Droni ad energia solare per trasmettere internet ovunque
A quanto pare Zuckerberg, dopo aver acquistato Whatsapp, continua i suoi investimenti milionari, ma questa volta punta ai droni ad energia solare. Infatti, secondo il sito TechCrunch, Facebook vorrebbe acquisire Titan Aerospace, per 60 milioni di dollari. La società è produttrice di questi droni, che possono volare per cinque anni senza il bisogno di atterrare e che potrebbero portare internet in tutti quei luoghi in cui la connessione sembra ancora essere una chimera. In particolare, l'obiettivo primario pare quello di far sorvolare il continente africano. I droni raggiungono ventimila metri di quota e la costruzione dei primi esemplari dovrebbe arrivare in breve tempo a undicimila pezzi.
Questi droni ad energia solare vengono paragonati a dei "satelliti atmosferici", ma al confronto sono più economici e più versatili. Inoltre, a quanto si dice, questi gioiellini potrebbero anche dare delle informazioni metereologiche, produrre immagini della Terra e soprattutto creare comunicazione e connessione, che è la cosa che interessa maggiormente Zuckerberg. Il quale, nel corso degli anni, dopo il successo del famoso social è stato sempre attento, anche attraverso delle iniziative su Change.org a cercare di ridurre il digital divide tra i Paesi. In quanto, ancora oggi si stima che vi siano cinque miliardi di persone che non possono accedere ad una rete.
Il drone che Facebook vuole ottenere è il modello Solara60, il quale può essere lanciato anche durante la notte, sfruttando la batteria interna e una volta che arriva l'alba immagazzinando l'energia solare può arrivare anche a 20km sopra il livello del mare.

(Modello progettato da parte della società Titan Aerospace: Solara 50)
La costruzione di questi droni però non è assolutamente facile, tanto che si ricorda come nel 2003 sia stato costruito dall'azienda un prototipo, dal nome Helios, che aveva un'apertura alare di 247 metri. Era alimentato da pannelli solari e celle a combustibile ad idrogeno, che si è però schiantato nelle Hawaii a causa di una turbolenza. Un altro aeromobile, dal nome AeroVironment, era invece un drone alimentato solo ad idrogeno, con una apertura alare di settanta metri, che era stato progettato per delle missioni, ma che si è frantumato al suolo nel 2011. Il programma era stato voluto dal Pentagono, il quale dopo il fallimento ha ovviamente tagliato i finanziamenti al progetto.
Prima di arrivare al modello a cui aspira Facebook, questa società ne ha costruito un altro: il Solara 50, con un'apertura alare di cinquanta metri. Sia sulla superficie, sia sulle ali ci sono oltre tremila celle fotovoltaiche, che possono arrivare a generare fino a 7 kw. Ha un unico motore, ma che produce un'importante efficienza. Offre una copertura di diciotto miglia (quindi potrebbe coprire tutta New York).
Bisogna anche ricordare come qualche mese addietro la notizia di acquisizione di possibili droni era nata anche per Amazon, il quale voleva sfruttarli per spedizioni rapide. L'idea battezzata Prime Air, potrebbe far arrivare a casa di un cliente un pacco in soli trenta minuti. Ovviamente i pacchi non dovrebbero superare i 2,5 kg, ma corrispondono comunque all'86% del totale degli ordini che vengono fatti giornalmente sul portale. Possono volare nell'arco di sedici chilometri e sono gestibili attraverso un computer di bordo. Ovviamente in questo caso c' è anche la difficoltà di organizzare la consegna nelle grandi città, dovendo gestire la caduta del pacco nel luogo esatto e soprattutto evitare che venga a sbattere sulla testa di qualcuno.

(Il drone di Amazon per progetto Prime Air)
Qualora il progetto di Facebook vada a buon fine l'intera società sarebbe acquisita per lavorare esclusivamente al progetto Internet.org. Ovviamente, oltre il lato altruistico dell'operazione, probabilmente ampliare il proprio mercato anche al di fuori dei Paesi sviluppati potrebbe incrementare i suoi interessi, che già lo vedono in cima alla classifica dei social più fruttuosi del mondo.

