L'Unione europea contro il fotovoltaico
Alcuni enti operanti nel settore del fotovoltaico hanno di recente lanciato delle pesanti accuse nei confronti delle modifiche che hanno visto coinvolti gli aiuti di Stato provenienti dall'Unione Europea. Pare infatti che dietro a quelle che appaiono come delle novità positive si celino in realtà degli innegabili rovesci, che potrebbero ripercuotersi da qui a breve sul mercato delle energie rinnovabili. Tra gli effetti più evidenti potrebbero figurare il rallentamento del declino del costo del fotovoltaico, l'ostacolo alle tecnologie emergenti, nonché la minaccia al sostegno di progetti su piccola scala.
Tali critiche hanno trovato voce fra le righe di una lettera recapitata il mese scorso a Joaquìn Almunia, vicepresidente della Commissione europea e commissario responsabile per la concorrenza: sembra infatti che il gruppo degli inquirenti si sia fatto portatore di una voce al momento assai diffusa tra gli Stati membri dell'Unione europea, in base alla quale sembra che le modifiche che presto coinvolgeranno gli aiuti di Stato, pubblicate nel mese di dicembre, costituiscano una potenziale minaccia allo sviluppo del settore delle rinnovabili.

Un passo della lettera recita le seguenti parole:
"Noi, 28 associazioni di categoria che rappresentiamo il settore fotovoltaico (PV) di tutta l'Unione europea, siamo profondamente preoccupati che le proposte ambientali e gli orientamenti sugli aiuti di Stato riguardo all'energia (EEAG) recentemente presentati dalla Commissione europea rischiano di ostacolare il rapporto costo/sviluppo e il successo dell'efficace elettricità che deriva dal fotovoltaico e le altre tecnologie rinnovabili in tutta Europa"
Come appare chiaro dalle parole appena citate, il gruppo degli enti coinvolti nella stesura del documento si dimostra alquanto preoccupato nei confronti della cosiddetta distinzione tra le tecnologie schierate e quelle che invece non si sono ancora schierate, fattore che potrebbe portare col passare del tempo al delinearsi di un paesaggio irregolare e discontinuo negli investimenti da parte dei Paesi membri e non solo. L'obbligo di prendere necessariamente parte ad un'asta porterebbe infatti ad una vera e propria prevaricazione delle tecnologie più consolidate su quelle alternative. Ciò contribuirà di conseguenza a rendere sempre più difficile per il solare proseguire con la propria riduzione dei costi. Per non parlare della preoccupazione che va ormai diffondendosi nei confronti dei piccoli progetti, che difficilmente potranno essere ammessi all'asta.
La lettera inviata al commissario europeo prosegue con le seguenti parole:
"Vogliamo anche mettere in evidenza le specificità di produzione su piccola scala, per la quale non possono essere previsti meccanismi di mercato quali le procedure di vendita all'asta. Gli aiuti sotto forma di tariffe feed-in dovrebbero quindi continuare a beneficiare le piccole installazioni e progetti di cooperative per tutte le tecnologie al di sotto la soglia di 5 MW"
Tutto ciò non costituisce un espediente del tutto nuovo. Pare infatti che la lettera non sia altro che una manifestazione di una preoccupazione precedentemente espressa dalla European Photovoltaic Industry Association (EPIA), andata poi espandendosi sino ad assumere le dimensioni del documento in questione. Tra i suoi firmatari figurano attualmente la società BSW (Bundesverband Solar Wirtschaft) della Germania, la UNEF (Unión Española Fotovoltaica) di Spagna e la GIFI (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane) dall'Italia.













