India: problemi per la centrale solare più grande del mondo
Un progetto faraonico che punta dritto al primato: l'India ha annunciato di voler costruire la centrale solare più grande al mondo, il tutto entro pochi anni. Tuttavia, pare non abbia fatto i conti con gli ambientalisti che annunciano battaglia per difendere il territorio al centro dell'enorme investimento industriale.
Dei 20.000 acri in questione (30 miglia quadrate) posseduti dal governo del Rajasthan e da una compagnia produttrice di sale, la maggior parte rientrano nei confini di una riserva naturale, la "Sambhar Lake wetlands", protetta dalla Convenzione internazionale Ramsar, firmata in Iran nel 1971.

(Produzione di sale nella regione del lago Sambhar, India)
I numeri dell'impresa
Sono quanto meno impressionanti i numeri degli obiettivi che si vorrebbero raggiungere con questa centrale: una capacità a pieno regime di 4000 megawatts di elettricità per un costo iniziale di 1,2 miliardi di dollari. Giusto per rendere un'idea delle dimensioni, basti pensare che questa centrale sarebbe, una volta ultimata, circa quattro volte più grande delle dieci più estese centrali statunitensi messe insieme.
La più vasta di queste ultime, è al momento in costruzione in California, e produrrà una misera (se si può dire) quantità di 579 MW di elettricità. Inoltre il progetto dovrebbe avrebbe una durata di almeno 25 anni per una riduzione totale di emissioni di anidride carbonica di oltre 4 milioni di tonnellate.

(La nuova centrale farà parte degli investimenti per le rinnovabili che l'India vuole attuare entro il 2050)
La situazione attuale
La società che mette a disposizione i terreni per la centrale possiede 58.000 acri (90 miglia quadrate) nella regione, e il bacino pluviale del lago Sambhar copre sessanta miglia quadrate secondo una mappa preparata dal governo.
La regione del lago Sambhar è una delle aree per la produzione di sale più vaste dell'India, e dipende dall'apporto delle precipitazioni d'acqua, diminuite per i cambiamenti climatici negli ultimi anni. A questo va aggiunta la crescita demografica dell'omonima cittadina di Sambhar e di un altro centinaio d'insediamenti illegali sorti vicini.
Così negli ultimi decenni, diverse zone che circondano il lago si sono prosciugate in maniera stabile. È qui che adesso il governo vorrebbe costruire la centrale solare, in terre considerate aride e non più utilizzabili per la produzione di sale.

(La regione del lago di Sambhar, produzione di sale)
Secondo un documento del 2010 per la conservazione e gestione delle zone umide, nuove industrie non possono sorgere in aree inondabili e proprio queste regole potrebbero guidare la decisione finale sul progetto.
Il governo si è così preso l'impegno di richiedere proposte sul progetto da parte di diverse compagnie private nei prossimi mesi.
I "dilemmi" ambientali
Come spesso succede in questi casi, sorge il dilemma tra cosa significhi per davvero essere un amante del pianeta. È giusto incrementare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in un paese in forte espansione e sempre più consumista come l'India, o è sbagliato coprire con un impianto di dimensioni colossali una vasta porzione di territorio ritenuto patrimonio naturale non solo per il paese indiano ma per tutto il sudest asiatico?
Potremmo andare avanti per ore elencando i pro e i contro di un simile investimento ma non giungeremo mai a soddisfare a pieno tutte le parti.
Si prospettano al momento solo due conclusioni: la prima che prevede il governo indiano impugnare il progetto e decidere di dare il via alla costruzione ignorando in via del tutto eccezionale i vincoli ambientali presenti, la seconda che consideri un ridimensionamento della struttura così da non intaccare le aree poste sotto protezione.
Insomma, si annuncia battaglia aperta in India per la realizzazione del mega impianto fotovoltaico di Sambhar.













