Nuovi studi su celle fotovoltaiche colorate più efficienti arrivano dalle Università europee
Il blu non è più dipinto di blu. Già da qualche anno infatti, a fianco dei classici pannelli fotovoltaici di colore blu, sono presenti in commercio sul mercato particolari tipologie di celle fotovoltaiche colorate, per dare così un tocco cromatico diverso alle classiche installazioni a risparmio energetico. Le celle fotovoltaiche colorate consentono di ottenere un prodotto capace di integrarsi architettonicamente alle strutture ottendo un risultato di produzione energetica verde insieme ad un effetto esteticamente gradevole.
Alcune aziende, come ad esempio la tedesca Sunway Photovoltaic Thecnology, propongono sul mercato moduli fotovoltaici personalizzati in varianti color argento, oro, bronzo e smeraldo, integrabili agli edifici, prodotti in Germania e realizzati con tecnologia a 3 bus bar finalizzata all'aumento dell'efficienza e all'ottimizzazione dell'assorbimento di corrente per una resa energetica ottimale dell'impianto.
Ma, per quanto riguarda il settore delle energie rinnovabili certamente, l'innovazione scientifica non si ferma davvero e continua a produrre scoperte e novità utili a contribuire a continue migliorie e sperimentazioni per soluzioni sempre più innovative e, nello specifico, per il miglioramento delle prestazioni energetiche dei pannelli solari e la possibile riduzione dei costi.
Siamo prevalentemente abituati a sentire questi discorsi provenienti dal continente americano ma anche l'Europa è giunta alle stesse conclusioni. Volete sapere di cosa stiamo parlando? Proseguite allora con la lettura.
La ricerca della Oxford Photovoltaics
Mediamente, le prime celle solari colorate messe in commercio, venivano realizzate mediante un elettrolita liquido, un materiale molto labile. La struttura di queste celle era basata su un anodo fotosensibilizzante immerso in un elettrolita attivo. Le celle quindi venivano sensibilizzate incorporando un solvente in ioduro in grado di convertire oltre il 12% dell'energia solare in energia elettrica.
L'efficienza però, è ben lungi dall'essere ottimale e prevede una limitazione sulla potenza massima che questo sistema può generare a causa di una perdita di energia durante il processo di generazione della carica elettrica.
Nel 2011, la Oxford Photovoltaics, società spin-off dell'Università di Oxford in Inghilterra, sviluppò delle celle solari colorate, integrabili agli edifici, realizzate mediante una tecnologia economica con l'ausilio di un materiale colorante atossico, non corrosivo e, soprattutto, caratterizzate dall'ausilio di un semiconduttore organico dotato di alta stabilità, fattore di grande differenza nei confronti del volubile elettrolita liquido e minimizzante la perdita di tensione nel processo di rigenerazione della tintura.
Questo portò all'ottenimento di un'ampia gamma cromatica fra cui risaltò in particolare il verde, un colore la cui composizione garantiva maggiormente un'efficienza più elevata a riguardo della cattura dell'irraggiamento da parte delle celle solari oltre che ad una previsione di diminuzione dei costi fino addiritura della metà, una percentuale del 50% rispetto al prezzo delle celle colorate in commercio per un'efficienza di conversione dell'energia solare dimostrata ed in percentuale oltre il 10%.
La sperimentazione dell'Università di Turku
Nel 2012, un'ulteriore sperimentazione fu condotta e portata a termine da uno staff di ricercatori afferenti all'Universita' di Turku in Finlandia.
Si tratta di uno studio, pubblicato sulla rivista a carattere scientifico divulgatorio International Journal of Technology, Policy and Management, in materia di particolari sostanze coloranti flessibili, ritenute di interesse come vettori di utilizzo per la raccolta di energia solare. Questa condizione sperimentata, potrebbe condurre all'elaborazione di una funzionale strategia alternativa all'utilizzo dei tradizionali pannelli composti da materiali semiconduttori.
Le celle solari sensibilizzate con il colorante e chiamate DSC–Dye-sensitised solar cells, funzionerebbero in modo maggiormente semplice rispetto ai classici pannelli: le radiazioni luminose andrebbero a colpire uno strato bianco di biossido di titanio e l'energia solare assorbirebbe una massa di elettroni dalle molecole di colorante posto in uno strato di rivestimento interno, generando così la corrente elettrica.
Le celle realizzate con questa tecnologia, diventerebbero in questo modo maggiormente leggere e poco costose rispetto ai fragili e cari pannelli al silicio cristallino.
(Moduli fotovoltaici colorati)
La ricerca internazionale si fa dunque sempre instancabile nel fornire alle generazioni future sistemi a sfruttamento energetico rinnovabile sempre e costantemente più efficienti, tenendo in considerazione anche il risparmio non solo in termini di energia ma economici, per fornire prodotti innovativi e competitiviti sul mercato oltre che considerevoli anche a riguardo della possibilità di personalizzazione secondo il gradimento estetico personale.









