Il fotovoltaico che piace alla natura

Chi opta per il fotovoltaico fa una scelta intelligente, non soltanto per sé stesso, ma per l'intera comunità nella quale egli vive. Gli impianti fotovoltaici non inquinano né dal punto di vista termico (le temperature in genere non oltrepassano i 60°C), né tantomeno da quello acustico (gli impianti non producono alcun tipo di rumore durante il loro funzionamento), in quanto l'energia prodotta deriva da una semplice conversione fisica della luce solare in energia termica e in seguito elettrica.

Non bastasse ciò, la fonte fotovoltaica è l'unica che attualmente non necessita di alcun tipo di organo in movimento, di circolazione di fluidi a temperature elevate o in pressione, fattore che costituisce uno dei principali punti di forza degli impianti di ultima generazione, in grado di garantire sempre e comunque la sicurezza dell'ambiente.

Tuttavia non bisogna scordare quello che è il principale vantaggio di un impianto fotovoltaico, ovvero la totale assenza di immissione nell'aria di sostanze potenzialmente inquinanti quali COx (gas serra), NOx (smog fotochimico) e SOx (piogge acide). Ciò è reso possibile ancora una volta grazie al mancato utilizzo di fonti energetiche di origine fossile, quali il petrolio e il carbone, diffusamente riconosciute come le principali cause dell'attuale degrado dell'atmosfera terrestre.

Il fotovoltaico, una fonte nature friendly

Persino durante la fase di produzione l'impatto ambientale si riduce al minimo, grazie al ricorso a specifiche precauzioni che tra le altre mirano a preservare la salute di coloro che personalmente si occupano della costruzione di pannelli solari. Lo stesso vale per la fase di smaltimento. La vita media di un pannello solare, che si aggira attorno ai 30 anni, va ben oltre quella di qualsiasi bene immobile di consumo o di investimento. Al termine del suo ciclo  il pannello si trasforma in un rifiuto speciale, identificato con l'acronimo RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche).

Oltre a rame, piombo, gallio, selenio, indio,  cadmio e tellurio, ciascun modulo si compone di alcuni materiali facilmente riciclabili e riutilizzabili. A tal riguardo diversi paesi europei si sono recentemente attivati al fine di promuovere il finanziamento di aziende specializzate nel recupero dei materiali provenienti dai pannelli solari, in modo che l'impatto ambientale si mantenga vicino allo zero, a partire dalla produzione sino al loro smaltimento al termine del loro ciclo di vita. A ciò aggiunge una crescente tendenza all'utilizzo di materiali ricondizionabili a discapito di quelli tradizionali, i quali nel corso dei prossimi anni potrebbero essere rimpiazzati totalmente da quelli eco friendly.

Emblema di tale rivoluzione in atto è la PV Cycle, un'associazione europea nata dalla collaborazione fra diversi produttori di moduli fotovoltaici, volta ad assicurare lo smaltimento dei pannelli danneggiati e il recupero di quelli esausti presso i centri che sono stati di recente allestiti su gran parte del territorio europeo. Tra i principali materiali riutilizzati figurano il vetro, l'alluminio e il silicio. A ciò si aggiunge il ricorso al cosiddetto circolo double green, che oltre all'utilizzo della luce del sole per la produzione di energia, prevede il riutilizzo di materiali altrimenti destinati a diventare rifiuti.

AutoreGiuseppe Reginali


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