Bioplastica dagli scarti vegetali

Plastica è ormai, sempre di più, sinonimo d'inquinamento e di una quantità di rifiuti difficile da smaltire. Solo una minima parte di questa viene riciclata e reintrodotta nel mercato. La restante finisce con l'ammassarsi nelle discariche o, peggio ancora, con l'accumularsi nei fiumi, sulla terraferma e negli oceani. Isole di plastica invadono i nostri mari e riducendosi, dopo un certo periodo di tempo, in pezzetti piccolissimi, vanno a mescolarsi al plancton dei pesci. In molti di essi, infatti, sono stati trovati residui di plastica. La fauna e la flora, dunque, corrono un grande pericolo.

I dati forniti dagli studiosi, inerenti la produzione di questo polimero derivante dal petrolio, sono allarmanti. La popolazione mondiale immette nell'ambiente, ogni anno, 290 milioni di tonnellate di plastica, la cui degradazione avviene dopo un lasso di tempo enorme. Ci vogliono, nello specifico, mille anni per la sua decomposizione. Trovare una soluzione a tale problema, quindi, è quanto mai indispensabile e urgente per la salvaguardia del nostro pianeta.

Un'immagine impressionante di un'isola di plastica(Un'impressionante immagine di un'isola di plastica. Fonte foodasmedicine)

In proposito, un aiuto importante arriva proprio dal nostro paese, ovvero dall'Istituto Italiano di Tecnologia, il quale ha da poco reso noti i risultati di una ricerca volta a realizzare bioplastica riciclabile al 100%. Il team di lavoro, analizzando la situazione odierna, ha rilevato che di contro all'innumerevole quantità di rifiuti in plastica lasciati nel mondo, solo in Europa si producono anche 28 milioni di tonnellate di scarti vegetali. Partendo da un simile incoraggiante presupposto, i ricercatori hanno pensato di sfruttare i suddetti residui per realizzare un nuovo tipo di bioplastica.

Il metodo ideato consente di recuperare e utilizzare in toto questa materia prima, ottenendo una notevole riduzione dell'energia consumata nel processo produttivo, dei materiali e dell'inquinamento. In base ai vegetali usati, ad esempio caffè, prezzemolo e cannella, gli scienziati riescono ad ottenere bioplastiche con peculiarità antiossidanti, antimicrobiche, sterili o, addirittura, in grado di assimilare i metalli pesanti finiti nelle acque.

Bioplastica dagli scarti vegetali(La bioplastica può essere utilizzata in molti ambiti. Fonte ringoffireradio)

I test e le sperimentazioni condotte fino ad ora sono stati incoraggianti e hanno fornito prototipi ottimali. Secondo quanto dichiarato dall'equipe, si potrebbe tranquillamente realizzare della plastica a km zero, impiegando i rifiuti vegetali presenti in loco. Ciò ridurrebbe le immissioni di anidride carbonica nell'atmosfera e consentirebbe di avere a disposizione un prodotto di origine controllata, con la potenzialità di modificare la propria colorazione e il proprio odore in concomitanza al cambio stagionale.

Inoltre, si potrebbero creare confezioni per alimenti in un materiale commestibile o, comunque, facilmente degradabile. Le opportunità offerte da questa innovativa e futuristica bioplastica, quindi, sono numerose, ma attualmente il suo impiego e la sua produzione di massa non sono stati ancora avviati, in quanto resta da superare il problema dei costi elevati.

Bioplastica dagli scarti vegetali(La bioplastica ottenuta dagli scarti vegetali è riciclabile al 100%. Fonte energyfrontier)

La plastica sintetica, tradizionale, ha un valore pari a 1 euro al chilo, mentre quella vegetale di 6 euro. Una differenza notevole ma che non deve scoraggiare la possibilità di utilizzare la bioplastica nel futuro. I vantaggi di un simile prodotto, infatti, sono molti e non trascurabili. Tra di essi, vi è un processo produttivo semplice, che andrebbe a sfruttare gli scarti vegetali rilasciati dalle imprese agricole e alimentari, dando nuova vita e nuove destinazioni a questo genere di rifiuti. Inoltre, le bioplastiche sono adatte per una molteplicità di impieghi, tra i quali la realizzazione di tappetini per il mouse, di fili chirurgici usati per le suture, di ciucci per il biberon e di giocattoli.

L'Istituto Tecnologico Italiano è una delle nostre eccellenze. Con sede a Genova, è stato fondato nel 2003, allo scopo di "promuovere lo sviluppo tecnologico e la formazione avanzata del paese", si legge nel sito internet.  Dunque, si occupa di ricerca in campo scientifico e tecnologico, stimolando lo studio, la diffusione e la condivisione della cultura per un miglioramento della società.

Fonti
Architettura ecosostenibile
Bionotizie
Meteoweb

AutoreDott.ssa Elisabetta Rossi


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