Il Grande Schermo si tinge di verde: i film si convertono al sostenibile
Il colore scelto per il debutto sul grande schermo è verde. Proprio così. Il cinema italiano si appresta a mettere in pratica le linee guida per la produzione di film sostenibili. La proposta, partita da Ermete Realacci per ridurre l'impatto negativo sull'ambiente, è stata accolta con favore dal ministero dei Beni e delle Attività Culturali. In prima fila c'è la casa di produzione "Tempesta" che ha realizzato "EcoMuvi", il primo disciplinare europeo di sostenibilità ambientale certificato per la produzione audiovisiva.
L'idea è trasformare completamente il processo produttivo di una pellicola mediante le tecnologie moderne ed efficienti che garantiscono un forte risparmio ed un uso più intelligente ed eco-compatibile delle risorse. Fondata nel 2009 da Carlo Cresto-Dina, "Tempesta" produce film e progetti crossmedia di giovani autori europei pensati per la distribuzione internazionale. Nel caso di "Le Meraviglie" di Alice Rohrwacher, Grand Prix della Giuria al Festival di Cannes 2014 e prima produzione internazionale ad adottare un disciplinare certificato, in fase di preparazione e riprese con EcoMuvi si sono potute risparmiare 5 tonnellate di Co2, l'equivalente del consumo di gas di 12.000 famiglie in un anno.

(Il cinema italiano si tinge di verde con le linee guida per film sostenibili)
Soltanto in Italia l'industria cinematografica produce, infatti, circa 5.600 tonnellate di CO2 l'anno per i consumi di energia e i trasporti dei set, a cui si aggiungono l'uso dei materiali e la gestione dei rifiuti. EcoMuvi è un disciplinare scientificamente accurato che permette di abbattere drasticamente l'impatto ambientale di un set cinematografico, senza complicazioni e senza ulteriori costi: non solo compensazione ma una procedura innovativa e semplice.
"Esistono già film che dichiarano lo zero ‘carbon footprint', ma a noi interessa andare oltre: abbiamo studiato la possibilità di fare cinema con un nuovo atteggiamento – affermano i promotori del cinema green - Il set di un film è una carovana, un villaggio mobile, che mima e riproduce quasi tutto quello che avviene in una vera città. Sul set si mangia, si dipinge, si cuce, si produce energia, si costruisce e si distrugge, si bagna e si asciuga. Inventare un disciplinare per un set cinematografico è come studiare l'impatto di un villaggio contemporaneo: diventa, scientificamente, un modello. Significa iniziare una rivoluzione green". Il traguardo è poter evitare soltanto in Italia 1.120 tonnellate di CO2 all'anno.
"La risposta del Mibact ci fa ben sperare per l'affermazione di buone pratiche 'green' nell'industria cinematografica" ha dichiarato il presidente di Green Cross Italia, Elio Pacilio, ad Adnkronos. "Con il Green Drop Award, premio collaterale alla Mostra del Cinema di Venezia – ha aggiunto - da tempo ci battiamo perché le pellicole trattino tematiche ambientali ma anche perché la produzione dei film assuma maggiore consapevolezza della pressione che esercita direttamente sull'ambiente e, soprattutto, adotti comportamenti e misure che consentono di ridurne gli effetti più negativi".

