico di chi si isola e tende a vivere in una realtà parallela rispetto agli altri. Gli autistici non hanno infatti alcun interesse a socializzare, ma tendono ad emarginarsi socialmente.

La correlazione tra la patologia e l'inquinamento è stata resa nota anche dall'Isde Italia - Associazione Medici per l'Ambiente e in particolare dal dottor Maurizio Proietti, specialista in malattie del neurosviluppo. "Il vaccino può diventare pericoloso in alcuni casi specifici, ma non c'è nesso causa-effetto, sui bimbi predisposti e intossicati fin dalla gestazione dai metalli pesanti – ha dichiarato Proietti all'Adnkronos Salute -  Il siero quindi potrebbe fungere solo da scintilla per l'autismo. Non si spiegherebbe altrimenti l'aumento delle patologie del neurosviluppo (autismo, deficit attentivi, dislessia, discalculia) nella popolazione che risiede nelle zone più inquinate". "E' chiaro - continua lo specialista - che anche per quanto riguarda l'autismo servono più ricerche e studi epidemiologici. Ma dai dati che cominciano a emergere, ad esempio dalla Terra dei fuochi o dalla zona dell'Ilva di Taranto, emerge chiaramente che sono in aumento le patologie del neurosviluppo". Un fenomeno, dunque, che prende di mira le regioni italiane interessate dallo smaltimento illecito dei rifiuti tossici e dalla dispersione in aria di sostanze tossiche, come la diossina.

Secondo alcuni studi le donne gravide che vivono in luoghi fortemente inquinati hanno almeno il 50% in più delle possibilità di dare alla luce bambini affetti da autismo rispetto a coloro che invece hanno trascorso il periodo della gravidanza in luoghi salubri. Secondo l'Università di Harvard, il cui studio è stato pubblicato sulla rivista "Environmentale Health Perspectives", l'esposizione ai metalli e a sostanze nocive hanno, infatti, forti conseguenze sullo sviluppo dei bambini. Notizia confermata dai rappresentanti della University of Wisconsin-Milwaukee (UWM), che puntano il dito soprattutto contro l'avvelenamento dell'aria generato da automobili ed autocarri. In questo caso i riflettori sono stati accesi su alcuni bambini nati in California e in Carolina del Nord. L'esposizione all'inquinamento atmosferico durante i primi tre mesi e dunque nelle prime fasi dello sviluppo del feto sarebbero fortemente pregiudicanti.

AutoreDott.ssa Tiziana Casciaro


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