Il settore green non sente la crisi: dalle aziende verdi nuovi posti di lavoro

Le aziende verdi assumono e non sentono la crisi. Insomma, le nuove tendenze del futuro sono chiare: l'economia che ancora funziona è quella che investe nella sostenibilità, che produce green, che rispetta l'ambiente. E' un cambio di tendenza epocale quello segnalato nel rapporto GreenItaly 2013, stilato da Unioncamere e Fondazione Symbola e presentato a Milano presso la sede di Expo 2015. Una fotografia che immortala tre milioni di green jobs e 328.000 aziende italiane (il 22% del totale) che dal 2008 ad oggi hanno investito (o sono in procinto di farlo) in tecnologie green, al fine di ridurre l'impatto ambientale e di risparmiare sulla bolletta energetica. Insomma, dalle tecnologie green quest'anno arriverà il 38% di tutte le assunzioni programmate nell'industria e nei servizi: ben 216.500 su 563.400. 

Il mondo su una foglia

Entrando nel dettaglio del rapporto, emerge che la diffusione della green economy si manifesta non solo attraverso eco-investimenti, quindi, ma anche nella scelta di puntare su professionalità green. Dall'analisi emerge che gli occupati in green jobs in senso stretto sono quasi 3 milioni e 100mila (3.056,3 mila), corrispondenti al 13,3% dell'occupazione complessiva nazionale. "Accanto a questi possiamo stimare altri 3 milioni e 700 mila figure attivabili dalla green economy: occupati la cui professione non ricade nel recinto dei green jobs, ma che sono o - magari attraverso formazione o esperienze specifiche – potranno essere impiegati in imprese e filiere green" si legge nel rapporto GreenItaly.

Per quanto riguarda l'effettivo peso del green job all'interno della domanda di lavoro, il rapporto rileva che nel 2013, sono quasi 52mila le assunzioni di green jobs (sia non stagionali che stagionali) previste dalle imprese dell'industria e dei servizi con dipendenti (9,2% del totale). Mentre sono 81mila le assunzioni di figure attivabili dalla green economy (14,4%).
Un'importante conferma dell'interesse delle imprese verso queste nuove professionalità è data dalla crescita della quota di assunzioni di green jobs in senso stretto sul totale delle assunzioni (con riferimento a quelle non stagionali), "che nel 2013 tocca il suo massimo, pari al 12,7%, da ben cinque anni a questa parte, evidenziando come proprio nel 2010, in presenza di un rimbalzo del ciclo economico, ci sia stata una maggiore attenzione (quanto meno in termini relativi) verso tali professionalità, visto che l'incidenza delle assunzioni di green jobs in senso stretto passa dal 10,9% del 2009 al 12,2% del 2010" si legge ancora nel rapporto. "Da rilevare, infine, che la quota di figure attivabili dal green cresce di oltre mezzo punto percentuale tra il 2012 e il 2013 (dal 14,1 al 14,7%)".
Per quanto, quindi, la crisi economica sia così grave da colpire tutti i profili professionali, le imprese italiane puntano a salvaguardare maggiormente quelli legati al mondo della green economy, in quanto sono i soggetti maggiormente capaci di dare slancio all'attività.

Secondo Symbola e Unioncamere, quindi, la green economy rappresenta, in Italia, la parte propulsiva dell'economia, tanto che anche negli anni più neri della crisi le imprese hanno continuato a crederci. Come si legge nel rapporto, chi investe green è più forte all'estero: "il 42% delle imprese manifatturiere che fanno eco-investimenti esporta i propri prodotti, contro il 25,4% di quelle che non lo fanno".

Del resto fare green economy significa fare innovazione, come dimostrano i dati: il 30,4% delle imprese del manifatturiero che investono in eco-efficienza ha effettuato innovazioni di prodotto o di servizi, contro il 16,8% delle imprese non investitrici.

Quello della Green economy è un modello economico che premia chi investe su conoscenze, nuove tecnologie, capitale umano, innovazione rispetto a chi compete sul costo del lavoro e sui diritti. "Un paradigma produttivo che sembra cucito su misura per un paese come il nostro, a corto di tutte le materie tranne che di creatività, intelligenza e bellezza" scrivono Ferruccio Dardanello ed Ermete Realacci, presidenti rispettivamente di Unioncamere e di Symbola, nella prefazione del rapporto.

"A questo tracciante verde dell'Italia migliore deve guardare con più curiosità e attenzione anche la politica quando ragiona di sviluppo e rilancio" concludono i presidenti. "E non può non farlo Expo 2015: che, partendo dalle fila dell'agroalimentare e dipanandole lungo la filiera e i territori, rappresenterà una straordinaria occasione di rilancio del complesso del sistema paese, che in questa green economy ha la sua avanguardia. Da questi successi, da queste storie e da queste energie dobbiamo ripartire per recuperare coraggio e fiducia. Per nutrire, con i talenti del presente, il nostro futuro".

Autore Laura Bosio


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