Presto un'app per calcolare il rischio di avere un ictus

Un grande passo in avanti sul fronte della medicina preventiva. Lo definisce così Peter Loewen, docente di Scienze farmaceutiche dell'università della British Columbia, in Canada.

Effettivamente gli sforzi della ricerca in campo medico sono tutti orientati soprattutto sul fronte del contenimento e della prevenzione dei rischi, soprattutto connessi all'insorgere di particolari patologie. Sicuramente quelle che appaiono in maniera improvvisa e con effetti molto spesso assai gravi sono in cima alla lista dei progetti di ricerca, e tra queste non può che esservi l'ictus. Il fattore prevenzione, infatti, dovrebbe iniziare oltre che da un corretto stile di vita, anche con la possibilità di una verifica medica precisa di quelli che sono i fattori di rischio associati.

Ogni soggetto, in relazione a una complessa combinazione di valori, evidenzia particolari fattori che, se studiati e correlati, potrebbero scongiurare l'insorgere del problema. E proprio su quali siano i fattori di rischio collegati a un eventuale evento vascolare che influisca sulla funzionalità cerebrale si sono concentrati gli sforzi dei ricercatori nordamericani.

La ricerca è iniziata con un preciso screening della fascia di popolazione più esposta al rischio ictus.

Lo stesso professor Loewen ha illustrato il punto di partenza del lavoro svolto. "Circa il 15% della popolazione canadese che abbia più di 75 anni svilupperà nel corso dell'invecchiamento la fibrillazione atriale". Questo primo elemento è stato messo in correlazione dal lavoro del gruppo dei farmacologi. La fibrillazione, infatti, rappresenta un importante fattore di rischio per subire un colpo apoplettico.

Da qui, però, la ricerca si è articolata mettendo in correlazione altri fondati fattori di rischio di questa particolare malattia.

Essere soggetti a sbalzi che alzano la pressione, soffrire di diabete piuttosto che di crisi cardiache e avere un'età avanzata sono sicuramente elementi potenzialmente nocivi, che alzano di molto la probabilità di essere colpiti da ictus. Altri fattori che pure incidono e sono stati presi in considerazione sono anche l'aver avuto già un ictus, ma anche una serie di elementi legati al sanguinamento per effetto di particolari terapie.

Il gruppo di lavoro, insomma, ha cercato di inglobare nel suo screening tutto quello che in un organismo umano potrebbe favorire l'attacco ischemico.

Lo scopo del progetto è stato quello di sviluppare un calcolatore che da oggi potrà aiutare medici e persino farmacisti per stimare il rischio di un determinato paziente di avere un ictus.

"Il nostro  calcolatore – spiega Loewen – parte dal complesso dei fattori di rischio considerati, e dopo aver incrociato i dati relativi a un singolo soggetto offre un grado di rischio. Un valore numerico che a quel punto può suggerire anche indicazioni di trattamento, proprio per via del fatto che ognuno dei fattori viene contestualizzato con tutte le altre evidenze del quadro clinico individuale".

Il capo ricercatore del progetto, Peter Loewen
(Peter Loewen ha intuito le potenzialità di un calcolatore studiando i fattori di rischio ictus)

Si tratta, in buona sostanza, di uno strumento che potrà servire anche per predisporre terapie adeguate per arrivare a scongiurare l'avvento avverso.

Il calcolatore di rischio ictus, così com'è stato brevettato, si sta diffondendo nella comunità scientifica specializzata, visto il grado di precisione che è in grado di raggiungere. La prima ad adottarla è stata la comunità dell'American college of cardiology, che ha pure dato un ulteriore impulso alle potenzialità della scoperta.

Seppur ancora in fase di perfezionamento, infatti, il calcolatore di rischio è destinato a diventare un'applicazione per telefoni cellulari e tablet. Una sua versione semplificata e adeguata alle conoscenze di un paziente, infatti, potrà consentire che in futuro sia egli stesso a poter misurare il rischio ictus associato ai fattori di rischio che nel tempo è andato sviluppando.

Autore Stefano Ricci


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