Il fotovoltaico trova applicazione nel Corpo dei Marines

Al giorno d'oggi pare che le persone sentano sempre più il bisogno di avere costantemente con sé un apparecchio che consenta loro di mantenersi costantemente in contatto col resto del mondo. Un fattore per nulla inconsueto nell'era della digitalizzazione all'interno della quale attualmente viviamo. Tuttavia tale bisogno appare continuamente in contrasto con un grosso limite, ovvero la necessità di mantenere costantemente in attività tali apparecchiature, per nulla semplice considerata la durata ridotta della loro autonomia. Tale fattore, relativamente banale nella vita quotidiana, può divenire alquanto problematico se applicato a determinati contesti lavorativi.

È sufficiente pensare alle truppe militari che si trovano costrette a dover trascorrere periodi di tempo relativamente lunghi in aree remote e prive di elettricità. Ciò può essere parzialmente risolto mediante il trasporto di batterie aggiuntive, che tuttavia presentano un lato negativo, ovvero il peso notevole che esse aggiungono al bagaglio dei soldati. Per non parlare della loro dipendenza da generatori utilizzati per il ripristino della loro autonomia, generatori che tra le altre cose necessitano di un costante rifornimento di carburante.

Al fine di risolvere tale problema, l'Office of Naval Research (ONR) ha recentemente messo a punto un prototipo denominato Marine Austere Patrolling System (MAPS), il quale non contribuirà soltanto ad una riduzione del peso del bagaglio, ma permetterà anche di far affidamento su un rifornimento totalmente autonomo e continuo di energia, fondamentale per l'alimentazione delle varie apparecchiature elettroniche che compongono l'equipaggiamento di un Marine.

Immagine del prototipo realizzato dall'Office of Naval Research

In base a quanto è stato recentemente comunicato dal capitano Frank Furman, program manager della logistica per ONR's Expeditionary Maneuver Warfare and Combating Terrorism Department, il Corpo dei Marines si serve attualmente di due differenti tipologie di batteria primaria, una al litio ricaricabile e una non ricaricabile, entrambe caratterizzate dalle dimensioni e dal peso di un mattone. Oltre alle batterie in questione, l'equipaggiamento dei Marines si compone di tutta una serie di attrezzature, ciascuna delle quali necessita di una propria batteria. Per esempio, i Marines che vanno in missione per un periodo complessivo di 24 ore portano con sé ben otto batterie, nonostante quelle necessarie siano soltanto quattro. Se da un lato ciò permette di coprire eventuali margini di errore, dall'altro appesantisce notevolmente il bagaglio in dotazione, con le difficoltà che tale scomodità può potenzialmente arrecare nel corso della missione. Per questo motivo alcuni Marines hanno deciso di sostituire le batterie attualmente in dotazione con una singola batteria centrale, la cui autonomia potrebbe essere facilmente ripristinata mediante l'ausilio di un singolo pannello, caratterizzato dalle dimensioni di un foglio di carta. Sviluppato dal Naval Research Laboratory, il pannello in questione oltre che essere dotato di una batteria più flessibile, sarà in grado di offrire prestazioni simili a quelle del vecchio supporto, con l'aggiunta di due importanti novità: peso e dimensioni, oltre ad un aspetto più ergonomico, saranno notevolmente ridotti.

Il prototipo in questione è stato poi adoperato in via del tutto sperimentale dal 1° battaglione del 5° reggimento operante nei pressi del Mountain Warfare Training Center, ottenendo un giudizio più che positivo, in particolar modo nel momento in cui i Marines forniti di MAPS si sono rivelati gli unici le cui radio erano ancora in grado di funzionare dopo 24 ore di attività.

Marines durante le esercitazioni con il MAPS

Nonostante il programma MAPS continui ad essere sottoposto a frequenti test sul campo, il Naval Research Laboratory mantiene immutate le proprie posizioni, fermamente convinto che il fotovoltaico rappresenti senza ombra di dubbio una mossa vincente.

AutoreGiuseppe Reginali


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