L'ebola si combatte anche a colpi di fotovoltaico!

Quella iniziata nell'Aprile del 2014 è l'epidemia più grave di Ebola da quando, nel 1976, fu scoperto il virus da tre scienziati belgi. Anche se il virus è noto da più di quarant'anni i fondi destinati alla ricerca sono pochissimi e il ritardo conoscitivo (solo da poco si è riusciti a riprodurre la malattia nei topi) è una dei motivi per cui si sta incontrando così tanta difficoltà nel controllare il diffondersi della malattia.  Che cosa è l'ebola e chi nè portatore?

L'Ebolavirus è un raggruppamento di organismi, molto aggressivi, che nella declinazione di quattro specie, cinque quelle conosciute, sono responsabili della malattia da virus Ebola che provoca febbre emorragica, problemi al sistema nervoso centrale con un altissimo tasso di mortalità. Le cinque specie di virus, riconosciute dall'International Committee on Taxanomy of Viruses, prendono il nome dalle altrettante regioni in cui sono comparse per la prima volta: Buindibugyo Ebolavirus, Reston Ebolavirus, Sudan Ebolavirus, Tai Forest Ebolavirus e Zaire Ebolavirus. Quest'ultimo, lo Zaire Ebolavirus, anche specie di riferimento per il virus, è responsabile  della maggior parte delle epidemie di Ebola, a partire dalla prima che ha portato alla scoperta del virus, nel 1976 in Zaire e di quell'attuale, scoppiata nell'Aprile del 2014, in Africa Occidentale e ancora non debellata. Ha l'incidenza più alta per tasso di letalità tra gli Ebolavirus.

(immagine del virus Ebola in una delle sue prime osservazioni nel 1976)

La volpe volante è una specie di pipistrello, appartenente alla famiglia dei Pteropodidi, che vive nelle foreste tropicali. Si suppone che l'Ebolavirus viva nell'organismo di questi animali e che, per loro, non sia nocivo. Altamente letale per l'essere umano, è possibile che con l'avanzamento di compagnie occidentale all'interno delle giungle per il disboscamento e per la ricerca di fonti minerarie sia aumentato il fenomeno del bush-meat, ovvero l'ingerimento di carne selvatica che favorisce la trasmissione del virus e il rapido contagio tra gli esseri umani. Essendo trasmesso da un mammifero solo gli esseri umani, le scimmie, primati e pipistrelli diversi dai Pteripodidi possono essere contagiati dal virus. Altra ipotesi, sostenuta da diciasette epidemiologi europei e africani che sono impegnati da tempo in una ricerca sul campo, è che il virus è stato trasmetto dal pipistrello della frutta paglierino che ha portato il virus in Guinea dove poi è stato trasmesso dagli animali all'uomo.

 

(Esemplari di volpe volante e di pipistrelli fruttivori)

Lo Zaire Ebolavirus è un ceppo molto aggressivo, con un'incidenza di letalità pari al 68%. Il contagio è molto virulento e si diffonde velocemente attraverso il contatto diretto con i fluidi di persone infette. Allora come può la tecnologia fotovoltaica essere uno strumento efficace contro questo virus?

La risposta è racchiusa in una lampada solare, non autoabbronzante ma fotovoltaica! A giungere a questa conclusione è stata la WakaWaka, impresa sociale con sede nei Paesi Bassi, fondata nel 2010, da Maurits Groen e Camille Van Gestel. Divenuta famosa per avere trovato una soluzione super efficiente nel sostituire le lampade al cherosene, che avrebbero dovuto illuminare il Sudafrica in concomitanza con la Coppa del Mondo del 2010, con lampade LED, permettendo così di tirare un bel sospiro d'aria pulita al nostro pianeta. Da quel viaggio, Groen e Van Gestel tornarono con un'immagine ben precisa: il numero di sudafricani che vivevano ancora off-grid (letteralmente significa "senza rete", cioè senza la presenza di fornitori di corrente elettrica, acqua e gas a pagamento). Così decisero di improntare la loro società, attraverso la partnership con Intivation, market leader nella gestione di energia solare, a impresa sostenibile impegnata a rendere accessibile a tutti l'energia da fonti rinnovabili locali, combattendo la povertà energetica e colmando così l'incapacità di un miliardo e mezzo di persone di fruire di energie elettrica. La lampada LED suscitò molto successo tra gli imprenditori e le Associazioni Non Governativi, così WakaWaka negli anni ha continuato ha portare avanti la sua mission core con altri due progetti: WakaWaka Light e WakaWaka Power. Quest'ultimo unisce la robusta lampadina LED con la capacità di ricaricare qualsiasi dispositivo tecnologico garantendo, nel frattempo, un continuativo apporto di luce.

Quando la pandemia di Ebola ha cominciato a mietere le sue vittime, WakaWaka ha deciso di porre a servizio delle popolazioni colpite e degli operatori sanitari impegnati nel salvare vite umane  la sua tecnologia e il suo impegno. WakaWaka, in lingua swahili significa " luce brillante" e per combattere l'ebola c'è bisogno di luce, nel vero e proprio senso della parola perchè senza luce la cura del virus si arresta con l'avanzare del tramonto. Nasce così un kit di pronto soccorso costituito da una lampadina fotovoltaica e da materiale sterile da distribuire nelle cliniche e nelle zone colpite per contenere il contagio. Secondo il Dottor Nahid Bhadelia, direttore del controllo Malattie Infettive presso la Boston University, il buio aumenta drasticamente l'incidenza di mortalità del virus diminuendo così ogni azione benefica della cura e della prevenzione del contagio.

(Kit WakaWaka per la prevenzione e la cura dell'Ebola)

Camille Van Gestel, CEO e cofondatore di WakaWaka ha così commentato l'invio di 10.000 kit di prevenzione: "La crisi legata al virus Ebola ha puntato i riflettori su un problema più ampio: ora più che mai dobbiamo riuscire a illuminare la Liberia e tutti gli altri paesi in cui l'accesso all'energia elettrica ha un effetto critico in materia di salute, sicurezza, educazione, sviluppo economico, in particolare nelle regioni più remote, in quelle colpite da calamità naturali o nelle zone di guerra."

Tutti noi possiamo contribuire a questo progetto, acquistando una lampada solare WakaWaka, distribuita in Italia da Keenergy, che devolverà una parte dei guadagni alla WakaWaka Foundation che si occupa dell'invio dei kit in Africa Occidentale e in altre zone del mondo in cui la luce non è ancora un diritto fondamentale. Con un'unica azione si possono ottenere due benefici risultati: la cura e la prevenzione del virus Ebola e la diminuzione del potere del cherosene come unica fonte di illuminazione favorendo così un miglioramento nella vita quotidiana e per il nostro pianeta.

AutoreDott.ssa Sofia Catoni


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