Efficienza energetica dei pannelli solari: soluzione in arrivo dal MIT di Boston
Interessanti novità per quanto riguarda l'efficienza dei pannelli solari arrivano dal Massachusetts Institute of Technology di Boston, negli Stati Uniti d'America, dove gli studi in merito hanno portato oggi ad un'interessante scoperta, attualmente ancora in fase embrionale, che potrebbe notevolmente aumentare il volume di produzione di energia elettrica di ogni singola cella fotovoltaica.
Si tratta in realtà dell'evoluzione di un vecchio studio portato avanti in anni recenti dallo stesso istituto di ricerca volto a trasformare in energia elettrica non soltanto la luce emanata dal sole, ma anche il calore derivato che nei comuni pannelli solari attualmente in commercio non viene assorbito. Tale tipologia di pannello, definito termo fotovoltaico, pur riuscendo ad aumentare notevolmente l'efficienza degli stessi richiede ingombranti concentratori di energia, elemento questo che oltre a sottrarre spazio finisce per renderli anche poco appetibili in termini di praticità e versatilità.
A quanto pare con l'innovazione appena introdotta il problema dovrebbe essere risolto grazie all'adozione di un sistema tutto nuovo, che oltre a garantire versatilità ottimizzando lo spazio è anche in grado di catturare una più ampia gamma di lunghezze d'onda emesse dai raggi solari aumentandone di netto l'efficienza. Se fino ad oggi gli attuali pannelli in commercio catturano all'incirca il 20% dell'energia proveniente dal sole sprecandone inevitabilmente il restante 80%, con i pannelli termo fotovoltaici ad una lunghezza d'onda – quelli sopra descritti che necessitano di concentratori di energia – tale valore aumenta sensibilmente raggiungendo all'incirca il 30%, ma la promessa di efficienza del nuovo metodo di raccolta dell'energia solare potrebbe subissare ogni modello nato da tecnologie precedenti.
Al MIT di Boston è stato infatti sviluppato un particolare cristallo bidimensionale di metallo dielettrico fotonico, che sfruttando un ampio numero di angoli di incidenza si rende in grado di catturare un'ampia gamma di lunghezze d'onda dei raggi solari, rendendosi così capace di raccogliere appieno l'energia emessa dal sole senza richiedere movimenti e posizionamenti accurati seguendo il verso dei raggi, cosa che invece oggi accade con i comuni pannelli diffusi.
Più di un grande punto di forza è individuabile in questa nuova generazione di pannelli fotovoltaici, che oltre a garantire una grande efficienza - non meglio specificata in termini percentuali ma che comunque dovrebbe raggiungere la quasi totalità dell'energia in arrivo dal sole sulla terra - , fornisce positivi effetti collaterali rendendoli più green di quanto non lo siano già di per sé. Questa interessante tecnologia ad alta efficienza permetterà infatti di abbattere drasticamente l'inquinamento legato alla produzione dei pannelli solari, in quanto, pur utilizzando sempre materiali inquinanti per l'ambiente come già accade con i modelli comuni e pur avendo, almeno al momento, un prevedibile ciclo di vita breve, permetterà di ottenere un determinato volume di energia richiedendo un numero di pannelli di gran lunga inferiore rispetto a quanti ne sarebbero necessari se si impiegassero i pannelli di vecchia generazione, comportando quindi un evidente risparmio di spazio senza andare a discapito della produzione.
Pur essendo questa una tecnologia sensazionale sotto più punti di vista, per vedere praticamente all'azione uno di questi pannelli in ambito civile c'è da attendere ancora molto tempo, si tratta di una scoperta giovane e per tanto soggetta a mutamenti, evoluzioni e migliorie nel tempo, e non è difficile immaginare come dalle parti del MIT di Boston i ricercatori si stiano muovendo anche per migliorarne la durata nel tempo, attualmente stimata a 20 anni ma che potrebbe essere doppiata in un futuro visibile all'orizzonte.











