Pannelli solari made in China: l'UE cambia registro

Un dazio del 48% medio sui pannelli solari importati dalla Cina. È quanto ha stabilito la Commissione europea, l'esecutivo dell'UE, al termine di due inchieste condotte nei confronti della commercializzazione dei prodotti made in China.

I dazi arrivano dopo l'ok del Consiglio europeo, e dureranno per un biennio a partire da questo mese. Si tratta di dazi con funzione antidumping e anti-sussidi, che arrivano come proposta amichevole da parte dell'Unione, incontrando il favore del 75% degli importatori.

Un fenomeno tutto figlio del boom che sta facendo registrare in Cina la produzione di pannelli solari. Sostenuto da sussidi e sovvenzioni governative oltre che, per l'appunto, dalle vendite sottocosto, la produzione cinese è spinta in maniera impressionante.

Basti pensare, infatti, che se nel 2009 la capacità di produzione in Cina era solo di 6,5 GW, oggi è pari a 55 GW, ossia da solo l'equivalente del 150% dell'intera domanda globale, o ancora, detto in altri termini, 27 GW in più di quanto il mercato mondiale possa assorbire.

Il 75% degli importatori, dunque, ha accettato l'intesa amichevole proposta, con la fissazione da parte dell'Unione di un prezzo minimo per i pannelli cinesi venduti in territorio europeo.

Le polemiche intorno a quest'accordo, però, non mancano. Il prezzo minimo, infatti, non è stato rivelato, ma secondo l'associazione di produttori europei di pannelli sarebbe di 56 eurocentesimi per modulo.

Tutti gli importatori cinesi che rispettino questa soglia di prezzo non dovranno pagare nulla. Ma per i produttori europei si tratta di un prezzo troppo basso, "Persino più basso del costo reale necessario in Cina per la fabbricazione dei moduli", ha dichiarato Milan Nitzschke, presidente di EU Prosun.

Milan Nitzschke difende le ragioni dei produttori europei annunciando un ricorso a Strasburgo
(Milan Nitzschke difende le ragioni dei produttori europei annunciando un ricorso a Strasburgo)

Per questo, i produttori europei hanno inoltrato un ricorso alla Corte europea di Giustizia contro quello che definiscono un accordo illegale.

"Ci aspettiamo – ha detto ancora Nitzschke – che la Corte stabilisca che il prezzo sia effettivamente troppo basso, e che dunque il prezzo minimo sia senza effetto".

Secondo le stime europee, il 25% degli importatori cinesi non ha aderito all'accordo, ed è costituito da coloro che non hanno collaborato anche durante le fasi di accertamento delle pratiche scorrette. Le società che hanno cooperato, qualora il prezzo minimo non dovesse essere rispettato, pagheranno dazi antidumping che oscilleranno dal 27,3% al 64,9%, oppure dazi anti-sussidi che varieranno dal 3,5% all'11,5%. Le società che invece non hanno cooperato pagheranno dazi antidumping del 53,4% e dazi anti-sussidi dell'11,5%.

I dazi, è stato spiegato, colpiranno in particolare i componenti ad alta tecnologia dei pannelli: le cellule e i wafer, ovvero le piastre di cristalli di silicio su cui vengono realizzati i circuiti integrati.

Nei mesi scorsi, sempre la Commissione europea aveva calcolato che il prezzo dei pannelli solari cinesi, spinto da queste pratiche, era in Europa dell'88% in media rispetto a quello al quale avrebbero dovuto essere venduti. Un dumping, ovvero la vendita di un prodotto su un mercato estero a prezzi spesso inferiori anche a quelli di produzione, che ha spinto i produttori cinesi ad acquisire negli ultimi due anni l'80% del mercato europeo, con l'industria dei ventisette paesi membri che ormai copre solo il 13% delle vendite intracomunitarie.

Autore Stefano Ricci


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