La Wilmar annuncia: mai più olio di palma ottenuto incendiando le foreste

Luoghi lontani dagli scaffali dei nostri supermercati dove decine di snack invogliano a un ghiotto spuntino.

Ancora in pochi riescono ad associare questi prodotti così familiari a località che appaiono remote, come le grandi foreste dell'Asia. Eppure è proprio lì che nascono le barrette a base di cioccolato più famose.

Un ingrediente essenziale, infatti, è l'olio che si estrae dalle palme; ancora meno gente, ancora, immagina che intorno a questo prodotto girino interessi milionari. Tanto importanti che la produzione dell'olio di palma sta provocando da anni molte delle clamorose iniziative messe in campo dalle associazioni ambientaliste per cercare di scongiurare danni all'ambiente.

Il problema, in questo caso, è quello della deforestazione; pochi scrupoli pur di ottenere un prodotto che viene venduto in milioni di tonnellate. Le aziende, però, si sa, sono sensibili ai danni d'immagine che possono derivare quando vengono denunciati atteggiamenti a volte persino di grave illegalità.

Dev'essere questo il caso della Wilmar international, il più grande trasformatore e rivenditore al mondo di olio di palma, che ha annunciato il suo impegno per porre fine alla deforestazione in tutta la propria filiera. "Wilmar ha agito solo dopo anni di pressioni da parte di Greenpeace e di altre ong, intensificatesi negli ultimi mesi a causa dei gravi incendi forestali registrati in Indonesia. Fiamme che hanno provocato gravi livelli d'inquinamento, tanto che l'aria inquinata è arrivata fino a Singapore, dove, guarda caso, c'è la sede della multinazionale".

Le parole sono quelle di Esperanza Mora, della campagna foreste di Greenpeace Italia. E proprio Greenpeace, appena un mese fa, aveva pubblicato un rapporto, intitolato "Licenza di uccidere", con il quale denunciava il fatto che i fornitori di Wilmar sono coinvolti negli incendi forestali, distruggendo habitat importanti per l'ecosistema locale, minacciando la tigre di Sumatra o l'orango del Borneo.

Una mappa di Greenpeace che denuncia le decine di concessioni in Indonesia

Il problema sta nella frammentazione delle aree forestali, soprattutto all'interno di numerosi parchi nazionali. "La nuova politica a deforestazione zero – commenta ancora Mora – dimostra come il settore della produzione dell'olio sia ben consapevole di contribuire al problema, per questo il suo apporto è importante per invertire la rotta".

Naturalmente gli ambientalisti continueranno a vigilare, e per questo chiedono anche a Wilmar di fare in fretta.
"La situazione è grave – dice Mora – e il successo dipenderà dal rapido e corretto sviluppo del piano. Wilmar deve cancellare da subito i contratti con quei fornitori indonesiani responsabili della deforestazione".

In più Greenpeace, ottenuto un risultato, intende ora puntare con il suo mirino altri grandi rivenditori mondiali di olio di palma, come Cargill, Musim Mas e Sime Darby. L'obiettivo finale, insomma, è quello di arrivare a una produzione mondiale di olio di palma che sia responsabile.

In questo senso un piccolo ma significativo record lo detiene una grande azienda italiana. È la Ferrero, che prima in assoluto aveva assunto un impegno ufficiale per contrastare questa produzione illegale. Un no, peraltro, ribadito una volta in più appena il mese scorso, con la pubblicazione di un ulteriore no alla deforestazione.

Autore Stefano Ricci


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