Il futuro degli impianti eolici: si va verso l'offshore
L'Italia è un Paese davvero ricchissimo di acqua: fiumi, laghi e mari sono una caratteristica unica, che porta con sè tante potenzialità. E' infatti un luogo ideale per lo sviluppo degli impianti eolici offshore, ossia installati in mare, al largo delle coste, per sfruttare a pieno le correnti senza troppo ostacoli. Ciò nonostante il nostro Paese si rivela ancora molto indietro, in un settore che in Europa, invece, non conosce la crisi. Basti pensare che la capacità installata nella sola prima metà dello scorso anno è raddoppiata rispetto allo stesso periodo dell'anno prima. Alla data del 30 giugno 2013 erano ben 1.939 le turbine marine connesse alla rete in Europa, con una capacità complessiva di 6.040 MW in 58 impianti distribuiti in dieci Paesi.
Anche i dati sembrano positivi: le stime di Ewea (European Wind Industry Association) dicono che nel 2020 la potenza complessiva potrebbe arrivare a 40 GW, sufficienti per soddisfare il 4% della domanda europea di elettricità, mentre per il 2030 si potrebbe addirittura arrivare al 14%. E' quindi ora che il nostro Paese inizi ad accelerare, per non restare indietro su una fonte di produzione energetica che promette davvero bene per il prossimo futuro.

LE CARATTERISTICHE DELL'OFFSHORE
Grazie alle condizioni particolarmente favorevoli che il vento incontra in mare, l'eolico offshore (a pari potenza installata) produce circa il 30% di energia in più rispetto al normale eolico "su terra". Dal punto di vista tecnologico, la versione "marina" dell'eolico non differenzia da quella tradizionale. Vengono infatti utilizzate le tradizionali macchine tripala e ad asse orizzontale, in particolare quelle più grandi (fino a 7 MW). Un motivo in più per spingere maggiormente su questo settore.
Cambia invece il discorso fondamento: nell'offshore troviamo infatti la presenza delle fondazioni marine, a cui vengono ancorati i generatori; vi sono poi delle linee elettriche subacquee che servono per il trasporto dell'elettricità sulla terraferma. Si tratta di due particolarità che rendono particolarmente costoso questo tipo di impianto, in quanto incidono del 50% circa sul costo complessivo. Tutto ciò incide naturalmente anche sul costo dell'energia, che per questo motivo è più alto di quello dell'energia prodotta su terraferma.
Incentivi all'eolico offshore
L'elettricità prodotta dagli impianti eolici offshore che siano entrati in esercizio in data successiva al 1° gennaio 2013, può beneficiare della Tariffa incentivante. Questo significa accedere ad un incentivo che viene corrisposto per una durata di 25 anni.
Nubi sull'offshore in Europa
Nonostante i dati assolutamente positivi rispetto all'eolico offshore (che nel 2013 in Europa ha visto una crescita valutata tra i 4,6 e i 6,4 bilioni di euro), il settore sembra vivere un periodo di notevoli preoccupazioni. I costruttori lanciano un grido di allarme, in quanto si teme che la legislazione della Ue per il 2030 possa minare lo sviluppo di un mercato così ben promettente. Le associazioni di categoria lamentano una scarsa chiarezza nelle politiche di sostegno al settore nei due mercati più importanti: La Gran Bretagna e la Germania. Un atteggiamento che già ha provocato un rallentamento del mercato e che con il tempo potrebbe condurre ad un periodo di stagnazione o addirittura di calo nei prossimi anni. A dirlo è stato Justin Wilkes, il vice amministratore delegato dell'EWEA. La lobby ha quindi sollecitato i governi affinché, decidendo sulle rinnovabili a marzo, prestino particolare attenzione allo sviluppo di questo settore.

